Reanimal incula Little Nightmares 3
Cosa succede quando toglie una serie al suo autore?
Cosa succede quando toglie una serie al suo autore? Succede che poi quell’assenza si sente.
Si potrebbero fare un sacco di esempi funzionali a dimostrare la tesi. Killer 7 e No More Heroes vs tutta la roba attribuita a Suda51 che poi di Suda non è, tipo Killer is Dead o più recentemente Romeo is a Dead Man (che Suda ha solo scritto ma non diretto). Life is Strange e Before the Storm, Devil May Cry e Devil May Cry 2.
La scorsa settimana è uscito Reanimal. È il nuovo giochino del team dietro Little Nightmares e Little Nightmares 2. Dopo questi due giochi volevano fare dell’altro, ma l’IP è di Bandai e seguendo l’adagio che in Bandai l’IP prima la prendi e poi la dai, Little Nightmares 3 è finito nelle mani di Supermassive Games. Quelli di The Dark Picture Anthology e Ultil Dawn.
Comunque sia stai per goderti una delle rarissime seghementali™ di Gameromancer scritte da Alteri senza +1. Io nel dubbio mi dissocio.
✊Reanalimal | segamentale
di Francesco “TheLawyer” Alteri
Gioco a Reanimal da 20 minuti ed è già meglio di Little Nightmares 3.
Questo perché non basta buttare lì due robe horror con un po’ di nebbiolina per incarnare lo spirito di una saga fatta da chi il medium lo ama davvero.
I videogiochi non sono solo la somma delle loro meccaniche e Reanimal messo a confronto con Little Nightmares 3 ne è la prova lampante. Il lavoro di Supermassive Games per Bandai è buono ma è un riciclaggio costante dei primi due capitoli.
Senza anima. Senza regia. Con colori che non ci azzeccano un cazzo con lo spirito della saga e soprattutto senza la cruda violenza che colpisce i piccoli protagonisti nei primi 2 titoli.
Reanimal in 20 minuti mette tutto a posto. Ti butta in mezzo all’acqua con una barca e una luce rossa lampeggiante sullo sfondo. Niente asset riciclati. Telecamera stretta e un solo segnale. Poi da lì un andirivieni di inquietudine, gore, telecamera che si stringe e si allarga per farti capire quanto i protagonisti siano piccoli in confronto al mastodontico mondo che li circonda.
E i suoni. Cazzo i suoni. Little Nightmares 3 è pulito, sì, ma non ti fa battere il cuore dall’ansia, come invece fa Reanimal seguendo il ritmo dei passi di quello stronzo che vuole fare la “pelle” ai due bambini sotto il nostro controllo.
E potrei stare qui a parlare per ore di come in Reanimal la CPU non sia una bambola di pezza ma un agente vivo che “ragiona” per conto suo e non ti fa sentire solo. O di come Tarsier Studio abbia usato la simmetria per farti stare in ansia in ogni frammento di gioco.
Potrei stare per ore. E ho giocato solo 20 minuti. Direi che è questo che significa saper fare videogiochi.
Il resto sono tutte cazzate.
🎙️Il virus del videogioco | podcast
Abbiamo questa percezione che i videogiochi siano contagiati. Ma chi ne parla e chi ne fruisce non sono immuni al virus manco per il cazzo.
Io non sono la persona migliore per parlare di sta roba perché sono un ignorante, ma per fortuna ci sta Luigi Marrone che ne sa e mi apre il cervello.
E devo dire che ha ragione: l’appiattimento, La ripetitività dei contenuti online è evidente. Il che è un paradosso visto che Internet dovrebbe essere per tutti e ognuno è per definizione diverso. Ma ci siamo piegati al capitalismo che ci mette di forza dentro dei cassetti, dei caratteri preimpostati. Qualcosa che possono controllare e commercializzare.
Un po’ come fa Israele in Palestina…
😮Altri discorsoni più o meno sui giochini
Il Super Bowl ha confermato che a The Pokémon Company dei giochini fotte cazzi.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Si è fatto un gran parlare di come quello che è il brand più profittevole del mondo abbia speso una cosa come 20 milioni di dollari per lo spot andato in onda all’intervallo del Super Bowl, laddove l’ultimo capitolo principale della serie - Leggende ZA - ha avuto un budget di poco più di 10 milioni.
Fa assolutamente schifo. Ma conferma che i videogiochi nella Pokemon Economy non abbiano più un ruolo centrale.
È da una vita che i soldi veri il brand li fa con le carte e con i pupazzi. I giochi sono solo una vetrina per mostrare la prossima generazione che permette poi di produrre altre carte e altri pupazzi e continuare a nutrire la bestia.
Solo che da un po’ esistono altre vetrine.
