Non è un paese per giochi vecchi
Il caso BluePoint: rottamare fattura più che restaurare.
Remake e remastered non sono un’invenzione di questa generazione videoludica, ma in un momento storico come questo dove il modello dei Tripla-A è in crisi e le major provano a rivenderci il nostro passato a 80€ a botta sono un asset strategico.
O almeno la pensavo così prima che PlayStation decidesse di chiudere BluePoint Games.
Sony ha evidentemente deciso che vuole vincere la console war contro Microsoft anche quando si parla di persone lasciate a casa. Non me lo spiego altrimenti, visto lo stato di forma – assolutamente immeritato, peraltro – che PlayStation 5 sta ostentando dal suo day one.
Per il giornalismo serio, come al solito preferisco rimandare a Massimiliano Di Marco. A me restano l’unica cosa che forse so fare bene: le provocazioni.
✊A scuola dovrebbero insegnarci a piratare i videogiochi | segamentale
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
A scuola dovrebbero insegnarci a piratare i videogiochi.
È l’unica cazzo di difesa che c’è rimasta nei confronti di aziende che ci rivendono il nostro passato a 20, 40, 80€ mancando di rispetto non tanto a noi stronzi che in quanto stronzi ce lo ricompriamo, ma ai videogiochi che rimasterizzano alla cazzo di cane.
Nintendo per i 30 anni di Pokémon vuole che facciamo una colletta. 20€ a testa per rigiocare Rosso Fuoco o Verde Foglia (perché col cazzo che paghi uno e prendi due) su Switch. Senza nuovi contenuti, senza HD-2D, i giochi così come puoi emularli su Visual Boy Advance. Se lo dici troppo forte è pure “istigazione alla pirateria” e arrivano i loro cazzo di avvocati, oltre ad un’orda di fanboy ormai assuefatta al latte rancido delle tette di Mamma Nintendo.
La chiamavamo Nintendo Difference, ma adesso mi pare che facciano schifo tanto quanto gli altri.
Konami ci ha rifatto Metal Gear Solid 3 boostando la grafica ma senza toccare il resto. Il risultato è una roba straniante, di legno (è dello stesso anno di Rosso Fuoco, dopotutto), fatta sviluppare da un team cinese perché costava meno di sviluppare una cosa del genere in house. Team che nonostante le vendite enormi di Metal Gear Solid Delta e di Oblivion Remastered (sempre loro) licenzia 300 persone.
Per Virtuos questi progetti qui servivano come vetrina per attirare poi altri publisher e fare altri remake. Non hanno chiesto manco royalties sulle vendite, i costi dovevano rimanere ridotti al minimo. Tanto avrebbero pagato quei 300 stronzi.
Sony ha comprato e poi chiuso BluePoint, quelli che i remake li facevano meglio di tutti.
BluePoint sapeva benissimo quando era il caso di intervenire svecchiando il materiale originale e quando farsi i cazzi suoi. Aggiungere l’autosalvataggio in Shadow of the Colossus non era lesa maestà, era Quality of Life per rendere il gioco più accessibile.
L’anima di Shadow of the Colossus non stava nei santuari dove Wander doveva salvare la partita su PS2, stava nelle meccaniche dove Wander scalava i colossi, nelle sensazioni che il gioco restituiva quando ne ammazzavi uno. E quelle sensazioni c’erano sul DVD per PlayStation 2 e ci sono nel Blu-Ray del remake per PS4.
In Demon’s Souls per PS5 – il peggior titolo da scegliere per lanciare una console, ma vabbè – invece intervenire avrebbe significato farlo diventare troppo simile a Dark Souls. Era importante preservare le idee della From Software del 2009, mantenere intonso il percorso che poi li avrebbe portati a Dark Souls. E allora lo sforzo è stato quello di replicare tutto il più verbatim possibile, bug dell’IA inclusi.
Non erano remake. Erano fottuti restauri.
