Parliamo in troppi, ascoltiamo in pochi e nessuno paga
Un altro update sull'editoria dei giochini nostrana.
Ha chiuso un altro sito di giochini, GameSoul, che era sostanzialmente il blog di Gamestop Italia.
Non è nulla di sorprendente, anche considerando che Gamestop Italia qualche mese fa è stata assorbita da Gamelife (che ha accorpato pure Multiplayer.com, venduto anni fa a Cidiverte) e che insomma se l’operazione serviva essenzialmente per vendere più giochini oggi i giochini si vendono sui social più che sui siti.
Il fatto che fosse una roba ipotizzabile però non cambia la realtà delle cose: c’è uno spazio in meno dove parlare di videogiochi. L’ennesimo. E se all’estero questo sempre più spesso si sta traducendo in figure del settore che decidono di aprire una nuova testata indie, qui da noi il massimo che sappiamo fare sembra essere aprirci il canalino YouTube o uno spazio su Substack e provare a non scomparire.
Il dramma è che non credo si possa fare di meglio.
Ma ci arriviamo tra un attimo. Prima va advertizzato uno dei rarissimi episodi del podcast videoludicamente scorretto orfano de la voce della ribellione. Che toccando ferro torna a disturbare l’etere asap.
Mangia, PEGI, Ama | podcast
Il PEGI è una merda. Punto. E’ un sistema valutativo tanto idiota tanto quello dei voti a scuola. Dovrebbe aiutare gli acquirenti ad avere più consapevolezza di ciò che comprano ma poi il sito non lo guarda nessuno e in generale non si capisce un cazzo. E in più ci ritroviamo giochi come FIFA targati PEGI 3 che rischiano letteralmente di far fallire delle persone per quanto predatori sono.
Poi vabbè basarsi sull’età è veramente scemo, perché come fai a valutare il livello di maturità di una persona? Finché dici per bambini o meno ci posso stare, neanch troppo, ma dividere 3 o 7 come se a FIFA ci giocasse chi ha 3 anni è proprio stupido.
Non so quale sia la soluzione in realtà, sicuramente non può essere questa. Forse servirebbe più divulgazione, forse servirebbe iniziare a parlare di media nelle scuole visto e considerato che condizionano le nostre vite ormai dalla nascita. No avete ragione, meglio parlare di D’annunzio.
Così si che crescono bene e da veri italiani: ladri, ignoranti e fascisti.
EXTRA: l’AVVENTO col ROLEX!
È quel periodo dell’anno in cui Alteri organizza l’unica cosa di cui si occupa ogni anno: il Calendario dell’Avvento di Gameromancer.
Ogni giorno dal 1 al 24 dicembre troverai on-air un nuovo Gameromancer col Rolex, i mini-podcast che facciamo per chi paga il Patreon pezzo di merda. Normalmente tocca uscire i soldi (o attivare la trial gratuita), MA se qualche anima ingenua si iscrive alla newsletter la casella del giorno dopo è gratis.
È già uscito un po’ di content™, qui advertizzo la prima puntata di questa cafonata perché insomma s’è parlato tanto di indipendenza e conflitto di interessi peccato che sia un discorso che abbiamo inventato da queste parti.
Detto questo, ti ballassero du spicci…
Plague Inc. ma con le recensioni | segamentale
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Le statistiche da tenere in mente in questo discorso secondo me sono due. La prima è quella per cui l’Italia è terza in Europa per numero di influencers, con 82 content creator ogni 100mila abitanti. Vanno più forte solo Regno Unito (92, e tecnicamente non so se sia Europa) e Spagna (106).
Ora, parallelamente da quest’anno siamo pure usciti dalla top-10 dei mercati globali dei giochini, facendoci fare il posto dal Messico. Anche come numero di giocatori secco siamo molto staccati da diversi altri mercati: si stimano 35.6 milioni di giocatori, contro i quasi 40 della Francia e gli oltre 50 della Germania. Al solito, bisogna poi aggiungere la considerazione per cui l’italiano si parla solo qua, quindi un contenuto in italiano è spendibile solo su questi numeri (laddove un contenuto in spagnolo è fruibile anche nelle Americhe™).
È abbastanza evidente che l’ambiente “chiacchiere sui giochini” in Italia sia saturo. Ed è rimasto saturo anche dopo le cadute illustri degli ultimi anni.
