Sul boicottaggio dei giochini
Non ci sono soluzioni semplici. E manco scelte semplici. Ed è impossibile rimanere coerenti.
Chiunque creda a soluzioni semplici per problemi complessi è un mona.
Chiunque proponga soluzioni semplici per problemi complessi è un truffatore.
La settimana scorsa Andrea “IncidenteDiplomatico” Scibetta ha giocato Mixtape e si è preso male per la polemica attorno al giochino. Non quella sul 10 di IGN. Manco quella sul fatto che non sia davvero un videogioco – “definisci giochino” (questa farà più ridere quando avrai chiaro il contesto).
Quella sul fatto che Annapurna prende soldi da Oracle e Oracle ha una lunghissima storia di finanziamenti allo Stato illegittimo di Israele.
Ne è partita una discussione (prima interna quando Scib ci ha proposto un contenuto, poi esterna quando il contenuto è uscito nella scorsa newsletter e poi anche in versione Amanda Reel) che nel suo complesso è stata molto fica. Ma che ha anche sollevato alcune over-semplificazioni su cui penso sia il caso di spendersi.
Oggi vorrei spiegare quali sono le differenze tra il caso di Mixtape e il boicottaggio con cui apparentemente misuriamo tutti gli altri boicottaggi, cioè quello tentato con Hogwarts Legacy. Non per delegittimare il boicottaggio di Mixtape, ma perché è giusto che nell’ottica di un consumo più consapevole dei giochini si metta sul tavolo tutto.
Continuo a non essere nessuno per dirti cosa fare dei tuoi soldi. Anche perché se no nuoteremmo nelle donazioni su Patreon. Ma penso di essere qualcuno quando si parla di abbracciare la complessità del dialogo sui massimi sistemi dei giochini.
✊Mixtape Legacy | segamentale
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
La differenza più importante tra il caso Mixtape e quello Hogwarts Legacy è che J. K. Rowling guadagna in modo diretto dal giochino dei maghetti, e sappiamo per certo che poi utilizza quei soldi per finanziare organizzazioni che vanno contro i diritti umani. Perché sì, i diritti delle persone trans sono diritti umani, e se non ti piace quest’idea a me non piace l’idea che tu ti definisca umano a tua volta.
I soldi che guadagna Annapurna invece non vengono usati per finanziare attivamente Israele – o quantomeno, non c’è una prova di questo. Annapurna viene usata dalla famiglia Ellison per lavare la loro immagine pubblica. Fa comunque schifo, ma comprando un giochino di Annapurna non stai finanziando Israele, stai al massimo contribuendo a un’operazione di washing – ammesso e non concesso che lasciamo gli Ellison liberi di fare i cazzi loro.
In seconda battuta, Warner Bros. possiede i diritti per sfruttare il Wizarding World al cinema, sui servizi di streaming e nei giochini. E nel caso di Hogwarts Legacy possiede anche il team di sviluppo che c’ha lavorato, cioè Avalanche Software. Questo è importante quando viene sollevato l’argomento “pensa agli sviluppatori”, che all’epoca dell’uscita di Hogwarts Legacy è stato uno dei fantocci con cui si è provato a squalificare il boicottaggio del gioco dal punto di vista morale.
Sappiamo per certo che Warner Bros. non si fa problemi a chiudere un team di sviluppo a dispetto di quali siano le sue performance commerciali.
Monolith Productions ha cagato fuori due titoli che oltre a vendere in modo ragguardevole (L’Ombra di Mordor e L’Ombra della Guerra) un sacco di gente ricorda ancora per il Nemesis System. Che io ricordo ancora per il Nemesis System, una roba che Warner considera un asset abbastanza importante da metterlo sotto brevetto.
Le conseguenze dei brevetti nell'industria dei videogiochi
Sono semplicemente dell’idea che i brevetti nei videogiochi ci abbiano scopato e ci stiano scopando il culo senza manco usare la vasellina.