A BluePoint devo (e dobbiamo) un gran bel pezzo della nostra Game Culture. Sono loro che hanno rimasterizzato Ico e Shadow of the Colossus su PS3. Loro che hanno tirato fuori la HD Collection di Metal Gear Solid – quella che Konami poi ha riciclato per rimpolpare i contenuti delle due Master Collection recenti – e portato Gravity Rush su PS4.
Senza il lavoro di Bluepoint non avrei potuto recuperare Metal Gear, perché negli anni in cui spopolava PS2 io ero una di quelle 16 persone che invece aveva comprato Xbox.
E a proposito di Xbox presumo che da qualche parte esista qualcuno che ha avuto 360 ma non One, e che ha potuto giocare Titanfall proprio perché BluePoint ne aveva realizzato un porting miracoloso.
Sony ha preferito chiudere BluePoint dopo aver condannato lo studio a sprecare tre anni delle loro vite sviluppando il Game as a Service di God of War.
Quel GaaS è stato cancellato. Magari (probabilmente) era una merda, se si è scelto di lasciar stare laddove invece con Concord si è preferito andare avanti per poi chiudere i server del gioco dopo 11 giorni dalla messa in vendita.
Come praticamente tutti gli altri GaaS sviluppati dai PlayStation Studios fino ad adesso, con l’eccezione di quell’Helldivers 2 che comunque ha rischiato di essere ammazzato dalla dirigenza per un paio di scelte idiote tipo la querelle sull’account PlayStation obbligatorio su PC.
E allora a scuola dovrebbero insegnarci a piratare i videogiochi. Perché tanto i videogiochi non sono di chi li fa, ma purtroppo di chi li pubblica. E chi li pubblica è il primo a trattarli come merce.
Perché dovremmo lasciarglielo fare?
🎙️Il Monster Collector di Firenze | podcast
I Monster Collector nascono a spanne nel 1985. Ovviamente in Giappone, ‘che nell’85 noi occidentali eravamo ancora troppo occupati a vendere i giochini in modo tutto sommato indie attraverso le riviste dell’epoca come allegato o peggio ancora come listati da trascrivere a manella sul proprio PC pre-Windows.
Ma non vedo perché ammorbarti il cazzo raccontandelo adesso quando ti basta pigiare play sul playerino qui sotto e goderti l’ennesima bellissima e videoludicamente scorretta puntata dell’unico podcast che è a metà tra il bar e il salotto intellettuale.
🧂Altro cibo per la tua mente. Occhio al sale però
Ad Epstein non serviva un’isola, bastava il subreddit di Pragmata.
Di Richard “Amaterasu” Sintoni
Il comunicato stampa di Capcom in cui diceva che non sarebbe stato possibile avere una romance con Diana in Pragmata doveva già metterci in guardia. Non per il comunicato di per sé. Non per le reazioni scomposte a questo.
Proprio il fatto che qualche povero stronzo abbia dovuto scriverlo.
In un mondo non dico perfetto, ma quantomeno decente, dovrebbe essere fottutamente ovvio che non puoi fare sesso con una bambina o instaurarci un qualche tipo di relazione sentimentale al di fuori di un sano rapporto genitore-figliə.
“Ma magari secondo la Lore c’ha 200 anni, quindi è più vecchia di me”. Pensi davvero che ti faccia sembrare meno squallido? Spoiler: no.
Intanto su Reddit c’è chi ha alzato bandiera bianca e si è dimesso di fronte alla mole di schifo da moderare sui vari subreddit di Pragmata.
Nonostante su Reddit esista una regola numero 4 sul il divieto di sessualizzare bambini, vince comunque la regola 34 di Internet: se esiste, ci hanno fatto del porno.
C’è chi dirà che sono solo poligoni, sono solo disegni su un monitor che non fanno male a nessuno.
Ma davanti a certe giustificazioni verrebbe quasi voglia di dare ragione a chi propone la Castrazione Chimica.
Perché va bene tutto, ma meglio leghista che redditor come questi.
Sicurə che si muore democristiani?
di Andrea “Scicipiti” Scibetta
Si muore tutti democristiani.
