Not4ThePayers
Il bordello del DRM di PlayStation
È successo il panico per colpa di Sony (e un po’ di qualche stronzo che ha introiato la polemichetta per la sua propaganda). È lunga, quindi non perdiamo altro tempo e andiamo subito alla segamentale™ di questa settimana.
✊Not4ThePayers | segamentale
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
La settimana scorsa Does it Play? su X aveva lanciato un allarme: senza avvisare nessuno della cosa Sony ha cambiato politica sulle licenze dei giochini digitali.
In pratica: prima di marzo comprando un gioco da PlayStation Store questo veniva attivato immediatamente con una “licenza lifetime”, che permetteva di giocare al giochino offline “per sempre” (le virgolette in questi casi sono d’obbligo). Dopo il cambio di politica sembrava che questa licenza invece fosse stata ridotta a 30 giorni, oltre i quali bisognava necessariamente connettere la console online per refresharla e ottenere altri 30 giorni di gioco offline.
Does it Play? aveva pure sentito un insider di Sony, che aveva parlato di un bug (spiegando così com’è che Sony non aveva avvisato nessuno).
Solo che il servizio clienti di Sony non era tanto d’accordo, e a precisa domanda di diversa utenza aveva risposto che la cosa era invece assolutamente voluta.
Da qui s’è scatenato il panico, e solo diversi giorni dopo Sony ci ha fatto la grazia di spiegare per bene la situa. Le licenze adesso funzionano così: all’acquisto viene effettivamente emessa una licenza temporanea di 30 giorni, ma passato un “refund period” di 15 giorni al primo check online utile questa viene convertita in una licenza permanente come quella pre-update.
Tutto molto bello. Solo che questa cosa non ha il minimo senso, dal momento che su PlayStation Store non esiste un “refund period” e appena scarichi un giochino sulla tua console non puoi essere rimborsato.
Sulla cosa c’è stata in effetti tanta disinformazione (ci siam cascati pure noi con uno degli Amanda Reel della scorsa settimana, che si fermava a Does it Play? e all’insider che parla di bug). E c’è stata tanta strumentalizzazione da parte di chi ne ha approfittato per portare avanti una guerra contro i giochini in digitale che avrebbe anche senso, se non mancasse clamorosamente il bersaglio, visto che il problema sono i DRM, non la natura digitale dei videogiochi in sé.
Mi capita di tanto in tanto di comprare giochini DRM-Free (l’ultimo a memoria è stato World of Goo 2 comprato direttamente dal sitino di Tomorrow Corporation). Scarichi il gioco, lo metti sul supporto di memoria che preferisci, dalla chiavetta USB di merda che usi come portachiavi al tuo NAS che fa da cloud locale, e il gioco è tuo per sempre. Nessuno ti chiederà chiavi o autenticazioni o stronzate del genere per installarlo. Virtualmente puoi pure passare i file ad un tuo amico e farglielo giocare senza problemi.
Come fa a reggersi in piedi un sistema così bello per essere vero? La verità che scoccia alle aziende è che se offri un servizio più comodo della pirateria la gente non va su Torrent.
GOG funziona per questo motivo, per quanto spesso e volentieri tutte le menate che raccontano sulla preservazione siano marketing (chiedete a Red Candle Games com’è che Detention e Devotion sono stati gestiti una merda. Cioè, a parte per non scontentare il governo cinese).
È un discorso che vale anche per Steam, che per quanto abbracci la filosofia dei DRM è comunque una piattaforma decisamente più open delle console, permettendo di condivivere la propria libreria con altri 10 account con l’unico limite di non poter giocare contemporaneamente lo stesso gioco. Più che Denuvo, che serve (serviva, sarebbe più corretto dire) a rassicurare gli executive quando rilasciano su PC, chi ha davvero limitato il fenomeno della pirateria sulla Master Race è proprio Valve, un po’ per le sue politiche, un po’ perché durante i saldi ti tirano i giochi nella schiena, soprattutto perché il client di Steam ha un macello di feature per cui la gente paga ben volentieri. Qua prova a chiedere un po’ ad Epic Games, che pur regalando giochini ogni mese per anni non è riuscita a convincere nessuno a cambiare negozio.
Questa non-notizia sui DRM di PlayStation nasce comunque in prima battuta perché è PlayStation che si è dimenticata del suo stesso slogan 4ThePlayers.
Il motto, adesso, sembra essere Not4ThePayers.
Siam passati dal video dell’E3 2013 dove si sfotteva Microsoft per i check online sulle licenze a fare la stessa cosa, poco male se dopo 15 giorni la licenza d’uso viene convertita in una permamente (visto che appena scarico il gioco non ho più diritto al rimborso e questa manovra non serve a un cazzo).