Ad un certo punto ha chiuso Eurogamer Italia. IGN Italia ha cambiato proprietà (e perso alcune firme storiche), Everyeye ha via via epurato tutti i nomi più in vista della redazione e qualche mese fa SpaccioGames ha fatto la stessa cosa puntando forte sull’IA. A quanto sembra c’è anche l’intenzione di spostare alcuni approfondimenti evergreen da Game Division, la divisione giochini di Tom’s Hardware (che ha comprato Spaccio un paio di anni fa) come visto in questi giorni con il pezzo sulla lore completa di Halo. La cosa si sta facendo malissimo visto che googlando “storia di Halo” viene ancora fuori il pezzo su Tom’s e non è stato inserito un redirect che avrebbe risolto il problema, ma dopotutto cosa ne so io di queste cose che sono un hobbysta, come mi dicono sempre i veri grandi™ del settore.
Il risultato di questa roba è stata un sacco di gente a spasso e basta. Tranne nel caso di Everyeye non esistevano community, esisteva solo gente che cliccava i pezzi perché gli uscivano sui social o su Google News. Se domani SpaccioGames sparisse del tutto ce ne accorgeremmo solo noi “addetti ai lavori”.
È per questo che le cose hanno iniziato ad andare male.
Hai mai sentito parlare di Matt’s Games? Era un sito di giochini del cazzo aperto (mi pare) nel 2010. Uno di quei progettini copincollato da Multiplayer.it nel modello che sperava che facendo peggio le stesse cose che faceva Multiplayer.it sarebbe andato da qualche parte. Il guaio è che ha pure funzionato, perché per un bel po’ di anni anche una realtà assolutamente superflua come quella riusciva a parlare coi PR, farsi invitare agli eventi stampa, avere le copie promo dei giochini. Su Matt’s Games, che è il primo sito dove ho scritto, ho scritto di Bayonetta 2 dovendo seguire gli stessi embarghi e gli stessi NDA dei siti di giochini veri.
Si è arrivati a quell’assurdo, che non vale solo per Matt’s Games ma per un sacco di sitini e sitarelli di quell’epoca (la maggior parte credo di ricordarli solo io), perché ci siamo messi tutti ad inseguire i numeri per poter stringere quei patti col diavolo. Coprivamo l’E3 in tempo reale traducendo le news man mano che le riportava Gematsu, cercavamo di farci repostare sui social da più pagine e gruppi possibili, addirittura quando si usciva con una recensione si andavano a commentare gli articoli esteri coi roundup (cioè l’elenco dei voti dati ai giochini) nella speranza che poi qualcuno aggiornasse il pezzo inserendo anche i link delle nostre recensioni.
Non era nemmeno una questione di soldi: era puramente una questione di status.
Il massimo che hanno prodotto questi progetti è qualche privilegio inutile tipo una copia review o un accredito stampa per Lucca Comics — sì, una volta sono entrato aggratis a Lucca exploitando il sistema. E pur di flexare quei privilegi inutili abbiamo imbarbarito ed enshittificato un settore. Non è di conforto che “gli adulti” abbiano fatto lo stesso (al contempo ingrassando pure le tasche di qualche editore), sarebbe troppo facile dire che siccome manco SpaccioGames da una certa in poi ha mai prodotto valore allora noi s’era giustificati a fare altrettanto schifo.
È qua che fondamentalmente il sistema sitini è andato in corto e la gente si è spostata su tutti quegli altrove che bazzica adesso, quegli altrove su cui sei costretto a rifugiarti pure tu che il giorno prima gestivi SpaccioGames o Everyeye e adesso sono l’unico canale dove puoi sperare di mandare avanti questa macchina. Perché la cosa più sana sarebbe staccare la spina, ma quanti di questi attori protagonisti sarebbero disposti a farlo, soprattutto ora che sono convinti che sia la loro carriera?
Il passaggio su quegli altrove ha sancito anche un’altra cosa: non siamo più i proprietari dei nostri contenuti.
Li monetizza YouTube, li monetizza Twitch, e a noi poi la piattaforma passa la paghetta. Ci accontentiamo dello zero virgola qualcosa sul traffico che portiamo sulle piattaforme, e non è poi così diverso da quando dieci anni fa abbiamo iniziato a riempire i siti di banner e bannerini pubblicitari per convertire il traffico in soldi. Ci sono alcune forme di funding diretto (che è poi il motivo per cui sempre più gente si improvvisa editore di libri dalla qualità cartotecnica monumentale) che si stanno sperimentando, forse perché questa volta s’è capito che dipendere da un editore è male (si chiami YouTube o Hidedesign cambia un cazzo), forse perché invece abbiamo trovato la nuova frontiera dell’enshittificazione e adesso la nostra merda virtuale schizza anche nel reale in nome del lucro.
