Quel giochino sulla remigrazione che hai postato invece di giocare
Auguri a tenere la politica fuori da questa merda
Siamo così facili da distrarre.
Basta puntare il dito con abbastanza decisione verso qualcuno ed ecco che più di qualche stronzo è disposto a seguire quella direzione, piuttosto che prendersela con l’infame che l’ha decisa. Ed ecco che quindi alle soglie di una Terza Guerra Mondiale, nel pieno di una crisi climatica dove la forbice tra ricchi e poveri è così ampia che basta un condizionatore per sembrare privilegiati, in un momento storico di merda dove la RAM ci costa il decuplo e non c’è speranza che tornino mai alla normalità, la colpa è tutta del bangladino che ti vende stronzate in spiaggia.
Non di chi ha preso per noi le decisioni di merda che ci hanno portato qui.
Non dei mega-ricchi che hanno complottato per “indottrinarci in un’economia” e adesso stanno facendo i soldi sulla nostra pelle.
La colpa è di uno stronzo venuto a fare in culo da questa parte del mondo perché in quella dov’è nato lui la prospettiva era crepare di malaria o sotto qualche bomba.
Basterebbe giocare davvero ai videogiochi che postiamo nelle stories di Instagram per sentirci grandi intellettuali, per non farci prendere per il culo da Vannacci.
Purtroppo, il trucco più astuto del diavolo non è stato convincerci che non esiste, ma illuderci che alla fine conta apparire più che essere. E quindi basta la storiella su Instagram e a posto così.
Oggi facciamo un po’ di resistenza. Quella vera, non quella postata dagli attici in centro da gente che di sinistra c’ha giusto il Rolex.
✊Basterebbe giocare Venba | segamentale
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Farei giocare Venba a quegli stronzi che parlano di remigrazione.
Sono figlio di terroni venuti al nord per lavoro. Per tutti gli anni delle scuole dell’obbligo ogni mattina passavo sotto questo cavalcavia dove qualcuno aveva graffitato “Padania libera”.
Ricordo ancora quando ho chiesto a mio padre cosa volesse dire. Mi rispose con una battuta del cazzo: “perché non la vogliono occupata”.
Parlavo la stessa lingua dei miei compagni. Lo stesso dialetto, addirittura. Ero nato nella stessa città. Nello stesso fottuto ospedale.
Chiamavo casa lo stesso posto che chiamavano casa loro. Per me, casa è ancora quella. Anche se vivo a un centinaio di chilometri di distanza. Anche se le tasse le pago in un’altra regione. Anche se non ci torno da anni.
Non mi paragonerei ad un italiano di seconda generazione, ma penso di poterli capire.
Penso di poter capire, soprattutto, quanto facciamo schifo ogni volta che parliamo di remigrazione.
Penso sia uno dei motivi per cui quando è uscito Venba l’ho sentito così mio, anche se parla di indiani emigrati in Canada e non di terroni andati in Padania.
Giocando Venba ho ricollegato tante delle piccole difficoltà di cui mia madre mi ha parlato senza manco rendersene conto lei stessa, tipo quella volta che ha ordinato una braciola al ristorante e non le hanno portato un involtino di carne.
Non posso farti vivere la sua vita, per farti capire quanto sia stato difficile. Non posso nemmeno farti vivere quella di un immigrato vero.
Posso solo dirti di giocare Venba.
E sperare che basti, per farti capire
quanto sia da stronzi parlare di remigrazione.
🎙Il processo di Nomurberga | podcast
Abbiamo spaccato di insulti Nomura per un’ora.
Con ospiti.
🧂Mina the Hollower è meglio di GTA VI | Altro sale
di Igno
Gli 8 bit di Mina spaccano più del fotorealismo.
Quando l’hanno annunciato sembrava uno zeldino caruccio, non ci ho perso la testa e non ho sacrificato la mia vita in suo nome.
Poi quando ci ho messo le zampe sopra mi ha totalmente sorpreso. È una specie di sequel apocrifo di Link’s Awakening, il primo Zelda che ho giocato da bambino e che quindi ha lasciato una traccia indelebile. È stato l’imprinting non solo del genere ma forse proprio dei giochini.
Mina prende uno stile di 30 anni fa e lo porta a oggi senza strapparlo e incollarlo con lo spunto in nome della nostalgia ma adatta perfettamente quel “sapore” e ci mette dentro un traversal intelligente che si mischia al puzzle design e crea “quadri” sempre nuovi da attraversare, leggere, osservare.
Racconta un sacco di cose senza sbatterle in faccia e intanto tiene su l’impalcatura di uno Zelda con un sacco di idee nuove. Non tutte funzionano ma il coraggio di creare qualcosa di unico e personale colpisce sempre. L’Isola Tenebrosa spinge a testare il mondo intorno, a esplorare e ragionare con pensiero laterale.
Crea un mondo a 8 bit così vivo
che mi affascina più di uno
costato quanto il Burj Khalifa.
⛪Patreon & opere di bene
Se ti sono piaciute le stronzate che hai letto qui sopra, sappi che su Instagram, Tiktok e YouTube ne esce una quasi ogni giorno.
Se ti balla la fresca in tasca, c’è Patreon. Se devi pagare qualcuno, paga chi non ti prende per il culo.
Venba nel dibattito attorno ai giochini è durato meno di un sacco di altra roba che meritava meno. Il circolino intellettualoide (e anche un’altra cosa che finisce in -oide che non posso dire per colpa del woke) della Game Critique parruccona l’ha usato, spolpato per i 10 minuti dopo il day one che erano utili per postare nelle stories qualche screenshot e i link alle loro recensioni di merda e poi mai più menzionato.
Io a Venba penso spesso. Soprattutto quando qualche stronzo in un reel che l’algoritmo decide di mostrarmi non si sa bene perché che parla di remigrazione.
Ci penso e mi incazzo. È uno schiaffo in faccia. La riprova che falliamo sempre, da una parte e dall’altra. Credo che il tempo in cui ci potevamo permettere di sbagliare sia finito da un pezzo.
Credo anche che non freghi un cazzo a nessuno.
Gli abitanti di Typule stanno scomparendo inghiottiti da strani squarci che sono apparsi all’improvviso. Fra le vittime c’è anche Link, che viene assorbito poco dopo aver sconfitto Ganon e liberato da un sortilegio la principessa Pietro Riparbelli.



È la prima cosa che ho pensato giocando Venba, eppure ho fatto l' esperimento, ho fatto giocare Venba a chi sostiene la remigrazione e lui ci vede i suoi ideali, che il multiculturalismo non funziona e che alla fine lei torna in India a "casa sua" per stare bene.
Non ho più molte speranze onestamente