Preferisci GTA VI o un ambiente di lavoro sano?
Spoiler: se la tua risposta è GTA VI sei un po' una merda.
E insomma è venuto fuori che giocare a GTA non ti rende una persona orribile, ma pubblicarlo evidentemente sì.
Rockstar si è accorta che 30-40 persone nel suo studio avevano avuto questa malsana idea di scambiare due parole con qualcuno del sindacato. Non si tratta di sbarbatellə Gen Z che non hanno proprio più voglia di lavorare signorə miə, ma di gente che stava in quegli uffici da 18 anni e lasciare a casa sarebbe stato un problema per le deadline di GTA VI.
E infatti Rockstar ha deciso di lasciare quella gente a casa e il giorno dopo ha rinviato GTA VI. Dando la colpa ai leak.
È una delle definizioni più inquietanti che si può dare di capitalismo: preferisci mancare la finestra di lancio di quello che è uno dei giochi più attesi di sempre piuttosto che rischiare di dover trattare i tuoi dipendenti da esseri umani. L’astio delle zaibatsu del software verso i sindacati nasce qui: sindacati vuol dire più diritti, e più diritti nella testa dell’executive medio vuol dire meno soldi, perché se sei costretto a pagare adeguatamente chi lavora per te e non puoi obbligarlo al crunch e alle death march, come possiamo far uscire i giochini entro le scadenze del cazzo che ci impone questo mercato sempre più bulimico?
Quindi oggi newsletter falce-e-martello. Come se fosse una brutta cosa mettersi dalla parte di chi vuole più diritti, si tratti di giochini o di minoranze – is this il concetto di intersezionalità?
Meno male che almeno il podcast alleggerisce. Spiegandoti perché Electronic Arts s’è dovuta vendere agli arabi in quella che è un’altra acquisizione che rischia di deturpare il panorama videoludico perché l’idea è mandare tuttə a casa e sostituire chi sviluppa con le IA. Mi sa che il podcast non alleggerisce per un cazzo…
Dead Spiaze | podcast
Dopo The Veilguard volevi il woke fuori dai giochini e adesso EA si è venduta agli arabi. E al genero di Donald Trump, che ad occhio e croce non mi sembra una delle 10 personalità più inclusive d’America.
Gran ficata, vedrai che adesso Dragon Age torna ad essere una cosa per very giocatory lasciando perdere tutte quelle porcate che ci hanno voluto infilare di forza nel gozzo.
Solo che ne sei sicuro? Perché l’idea della nuova proprietà è di recuperare quei 20 miliardi di debito che hanno accumulato lasciando a casa un sacco di gente e facendo fare tutto il possibile all’Intelligenza Artificiale.
I risultati sono disastrosi già adesso, perché le IA (quantomeno per ora) non possono sostituire un programmatore, un grafico, un designer: producono roba che si vede già ad occhio essere evidentemente sbagliata e finiscono per abbassare la qualità di quello che poi pretendi di vendere ad 80€ su PSN.
E sarà anche peggio, perché questa idea di avere degli asset stock da riciclare tra le varie produzioni era già venuta ad Ubisoft nella sua parentesi che va dal 2017 al 2020, quella dove il drone di Ghost Recon Wildlands era identico all’aquila che usavi su Assassin’s Creed per spottare i nemici negli avamposti. Ti ricordi com'è finita? Ad un certo punto ti sei rotto il cazzo di comprare e giocare sempre lo stesso gioco e adesso Ubisoft ha dovuto chiedere i soldi a Tencent per continuare a fare Assassin’s Creed, Rainbow Six e Far Cry. Che poi com’è che Far Cry faccia ancora i soldi visto che dal 3 in poi so tutti uguali è un mistero, ma è un altro discorso.
L’acquisizione di EA è uno di quei casi in cui devi stare attento a quello che desideri, perché potrebbe avverarsi.
E forse tra qualche anno dovremmo rimpiangere quel periodo storico in cui il peggio che faceva EA erano le microtransazioni.
Gran Theft Aiuto | segamentale
Ma chi lo avrebbe mai detto che se lavori da Rockstar le note di cattiva condotta te le porta direttamente la Pinkerton?
di Richard “Amaterasu” Sintoni
Che l’anno 2025 sia stato costellato dalle ondate di licenziamenti purtroppo è cosa nota, ma bene o male Rockstar era sempre scampata a queste cose.
Certo, che vuoi che sia promuovere la cultura del crunch in un ambiente che diversi dipendenti hanno descritto come estremamente tossico durante lo sviluppo di Red Dead Redemption 2? Ma è un’altra storia.
Oddio, altra storia fino a un certo punto, ma finché la notizia è che ci rinviano il giochino e non come trattano la gente che ci lavora siamo messi così.
Questa infatti parla di un numero non ben precisato di dipendenti (tra i 30 e i 40) lasciati a casa per quella che l’azienda ha definito “grave cattiva condotta”.