Me lo sento dire da trent’anni e sto ancora aspettando. Di morire eh, non di diventare democristiano.
Che ormai ho scavallato i trenta e sinceramente la prospettiva è migliore di quella di arrivare ai cinquanta e andare in podcast a parlare di vendere la buona cultura.
Piuttosto meglio fare come Frusciante, che dopo una vita spesa a diffondere cultura aggratis parlando di politica tramite il cinema e di cinema tramite la politica se n’è andato da comunista.
A noi invece c’è rimasto Netflix, il Game Pass, i pronto soccorso privati e ora pure gli stronzi che vogliono vendersi i video corsi di “buona cultura”.
Che poi noi sfigati che parliamo di giochini siamo gli ultimi a poter parlare, che i giochini sono la roba culturale meno accessibile in assoluto. E ormai anziché rendere gratuiti i sorgenti dei giochi di vent’anni fa ci fanno le master collection. E ce le compriamo pure.
E invece noi parliamo lo stesso, che sinceramente di morire democristiano non c’ho nessuna voglia.
⛪L’otto per mille magari dallo a noi
Se ti sono piaciute le stronzate che hai letto qui sopra, sappi che su Instagram, Tiktok e YouTube ne esce una quasi ogni giorno. La settimana scorsa ci siamo fermati solo il settimo giorno, un po’ come l’autore del più noto best seller della storia.
Se ti balla la fresca in tasca, c’è Patreon. Se devi pagare qualcuno, paga chi non ti prende per il culo.
Ho letto un sacco di “addetti” ai “lavori” (se ti pagano 20€ a pezzo non sono lavori, ma comunque) ribadire per l’ennesima volta che è l’indie quello che ci salverà tutti. Questa gente non si è evidentemente accorta che negli ultimi 10 anni le major si sono comprate anche quello.
Ninja Theory era indie quando ha pubblicato quello che purtroppo ad oggi è il loro unico progetto che ha avuto un certo successo, cioè quella ficata clamorosa che è Hellblade. Col cash di Microsoft hanno fatto una ficata altrettanto clamorosa che si chiama Hellblade 2, ma ce lo siamo inculati in pochi e al massimo per dire “non è un videogioco, è un’esperienza audiovisiva”. Sacchi di merda.
Fuori di Senua
Detto sinceramente: non me ne frega un cazzo di parlare delle recensioni di Hellblade 2 e dei voti di Hellblade 2. La cosa più interessante (leggi: preoccupante) è il dibattito attorno al gioco, che è solo un casus belli per riportare in auge certi discorsi che nel 2024 sono tutt’altro che superatii
E potremmo fare un miliardo e mezzo di esempi del genere. L’ultimo State of Play ci ha messo davanti agli occhi il sequel di Kena: Bridge of Spirits fatto coi soldi di Sony, Annapurna Interactive ormai è così grossa che può toccare IP come Silent Hill, ci siamo inventati il concetto di “indie publisher” sul modello di Devolver perché ormai per il sistema è normale pubblicare anche giochini piccini, specie se quelli grandini floppano e fanno danni.
Non dico che l’indipendenza non esista più. Esiste, e regala ancora tante soddisfazioni.
Dico che è da stronzi pensare sia la panacea per tutti i problemi del mercato, soprattutto considerato che l’indipendenza quella nominalmente vera è merce sempre più rara.
“Indie” è qualcosa che si può permettere Team Cherry condannando all’oblio titoli che dietro hanno sistemi più strutturati un po’ com’è successo ad Hell is Us. È bene che sia così. Ma pensare che solo “indie” voglia dire bello è pericoloso.
Soprattutto quando “indie” è sempre più spesso qualcosa di corporativo.
Su una stazione di ricerca apparentemente priva di forme di vita sulla Luna, l’astronauta Pietro Riparbelli e l’androide Diana vengono presi di mira dai refusi dell’IA ostile che controlla la stazione. Dovranno lavorare insieme per revisionare questa newsletter e tornare sulla terra.





