Vice City Stories (di Instagram)
Riflessioni su GTA VI, i giochini fisici e la società dell'immagine
Ormai è più importante farsi il selfie con la custodia del giochino in mano che il giochino contenuto nella custodia.
Lo dimostrano un miliardo di revenue in una settimana di preordini di un giochino di cui ancora non s’è visto mezzo gameplay.
Come avrai capito dall’intro, o dal per nulla didascalico sottotitolo della newsletter, l’argomento è Grand Theft Auto. Ma si parte da lì, o meglio, Sintoni parte da lì, per fare la solita supercazzola che collega puntini che la gente normale non penserebbe mai di collegare.
Non ammorbo il cazzo oltre.
✊Life in plastic, it's fantastic | segamentale
di Richard “Amaterasu” Sintoni
A memoria non ricordo di aver esplorato una mappa tanto quanto quella di Vice City.
La “vecchia” Vice City, quella del 2002 che richiamava così tanto le vibes della Miami di Tony Montana in Scarface. Che poi le citazioni penso non ci sia nemmeno bisogno di spiegarle: Tommy Vercetti era un Montana che ce l’aveva fatta prima di imbottirsi di cocaina, e il resto del cast faceva da cornice.
Quella città con me ha funzionato proprio per la sua atmosfera così rock anni ‘80, colorata, vivida e fatta di eccessi, anche se non mancava il ghetto di Little Haiti a ricordarti che, in fondo, ogni sfarzo è solo una cazzo di vetrina per turisti che staresti a fissare per ore pur di dimenticare cosa c’è dietro la tendina rossa dell’espositore.
Quella vetrina la vedevi sin dal case del CD. Un tripudio di colori, che se affiancata a quella di San Andreas o di GTA IV pare quasi una serie differente, e che si riflette pure sui temi dei giochi a dirla tutta.
Ed è di vetrine che c’ho voglia di parlare oggi. Di queste, e di code alla cassa. Ironico, per uno che passa 38 ore a settimana in un supermercato.
GTA VI sarà probabilmente l’evento del decennio. Dubito ci sarà nel breve periodo qualcosa di più potente nel mondo dei giochini, almeno finché non diranno “stiamo lavorando al VII”. Ne ho sentito parlare pure da persone che penso non abbiano mai preso un pad in mano nella loro vita, alcune che c’hanno pure la mezza fantasia di comprarsi una console proprio per giocarci (auguri coi prezzi) da quanto quei trailer di plastica e le news a corredo hanno fatto presa. Trailer di plastica proprio perché di gameplay non s’è visto manco mezzo secondo, e anche se al momento non esiste un CD col gioco perché Rockstar ha fatto la mossa-Sony prima che Sony la inventasse, il tasto preorder è stato più che sfondato.
Non si sa quante copie siano state già vendute, al momento della stesura di sto papiro Rockstar e Take-Two non hanno ancora rilasciato nessun dato ufficiale. Tuttavia secondo le stime degli analisti di Wall Street GTA VI avrebbe generato qualcosa come un miliardo di dollari nella sola prima ora di preorder.
Ma ‘sta roba era più che prevedibile.
Tralasciando per un secondo tutti i discorsi etici su che cazzo ha fatto Rockstar in questi anni tra crunch, licenziamenti e lo schifo del cut content venduto a parte sotto la voce “Ultimate Edition”, io posso pure capire chi al mattino ha acceso la console e s’è fatto il preorder. Ti togli il cazzo di pensiero, basta che ti ricordi di accendere la console qualche giorno prima del d1 per scaricare tutto. Via il dente, via il dolore. C’hai pure qualche stronzata in più che vaffanculo, per 80 banane non le butti via.
Preferisci GTA VI o un ambiente di lavoro sano?
E insomma è venuto fuori che giocare a GTA non ti rende una persona orribile, ma pubblicarlo evidentemente sì.
Ma quello che mi ha lasciato davvero senza parole è stato loggare i social e vedere la gente in coda nei vari store per comprare l’edizione “fisica”.
In quel momento ho davvero pensato che sì, il mondo è davvero fottuto.
Perché se davvero c’è stata tutta sta gente in coda per comprarsi una confezione vuota che nella migliore delle ipotesi conterrà oltre a un codice di download una mappa e qualche sticker che resteranno inevitabilmente inutilizzati (perché sia mai che si rovinino attaccandoli da qualche parte), vuol dire che il mondo di plastica di GTA ha davvero vinto.
Quel lusso ostentato dalle luci della vida loca tra lustrini, auto sportive e selfie che, cazzo, apri i tuoi social ed è la stessa identica merda che vedrai sul profilo Instagram del primo fuffaguru con residenza a Dubai che ti capita a tiro.
È tutto ridotto lì, ad un case di plastica rosa da flexare nelle stories tra il 12 e il 19 novembre, prima di tornare a Vice City.
E forse in altre circostanze ci sarei tornato anche io perché quella città l’ho amata da morire anche io, e mi piacerebbe vedere com’è cambiata in questi quasi 25 anni.
Ma a che prezzo?
Quello di cedere un’altra volta al richiamo delle apparenze, che di sostanza non s’è ancora vista una sega. Solo un pezzo di plastica, esposto nell’ennesima vetrina in un mondo che ti fa vedere solo quello che serve per farti strisciare la carta di credito.
E che se si mette d’impegno,
ci riesce pure a notte fonda.
🎙PlayStation ha deciso che i dischi te li puoi dare nel culo | Checkpoint
Chi ne ha fatto una questione di “fisico vs digitale” è un coglione.
Sony che fa detonare il supporto fisico si traduce in Sony che ti sta dicendo che se vuoi comprare i giochini per PS5 devi comprarli da lei.
Fanno loro il prezzo, decidono loro quando vanno in sconto, decidono loro le condizioni a cui puoi accedere a roba che paghi 80 fottuti euro e stai sicuro che continuerai a pagare tanto quanto anche adesso che risparmiamo sulla logistica e sul trasporto.
La questione non è “fisico vs digitale”. Sono i monopoli.
Quindi ascoltati il Checkpoint
⛪Patreon & opere di bene
Se ti sono piaciute le stronzate che hai letto qui sopra, sappi che su Instagram, Tiktok e YouTube ne esce una quasi ogni giorno.
Se ti balla la fresca in tasca, c’è Patreon. Se devi pagare qualcuno, paga chi non ti prende per il culo.
A proposito di Sintoni, il ragazzo s’è sbattuto un sacco negli scorsi giorni per fare in modo che Gameromancer non si fermi manco quando si ferma La Voce della Ribellione — non la newsletter, ma io che vado a mettere le palle ammollo in acqua (goditi l’immagine). Io l’ho già ringraziato. Ma scrivo queste ultime righe perché dovresti farlo anche tu, perché t’avesse lasciato nelle mani di Scibetta, Igno, Calzati e Alteri saresti stato condannato ad un estate dove ti puoi leggere giusto Final Round.
Cose che non augurerei manco al mio peggior nemico.
E un grazie normale, per la seconda settimana di fila, pure a Pietro Riparbelli che ha revisionato questa roba. Ma solo perché uscendo pochi giochini sto giocando pochi giochini e e non ci sono giochini in cui inserirlo a cazzo di cane qui nell’outro.