Siamo anzi al punto che perfino Nintendo, quella che online a momenti manco sa come si scrive, riesce a fare meglio con quella roba delle cartucce virtuali che permettono di prestare i giochini agli amici. Ma solo se vi connettete col wifi locale della console, probabilmente perché qualche executive c’aveva paura uno si rivendesse il noleggio dei giochini per 15 giorni su eBay.
Il bordello attorno al DRM di PlayStation forse è stato ingiustificato. Io continuo a pensare che ingiustificabile sia un’azienda che cambia policy e non te lo dice, ma lasciamo cadere l’argomento per un attimo.
Ma per quanto ingiustificato rimane la fotografia di una PlayStation che nell’ultima generazione ha preferito il remake della spocchia per cui pensava avremmo fatto due lavori pur di comprare PS3 alla comunicazione più falsa, ma sicuramente più efficace, iniziata proprio su PS3 con Long Live Play (To Michael!) e culminata appunto con 4ThePlayers.
Il problema è che ogni volta che compri una PS5 nonostante il doppio aumento di prezzi e la lineup inesistente, giustifichi quella spocchia.
E ormai hanno quasi 100 milioni di motivi
per pensare di aver ragione.
🎙Indiefessi | podcast
Non con la frequenza che ci piacerebbe, ma i giochini piccini continuiamo a giocarli per poi proporteli sul menu dopo che li abbiamo digeriti noi, in modo da farti venire l’acquolina in bocca o l’intossicazione alimentare.
🧂Ma a che cosa servono le favolette dopo i 30 anni? | altro sale
di Davide “Celens” Celentano
A cosa serve vedere ancora una volta personaggi per cui ogni problema, anche il più grave, si risolve semplicemente imparando una lezioncina o comportandosi più o meno da “brave persone”?
A qualcuno farà stare meglio immaginare un mondo in cui ogni obiettivo viene raggiunto semplicemente perché il protagonista prova a ottenerlo o, ancora peggio, solo perché ci spera un sacco.
Io provo ormai una specie di strana uncanny valley quando mi imbatto in una narrazione che utilizza questi toni. Mi rendo conto che dovrei trarne benessere ma tutto ciò che riesco a fare è sentire la puzza di merda.
È pensare a quanto è difficile in realtà per la persona comune arrivare anche alla più piccola delle conquiste.
È pensare che nella vita si gioca con le carte che si hanno alla nascita e per buona parte di noi sono buone giusto a mettere a terra qualche coppietta qua e là, figurarsi pensare di fare scala reale.
Forse sono semplicemente diventato un cinico bastardo. O forse sono semplicemente diventato troppo grande per le favolette.
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Pur essendo nato come PC Gamer (perché in casa quello c’era) ho giocato tutta la vita su console. Nintendo 64. La prima PlayStation. Il Game Boy e la PSP. Xbox, PS3, PS4, PS5.
Per quanto le console negli anni fossero diventate più complicati e i PC più semplici, continuavo a dirmi che come si gioca in poltrona non si gioca da nessuna parte. E a livello di comodità è ancora così.
Ma la miseria della nona generazione videoludica mi ha convinto qualche anno fa a farmi il PC. E ok, su una Markus dell’Ikea o su una Diablo da Gaming non stai comodo come in poltrona, ma per il resto non c’è partita.
L’unica alternativa a queste dittature sempre più opprimenti dei platform holder è quella di mandarli a fare in culo in favore di sistemi liberi. E per quanto mi preoccupi un po’ che ci siam scelti Valve come araldo finché resta un’azienda non quotata in borsa e continua a sdoganare il gaming rendendo perfino Linux un’alternativa più che concreta, è quantomeno il male minore.
Quantomeno su PC sono libero di evadere dalle gabbie che mi costruisco.
Su console, molto meno.
La multinazionale Soltari scopre il rarissimo minerale Grammatichite sul pianeta Typosa e invia tre scaglioni (Echelon) per costruirvi una colonia mineraria. Tuttavia, dopo aver perso i contatti con tutti e tre gli scaglioni, la Soltari invia Pietro Riparbelli per indagare sulla colonia.



Io non capisco perché quando si parla di digitale una certa frangia di persone si tappa le orecchie e urla forte.
Tra DRM e diritti del cosnumatore ci starebbe bene una grossa riflessione sul fatto che noi non possediamo un cazzo, dalla copia fisica (che per inciso ha scritto dei file digitali dentro, soltanto non replicabili e vincolati a quel cazzo di dischetto di merda) al Cloud. E che li dovrebbe essere la lotta, non un frignare sul "ridateci il ciddi così lo posso mettere nella mia libreria e mostrare agli amichetti quanto sono figo"
Cioè boh, seriamente non capisco il perché fanno così.
Sara forse che non ho autorevolezza, sarà che guai a toccare i ricordi di quando la mamma rincasava e ci comprava il giochino, tutto per noi.
Ma seriamente, non ascoltano perché non vogliono ascoltare, allora li diventa pure inutile lottare, discutere, parlare, perché mettono su i paraocchi