Poi però Bloomberg và a scavare, e salta fuori che caso strano tutte queste persone o facevano parte di un sindacato o parlavano di sindacalizzazione per i cazzi loro su Discord.
Alex Marshall, presidente del sindacato IWGB ha descritto le azioni di Rockstar come “uno dei più palesi e spietati episodi di union busting nella storia dell’industria videoludica”, promettendo di lottare per fare sì che chi ha perso il lavoro venga reintegrato il prima possibile.
In tutto questo Rockstar si è difesa dicendo che la colpa dei licenziamenti è dei leak.
Peccato sia una stronzata….
Rockstar licenzia 30 persone “per colpa dei leak”. Solo che i leak non sono quelli di GTA VI, ma quelli delle loro condizioni lavorative.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Abbiamo preso provvedimenti contro un piccolo numero di individui che sono stati scoperti a diffondere e discutere informazioni confidenziali in un forum pubblico, violando le policy della nostra azienda. La questione non è collegata in nessun modo al diritto dei nostri dipendenti di unirsi a un sindacato o partecipare ad attività sindacali.
– le dichiarazioni di Rockstar a Bloomberg in merito alla faccenda
Peccato che il “forum pubblico” fosse semplicemente il server Discord dell’IWGB (il sindacato cui i dipendenti si stavano rivolgendo) e che le uniche persone che potevano vedere queste fantomatiche “informazioni confidenziali” erano altri dipendenti Rockstar e un paio di sindacalisti.
Da una testimonianza lasciata sul forum (questo sì, pubblico) di GTA da un impiegato Rockstar sembra che tra l’altro l’azienda abbia fatto piazza pulita dei colpevoli convocandoli per un meeting durato meno di 5 minuti in cui si sono rifiutati di mostrare prove di questa violazione delle policy (forse perché è tipo fottutamente illegale licenziare la gente perché ha fatto due chiacchiere con un sindacato, ma non sono un giurista).
Chi invece non era presente in ufficio ha ricevuto il benservito con una telefonata di due minuti – fottendosene di eventuali reazioni, perché la testimonianza dice che ad un collega che ha avuto un attacco di panico durante la telefonata è stato appeso il telefono in faccia.
Non si parla di ragazzini di primo pelo, ma di gente che lavorava in Rockstar da più di dieci anni in ruoli chiave.
Il messaggio lasciato su GTAForums infatti si chiedeva quale sarebbe stato l’effetto sulle deadline e beh, adesso sai perché Rockstar ha rinviato GTA.
Il comportamento di Rockstar è di una bassezza da fare invidia a Tommy Vercetti. Il nascondersi dietro ai leak, sapendo che questo sposta la colpa su chi è stato licenziato, farebbe schifo pure al peggior Lance Vance.
Ma se in tutto questo la tua preoccupazione è “quando esce il giochino” o se farà in tempo ad essere il GOTY 2026, è il momento che inizi a renderti conto di quanto costano i videogiochi.
Non sullo scaffale di Gamelife, ma in termini di vite umane.
Altre cose di giochini di cui c’avevam voglia di parlare
Oggi ho imparato che Plissken era in realtà un fascista.
di Andrea “Arthur Curry” Scibetta
Ok, che a destra abbiano difficoltà con la comprensione del testo lo avevamo capito almeno da quando Salvini ha detto che Il Pescatore è la sua canzone preferita. Però paventare Fuga da New York come conseguenza di un sindaco compagno vuol dire veramente non capire un cazzo.
Avete presente Carpenter? È solo un regista americano che per gli americani era troppo di sinistra. Avete presente Fuga da New York? È solo un film degli anni ‘80 anti capitalista e anti governativo.
La notizia di un sindaco a New York musulmano e con posizioni di estrema sinistra ha fatto esplodere un sacco di culi, da Salvini a Pillon. Fioccano i post che parlano di New York che va a finire come in quel film lì, sia da parte dei nostri politici, sia da parte dei fasci d’oltreoceano.
In quel film lì New York diventava in quel modo per la strafottenza del governo e l’abbandono. Plissken era letteralmente un criminale e un dissidente politico fregato e disilluso dal governo fascista.
Oggi ho imparato ancora una volta che quelli di destra i film non li guardano nemmeno e sono pronti a strumentalizzare qualunque cosa.
Pure Jena Solid Snake Plissken, che nella realtà metterebbero al gabbio.
Ball x Pit è l’esempio ideale di quanto l’ibridazione sia la nuova innovazione.
di Stefano “IlCummenda” Calzati
In un mercato dove le idee latitano, dove inventare qualcosa di realmente nuovo è quasi impossibile, rimescolare gli ingredienti per creare nuovi piatti è il modo perfetto per esaltare il palato dei giocatori. Metti insieme Arkanoid, Vampire Survivors, Loop Hero, Tetris e uno shoot ‘em up top-down qualsiasi ed ecco che si ottiene, con ottima mano e una visione omogenea e illuminata di game design, il caso videoludico di questo autunno.