Monolith è stata chiusa malissimo nel nanosecondo in cui Warner ha deciso di cancellare il gioco su Wonder Woman che stavano sviluppando. E a dirla tutta non è andata molto meglio manco a Rocksteady, gli autori della serie Batman Arkham, messi ai lavori forzati su un GaaS che poi è morto malissimo (Suicide Squad: Kill the Justice League) e poi spariti. Spariti al punto che pur essendo indicati come co-sviluppatori nei crediti di LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro il loro nome si trova solo lì dentro, nei credits skippabili di un giochino che non leggerà mai nessuno. La destra direbbe Cancel Culture. Io dico irriconoscenza.
Possiamo pensare agli sviluppatori quanto ci pare, ma quando la casa madre decide di chiuderli c’è un cazzo che possiamo fare. Fuori da Warner l’abbiamo visto pure con PlayStation, manco troppo tempo fa.
Annapurna invece non possiede né i team né le Proprietà Intellettuali della roba su cui fa publishing. Mette i soldi per realizzare il gioco e poi fa la mezza con lo sviluppatore sui ricavi, lasciando poi libero quest’ultimo di cercare finanziamenti altrove qualora decida di non pubblicare altri suoi giochini. È quello che è successo ad Ivy Road dopo Wanderstop, il cui insuccesso commerciale ha pregiudicato la possibilità di trovare qualcuno disposto a pagare lo sviluppo di Engine Angel. E ha portato alla chiusura di Ivy Road a marzo.
Io sono una vedova di Ivy Road. Mi sono incazzato a morte per la loro chiusura, che ritengo immeritata visto che Wanderstop è forse l’unico cozy game davvero cozy – che incidentalmente è anche il motivo per cui l’abbiamo giocato in 4. Non dico questo perché “se boicotti Mixtape poi Beethoven and Dinosaur chiude e Gesù si mette a piangere”, lo dico perché è giusto essere consapevoli delle possibili conseguenze. Lato Warner comprando il gioco non hai la certezza che Avalanche non venga chiusa. Lato Annapurna sei ragionevolmente sicuro che un flop commerciale potrebbe impedire al team di fare dell’altro. Questo non rende il boicottaggio meno legittimo (mica stiamo parlando di Israele).
Non si possono fare le rivoluzioni senza morti. È un’idea disgustosa, ma la realtà se ne fotte del disgusto che possiamo provare davanti all’evidenza dei fatti.
È importante però essere coscienti del prezzo di sangue delle nostre decisioni. Da una parte e dall’altra, perché resta comunque assolutamente vero che dando dei soldi ad Annapurna permetti a Megan Ellison di pubblicare altri Outer Wilds, altri Neon White, altri What Remains of Edith Finch e rifarsi una verginità agli occhi di tanta gente.
Quello del capitalismo è un gioco da cui non si può uscire puliti. Oltre a questo, ci possono essere rinunce che non siamo disposti a fare, anche per motivi schifosamente egoistici perché la vita è già abbastanza una merda anche senza privarci di quelle cose.
La cosa che accomuna i casi Mixtape e Hogwarts Legacy è che tanto Annapurna quanto Warner monetizzano sulla nostra voglia di giocare. Possiamo escluderli da questo discorso. Esiste la pirateria. Se si vuole rimanere nel legale, nel caso di Hogwarts Legacy c’è il mercato dell’usato – una delle battaglie che dovremmo combattere in un mercato che è ormai 90% digital delivery è avere l’usato anche nel digitale. C’è la possibilità di farsi prestare il gioco o di condividere la propria libreria di Steam, facendo fino a 5 copie vendute di Mixtape in meno.
Il nemico (in questo caso) è la famiglia Ellison. Non chi decide di giocare i giochi Annapurna. Quantomeno finché non viene a dirti “che palle” e vuole ridurti al silenzio quando parli di come Larry Ellison sia un sionista del cazzo.
Abbiamo dimenticato lo Z-targeting
Lo Z-targeting permette di bloccare la visuale in modo da colpire sempre il bersaglio giusto. È da un po’ di mesi che sto riflettendo su come la mia generazione, quella dei millennials, abbia dimenticato questo concetto.
🎙ICE COMBAT | podcast
I giochini hanno sempre combattuto il potere. Scoprilo nell'ultimo delirante episodio del podcast videoludicamente scorretto.