Negli ultimi 10 anni è successo Pokemon Go (che ha introdotto Meltan), poi è successo Pokemon Pocket che nonostante tutto macina un sacco di soldi, quest’anno dovrebbe succedere Champions con anche la possibilità di rendere il competitivo Pokémon ancora più grosso a livello di eSport.
Si dice sempre che boicottando i giochi Pokémon poi Game Freak sarebbe costretta a fare dei giochi migliori.
Io a questo punto penso che nel nanosecondo in cui caleranno le vendite i giochini spariranno.
Che cos’è Kingdom Hearts?
di Igno – in uscita domani
Una stronzata. Vero ma una stronzata che un tempo aveva senso di esistere. È sempre stato un prodotto di natura commerciale, come tutti i cross-over, eppure nonostante sia nato quasi per scherzo inizialmente aveva una sua identità, una sua anima, un cuore (lo so, lo so).
Le atmosfere fiabesche hanno lasciato il passo a un mood pre-adolescenziale degno dei peggiori battle shonen, l’ispirazione artistica è diventata un pigro copiaincolla e alla fine vuoto e oscurità hanno vinto sulla luce.
E allora che è successo? Forse è successo che non si dovrebbe dare a un character designer il ruolo in cabina di comando eppure resta il fatto che all’inizio qualcosa di buono c’era. Sarà stato il successo inaspettato, la fatica di gestire personaggi e licenze, non lo so ma il gioco che era nato quasi scherzando è diventato effettivamente uno scherzo. Uno scherzo di pessimo gusto però.
Monografia on-air da domani in formato podcast. Nel pomeriggio anche in un inedito formato Youtube. Segue clip compromettente per invogliare all’ascolto:
Una carta del cazzo ha appena ucciso Pokémon Pocket.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
L’ultima espansione di Pocket ha introdotto Ghiacciolo Fortunato: curi il tuo Pokémon attivo di 20 hp e poi lanci una moneta, e se esce testa riprendi la carta in mano. E quindi puoi rigiocarla, curarti di altri 20 e lanciare un’altra moneta e così via. È una carta Strumento, quindi puoi giocarla quante cazzo di volte vuoi ogni turno.
E questa carta del cazzo ha distrutto completamente il gioco.
La stanno giocando tutti essendo sgravissima, e di conseguenza Pocket è diventato una sfida a chi ha più botte di culo consecutive.
Il gioco di carte dei Pokémon ha sempre avuto un po’ questa tendenza di affidarsi ai lanci di moneta, e Pocket esagerava pure. Ma adesso la situazione è tale che bastano davvero due lanci indovinati per mandare a fanculo qualunque tipo di strategia.
Con una carta che puoi mettere in qualunque mazzo, e non ha bisogno che gli costruisci nulla attorno.
Sono uno di quegli stronzi che Pocket lo giocava anche competitivo, stando appresso al meta, provando mazzi nuovi, cercando ad ogni stagione di arrivare nella top 10000.
Questo ghiacciolo di merda però ha ucciso il bello di farsi una partitina nei momenti morti di una giornata.
Che poi in effetti è un’ottima parabola di come il brand Pokémon è stato gestito negli ultimi 15 anni.
⛪Patreon & altre opere di bene
Su Instagram, Tiktok e YouTube alle 9:00 quasi tutti giorni esce roba in formato reel. A volte anche in formato long-form, tipo appunto domani non perderti la prima parte della monografia di Kingdom Hearts.
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📖Rabdomantica Game Culture | spammini
Se ne è parlato colpevolmente poco anche in podcast, ma il DLC #91 nasce da un saggio pubblicato da Ludenz nel suo primo libro. Per cui non poteva che essere lo spammino di questa settimana.
L’autorialità è una cosa importante.
Azzarderei a dire che questo è manco a farlo appodcast il filo conduttore di questa newsletter, visto che ne ha parlato Fra esplicitamente giocando a Reanimal ma è in fondo anche il problema che si sollevava nel DLC con Luigi Marrone.
I videogiochi hanno transizionato da artigianato a industria. L’industria ha portato alla catena di montaggio. Questo riguarda anche i contenuti e il come parliamo dei giochini.
Se sei arrivatə a leggere fin qui, sei tra le poche persone a cui frega ancora qualcosa. Fai parte della ribellione, contro tutti quei sistemi che mettono il lucro davanti a tutto e si occupano della Cosa Videoludica solo quando c’è un ritorno.
Noi non siamo ambasciatori. Siamo guerriglieri. Perché è di questo che c’è bisogno.
Pietro Riparbelli intraprende un viaggio attraverso il bizzarro e imprevedibile mondo de Le Bozze. La sua fuga tuttavia si dimostra molto difficile e ciò la prova molto, sia fisicamente sia psicologicamente, visto che Pulciaro girovagando nei meandri delle Bozze, sarà costretto a nutrirsi di refusi per poter sopravvivere.