Cosa si può fare? All’estero quando Kotaku ha cacciato buona parte della redazione storica questi si sono aperti Aftermath. In Italia temo che questa cosa non sia replicabile perché prima cosa tutto quello che ho raccontato fino ad adesso ha distrutto e disilluso il pubblico potenziale, e secondo poi tra “addetti ai lavori” ci guardiamo tutti come se i nostri dirimpettai fossero Rosa e Olindo. Non è solo che ci stiamo sul cazzo, è che abbiamo paura che il successo di qualcuno si traduca inevitabilmente nel nostro fallimento, e quindi non si mettono a fattor comune le micro-bolle e le mini-isole sociali che qualcuno negli anni a fatica è riuscito a costruire, e anzi spesso la pro-loco della tua città-stato fa advertising proprio su quanto siano stronzi quegli altri. “Quegli altri” spesso poi siam noi di Gameromancer, ma cambia veramente poco a questo punto.
Il futuro che vedo (e che a dirla tutta auspico pure) è un futuro dove tolti gli squali che sono riusciti a garantirsi il milione di utenti e le sponsorizzate gli altri tornino ad una dimensione hobbistica del videogioco.
È l’unico modo per cui al centro di tutto torni la Cosa Videoludica e non il nostro ego, per cui si tornino a fare approfondimenti che non servono solo come washing delle porcherie che si fanno sottobanco o sono pensati in nome dei trend, delle visual, dei like. Chiaro, vuol dire contenuto molto poco professionalizzato, vuol dire probabilmente che il massimo dell’inchiesta giornalistica saremo sempre noi stronzi che c’andiamo a cercare le denunce col lanternino. Per me vuol dire probabilmente non riuscire a prendere il tesserino da pubblicista su cui negli ultimi due anni ho cambiato idea e tutto sommato avrei preso perché penso che il giornalismo oggigiorno serva, anche quello videoludico, però una testata giornalistica disposta a darmi 2000€ lordi in due anni credo sia meno plausibile di David Cage che fa un videogioco con Roberto Benigni. Ma quello che conta, che dovrebbe contare, oggi, è la sostanza. Il perché facciamo le cose, più che il come.
Tanto alla peggio non leggeva nessuno prima e continua a non leggere nessuno dopo, no?
Dell’altro content™
Giochiamo ai videogiochi per quelli che verranno dopo.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Giochiamo per non perdere il contatto con chi saranno loro, perché anche noi siamo stati il futuro e adesso che il presente è arrivato tocca a noi, anche se in questo gioco di ruolo a turni iniziamo la partita da metà, e chi ha giocato prima ha già finito tutte le pozioni.
Ma anche se fa schifo, anche se chi è venuto prima ci ha lasciati nella merda, noi continuiamo.
Il loro errore è stato fermarsi, perché se fossero andati avanti dopo Pac-Man avrebbero giocato Super Mario e dopo Super Mario Returnal, e dopo Returnal nessuno in quel cazzo di parlamento ci avrebbe pensato due volte davanti ad una legge sull’eutanasia. Nessuno che sia mai stato Selene dall’altra parte di uno schermo potrebbe costringere qualcun altro ad esserlo da questa.
Continuiamo a giocare ai videogiochi perché è così che ci connettiamo come in Death Stranding, è così che proviamo ad essere padri migliori perché c’è riuscito perfino Kratos, che proviamo a salvare il mondo perché ne abbiamo già salvati migliaia. Non siamo eroi, non lo siamo mai stati. Ma a volte bastano davvero solo dei vecchi killer per fare il lavoro sporco.
Giochiamo ai videogiochi per quelli che verranno dopo, cercando di lasciargli un savestate meno fottuto di quello che abbiamo ereditato noi.
E ci riusciremo proprio perché davanti ad una schermata di Game Over abbiamo sempre selezionato continue.
Se non fosse per Vikings per me Assassin’s Creed Valhalla sarebbe durato due ore.
di Richard “Ferreri” Sintoni
Che sono comunque due ore di troppo, visto che coprono a malapena uno dei tutorial più lunghi che io ricordi.