⛪Patreon & opere di bene
Se ti sono piaciute le stronzate che hai letto qui sopra, sappi che su Instagram, Tiktok e YouTube ne esce una quasi ogni giorno.
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🧂Ma in tutto questo, ‘sto Mixtape com’è? | altro sale
di Igno
Questo pezzo si chiama “Non capite un cazzo del medium che dite di adorare, miserabili poser mangiamerda che cercano solo di schiacciare più click possibili mentre state con il mignolino alzato”.
OK il titolo è provvisorio, ci devo lavorare.
Mixtape nelle sue 3 ore e qualcosa ti offre piccoli momenti in cui anziché saltare alla “traccia successiva” puoi restare ad assaporare il momento. Ho passato un quarto d’ora a cercare il lancio perfetto di un sasso sul pelo dell’acqua, ho finto di essere un dinosauro mentre calpestavo un gigantesco diorama e mi sono messo a ruggire ad alta voce senza davvero nessun cazzo di motivo.
“Perché sei un cretino”.
Sì vabbè, ditemi qualcosa che non so.
Mi piace giocare solo per il gusto di farlo. Niente punteggi, niente numerini, niente trofei da guadagnare.
E soprattutto Mixtape nel tempo di una musicassetta mostra più padronanza del medium del 90% delle corpo-stronzate che ci ingoiamo costantemente solo perché possiamo continuare a scoparcele per 100 ore di fila, poco importa che già dopo il tutorial diventi necrofilia.
Se tra una marketta e l’altra trovi il tempo di spendere due parole su questa roba però, fallo per favore.
Sempre che tu sia ancora in grado di ascoltare. Sempre che tu abbia davvero mai imparato a giocare.
Ci vediamo domani.
Il nostro problema è che come specie abbiamo la propensione a mandarla in caciara.
Pensiamo di avere l’autorità morale che ci permette di giudicare i compromessi che fanno le altre persone, salvo poi ricorrere a ginnastiche mentali folli per giustificare i nostri. Tutto questo poi trasforma queste questioni in guerre di purezze tra poracci, mentre i miliardari si godono i weekend nelle Isole di Epstein e si scambiano email su come usare i videogiochi per “indottrinarci all’economia”.
Io una soluzione non ce l’ho. L’ho detto all’inizio, chi propone soluzioni semplici a problemi così complessi è un truffatore. Non vuol dire che non continuerò a cercarle.
Per farlo però è importante abbracciare la complessità. E a volte per farlo devi fare un po’ come Igno, che va ai cortei pro-Pal e poi s’è giocato Mixtape perché voleva toccare con mano il giochino per capire se c’era sionismo in-game, o banalmente perché gli andava di farlo.
E ora vieni a darmi del democristiano nei commenti,
inviando i tuoi messaggi di merda da iPhone.
Subito dopo gli ultimi giorni di scuola superiore, Pietro Riparbelli, un'aspirante newsletter supervisor, organizza un volo per New York City per avere una chance con il lavoro dei suoi sogni di cui ha appena saputo, cancellando un road trip pianificato che avrebbe dovuto fare con i suoi amici.




Il problema più grande è il capitalismo.
Supportare o meno Annapurna nel concreto non cambia un cazzo, è una battaglia di plastica, anche un po' un processo alle intenzioni.
Fermo restando che preferisco che Ellison finanzi i giochini per ripulirsi l'immagine che investa quei soldi direttamente per armamenti. (Che poi vabè, i soldi gli escono dalle orecchie, dunque anche lì, è come il cinquantello che il padre allunga ai figli minorenne quando vogliono andare a ballare. Non è che smette di finanziare i sionisti per salvare Annapurna una seconda volta)
Il problema secondo me è che bisogna avere la consapevolezza che l'unica cosa certa è che Annapurna, direttamente o indirettamente, ripulisce l'immagine degli Ellison.
È una battaglia che ha senso combattere? Non lo so, per me perlomeno no.
Nel senso, per me Annapurna può restare viva, per questo genere di washing preferisco di gran lunga l'informazione e la consapevolezza del pubblico che il boicottaggio.