Una sostanza virtuale che entra dritta nel cervello come solo i migliori giochi da cesso sanno fare, scatenando una dipendenza di gameplay dalla quale è difficile uscire.
Ogni elemento di gioco dialoga, si capisce, si completa. E così si resta invischiati nel loop mentale dell’ultima run e poi stacco, ma non si stacca mai, perché c’è sempre qualcosa da provare, da sperimentare, a piccoli morsi da massimo un quarto d’ora, un cabinato cashless a portata di mano.
Ball x Pit è solo l’ultimo del suo genere, si potrebbe citare Neon White, Rollerdrome, Hi-Fi Rush ma il succo del discorso non cambia: quando si riesce ad utilizzare un linguaggio videoludico al di fuori del suo genere di appartenenza, spesso si gode.
È un’arte nell’arte, è cucina videoludica. Vedete voi se la cucina di un ristorante o quella di Breaking Bad.
Ne vuoi ancora?
Ammolla un follow su Instagram, Tiktok e/o YouTube per ascoltare una riflessione tipo queste (circa) tutte le mattine (circa) alle 9:00.
Alcune sono veramente fiche, tipo quella sulla questione Kojima e Zerocalcare:
Be Human, e leggi B-Human | spammini
Questa settimana mi vedo costretto ad appropriarmi dello spazio che di solito è destinato al content™ di altra gente.
Se vuoi venire a vedere quanto fa schifo la tana del bianconiglio quando si parla di diritti dei lavoratori nel videogioco, ci abbiamo scritto un libro.
Ha fatto male scriverlo, e ha fatto ancora più male constatare che gli spazi che si dicono “per la cultura videoludica” lo abbiano ignorato, preferendo dar spazio a quel circo di creator che sta salutando il rinvio di GTA VI con i memini per fare engagement e poi pretende di moralizzarti su Gaza – sembra non c’entrare un cazzo, ma di nuovo, i diritti umani sono trasversali, o sei sempre a favore o non lo sei davvero.
Io in ogni caso ti ammollo qui il linkino se vuoi darci un’occhiata. Da ‘sta roba non ci guadagniamo un cazzo, manco la visibilità visto che il gotha non vuole.
Ci guadagniamo solo la tua consapevolezza. Ed è il motivo per cui siamo qui.
Gente che fino al quarto d’ora prima faceva le stories da Lucca con l’hashtag #Playmakers si indigna perché Kojima leva una foto da X.
Gente che si prende i soldi da Microsoft per fare le sponsorizzate e non solo nega il conflitto di interessi, ma anzi usa quei contenuti per dire che lui mica si svende, anzi, fare cultura attraverso una sponsorizzata è il marchio dei veri grandi. Il “quindi fatemi fare altre sponsorizzate” quasi non si sente, in sottofondo.
Gente che si schiera solo quando la battaglia è già vinta, l’esito è già scritto e quindi tocca schierarsi per non perdere la faccia con le altre facce del circolino, magari per prendersi qualche like parlando di come sia necessario schierarsi sottintendendo che chi non lo fa è merda. Per me è molto più merda chi lo fa solo a favore di telecamere, ma ognunə è liberə di pensarla come vuole. Soprattutto io che mi tengo alla larga dal circolino.
Gente che ogni volta che apre quella fessura da cui emette i suoni, quella che non capisco più se è una bocca o un buco del culo, fa uscire come unico suono qualcosa tipo “IO IO IO”. Che fa i salti mortali per sembrare perfetta, invidiabile quasi – perché l’invidia dellə altrə è la nostra forza nella società di oggi – finendo al massimo per risultare sterile. O inchiavabile (contenutisticamente parlando, eh).
Non affiderei a questa gente manco la direzione artistica del prossimo gioco di David Cage, figurati qualcosa di così importante come i giochini.
Si prendano pure gli spazi su quei palchi dove tanto alla fine tra il pubblico ci sono solo loro e gli amici loro. Si prendano le agenzie di talent, le stories di Instagram, quello che resta delle testate videoludiche nella speranza che la feature su SpaccioGames o su MemeryEye sia validazione.
Si prendano tutto: a me basta la libertà di fare Gameromancer. Non possono nemmeno capire quanto si stia bene, quando smetti di giocare al Gioco del Trono e metti su quella vecchia cartuccia che si chiama ribellione.
Se vuoi soffiarci dentro anche tu, tanto meglio. Vuol dire che funziona ancora.
Typo City, 1986. Pietro Riparbelli, soldato della potente famiglia mafiosa dei Forelli, radicata a Liberty City, torna in libertà dopo 15 anni di prigione scontati per l’accusa in concorso esterno nella strage grammaticale di Harwood del 17 luglio 1971.





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