Giuro che ci sto provando a passare sopra a tutte le brutture che sto gioco si porta addosso, che tra la telecamera con la demenza alcolica e l’arrampicata che cavallo di Skyrim levati dalle palle non so davvero cosa mi faccia girare più i coglioni.
Pure usare il drakkar che porca puttana dovrebbe essere una cosa centrale in un gioco sui vichinghi riesce a essere frustrante, perché oltre a essere ingovernabile spesso si inchioda tra un non poter alzare la vela e il non poter seguire il corso del fiume. Costringendomi a farmela a nuoto dal nervoso.
La mappa è un inferno di segnalini e punti di interesse, ogni tre passi ci sono sei collezionabili. E gli unici marker che mancano sono quelli che davvero servirebbero: quelli per seguire le missioni secondarie e permetterti di concluderle senza andare per tentativi o aprire una guida su YouTube.
Mollai la serie di Assassin’s Creed anni con Black Flag, che in venti ore riuscì a farsi perdonare un Revelations che era arrivato vecchio, il 3 con la croce del protagonista videoludico più noioso dai tempi di Kula World e una modalità multiplayer che aveva il potenziale ma mancava la gente che leggesse i cazzo di tutorial per la modalità Branco.
L’unica cosa che mi tiene inchiodato è davvero Vikings, che condivide lo stesso enorme difetto con Valhalla e forse con tutta la serie di Assassin’s Creed.
Fosse durato meno forse era meglio.
Perché perdoniamo Joel ma non ce la facciamo con Verso?
di Pietro “Polemichetta” Iacullo
[il testo spoilera Clair Obscur. E The Last of Us. E quanto siamo tendenzialmente ipocriti.]
Il peccato mortale di cui si macchia Verso è quello di condannare tutta la vita che c’è nel quadro. Non sta a lui decidere e lo fa spinto dal suo egoismo, mettendo la sua felicità davanti a quella del resto del suo mondo. E proprio per questo odiamo Verso, a dispetto del fatto che la vita continui a costringerlo a scelte crudeli.
Joel fa esattamente la stessa cosa alla fine di The Last of Us.
Davanti alla scelta tra la vita di Ellie e la cura per debellare l’infezione che ha condannato tutto il pianeta sceglie l’egoismo, sceglie questo surrogato della figlia che ha perso e che non è disposto a perdere più. È una scelta che rivendica ad un certo punto di The Last of Us Parte 2, dicendo chiaramente che se il Signore gli permettesse di rivivere quel giorno lo rifarebbe.
Non odiamo Joel quanto odiamo Verso per un motivo molto semplice: non ci interessa della vita in generale, ci interessa delle vite che conosciamo.
50 ore di Clair Obscur ti portano ad affezionarti a quelle vite. Alla determinazione di Lune, ai chiaroscuri di Sciel, al cuore di Esquie. Nelle 15 ore passate dentro The Last of Us sviluppi gli stessi sentimenti, ma riguardano tutti Ellie e Joel, e quindi fanculo a tutti quegli sconosciuti se l’alternativa è condannare loro due.
Perdoniamo Joel e non Verso perché siamo umani e gli umani funzionano così: finché non ti tocca non è un tuo problema.
1 like = 1 preghiera
L’unica cosa che può fermare Gameromancer, apparentemente, sono le malattie intestinali. Quindi che tu metta i like/i cuori/i follow o no, che tu esca dei soldi su Patreon o meno, noi si va avanti entro quelle che sono le nostre possibilità.
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Il rumore di Internet ci sta rubando i videogiochi | spammini
Ho salvato questo link (spammato sul nostro gruppone telegram da Mattia Favalli) il 19 novembre. Finalmente riesco a metterlo qua nella sezione spammini. Se hai gli occhi abbastanza storti c’è anche un certo fil rouge con il discorso sui sitini fatto sopra.
Non ti annoio oltre perché s’è già scritto un sacco, ma quanto cazzo mi mancava scrivere. Non dovrei smettere mai. Nessuno dovrebbe smettere mai, manco per cause di forza maggiore.
Ci rileggiamo la prossima settimana, c’è da capire che giorno ma appena lo capisco l’appuntamento torna a cadenza regolare.
Per una volta ringrazio Pietro Riparbelli pe’ dritto senza inventarmi troppe stronzate per la revisione della lenzuolata qui sopra.





La realtà hobbistica è l'unica strada per continuare a essere realmente indipendenti e senza alcuna pressione né da parte del pubblico né dalle aziende, imho.