Noi continuiamo (a giocare)
A volte penso che basterebbe giocare col cuore un po' più aperto per risolvere tanti dei problemi del mondo
Perché giochiamo?
Abbiamo continuato a farlo imperterriti per tutti gli anni ‘90 e i primi anni 0 dove era uno stigma, giocare ai videogiochi ti rendeva automaticamente quello un po’ strano a cui poi quelli normali chiedevano consigli quando per un motivo o per l’altro dovevano spendere soldi in giochini. Spesso e volentieri per i nipoti, a rimarcare come fosse un hobby infantile.
Abbiamo continuato quando i videogiochi ad un certo punto sono stati (più o meno) normalizzati a livello sociale. Che di per sé non è una cosa negativa, anzi. Però quando una parte così importante della cultura a cui tieni diventa il mezzo con cui le destre (ma anche gli eserciti) fanno reclutamento è inevitabile chiedersi che cazzo stiamo facendo, e perché lo stiamo facendo.
Ci sono diversi motivi per cui gioco ancora e per cui tutto sommato penso che continuerò a giocare ancora. Il motivo principale è quello che i videogiochi mi dicono quando accendo il pad. È un po’ l’argomento di oggi.
Cioè, dopo l’ovvia reclame del podcastino settimanale.
[podcast] Videogiochi sfigati che ti sei perso nell’ultimo anno e mezzo
Il 4 settembre è uscito Silksong e s’è fagocitato un po’ tutto quello che è uscito non solo lo stesso giorno, ma anche nelle settimane precedenti.
Ma non è un unicum, nell’ultimo anno e mezzo ci si è persi — anche noi che nominalmente dobbiamo parlare delle cosine belline che escono, eh — diversa roba che meritava più attenzione. E che purtroppo per come funziona il mondo dei videogiochi difficilmente riuscirà ad averla.
Quindi questa settimana ti becchi un po’ di pareri non richiesti su giochi non cagati. Avrei voluto scrivere “passati sotto ai radar”, ma il mio avvocato mi ha detto che non se lo accolla.
[extra] Lost Soul Aside aveva senso solo in Cina
Lost Soul Aside poteva esistere solo perché esiste la Cina.
Non sono diventato improvvisamente razzista, è che il mercato sta cambiando (e anzi è già cambiato), le aziende se ne sono accorte e non siamo più necessariamente la preda principale del marketing.
E non è necessariamente un bene. Però è necessariamente un discorso da sottoporre a chi paga il Patreon pezzo di merda.
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[segamentale] I hope someday you’ll join us, come diceva quel fricchettone
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Stai giocando Hell is Us. Al centro delle paludi di Acasa c’è quest’albero abbastanza lugubre, reso ancora più lugubre dal fatto che ci sono appesi i cadaveri di un’intera famiglia palomista.
“È giusto così”, dicono alcuni soldati. “Avrebbero fatto lo stesso a noi sabiniani. Se lo meritavano”. Senza muovere il culo dalla tua sedia da gaming stai osservando quello che succede durante una guerra civile. Lo vedi ogni volta che per entrare a Jova devi superare una fossa comune, ogni volta che parli con un NPC che sta facendo i conti con le conseguenze di quell’orrore.
Lo vedi in-game e capisci che no, non è giusto così.
A New Bordeaux hai scoperto cosa vuol dire essere nato con la pelle sbagliata.
Vorrei poter aggiungere nell’anno sbagliato, ma il 1968 di Mafia III non è poi tanto dal 2020 di George Floyd o da questo 2025. Sei Lincoln e ti basta uscire fuori per sentire l’odio di quella follla di NPC che prova a rendere quelle strade realistiche. Scopri che non c’è un lato giusto del razzismo, ma uno peggiore sì.
E finché sei Lincoln nel gioco premi pausa sui tuoi privilegi IRL.
Fa male, ma continui. Perché è quello che facciamo meglio: noi continuiamo. Nessun Gommage ci costringerà mai a rassegnarci. Anche quando vai in Game Over e devi ripartire dalla tua cameretta a casa di papà come in Hades alla fine l’inferno te lo lasci alle spalle. Basta solo rialzarsi, ripartire, ripetere.
I videogiochi sono esattamente questo.
Una lingua franca che abbatte ogni cazzo di barriera, se solo glielo lasciassimo fare. Il modo più efficace per capirci davvero, senza tutte quelle fregnacce che lasciamo ci dividano giorno dopo giorno.
Noi giochiamo per questo. Per la speranza di costruire un mondo migliore.
Tu cosa aspetti a prendere il controller?
Altri pensieri random su eventi & giochini random
Di Hades non avevo capito un cazzo.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Pensavo fosse la solita storia di ribellione adolescenziale contro un vecchio che vuole decidere lui, vuole sempre decidere lui e a te resta solo da pagare il prezzo di scelte che non hai mai sentito tue. La storia di un tizio che non vuole rimanere intrappolato nel business di famiglia perché ha avuto l’ardire di sognare altro quando nient’altro doveva esistere, quel negozio, quello studio notarile, quella poltrona di pelle extra lusso sono la tua identità, è tradizione.
Solo che poi cresci, cambi e vedi Hades come la storia di un padre che se la sta facendo disperatamente addosso.
Il punto è questo: dalla vagina di tua madre non esci col libretto delle istruzioni. Tuo padre diventa tale da un momento all’altro, senza tutorial a parte l’esempio confuso che ha ereditato da una società che non esiste più, senza possibilità di speedrun se non un biglietto per il Messico. Deve fare una paura fottuta.
Al primo errore potresti fottere per sempre questa nuova vita che non vede l’ora di poterteli rinfacciare, tutti quegli errori, perché il ruolo di noi figli spesso e volentieri è essere delle merde, la chiamano adolescenza. E allora la giochi più safe possibile, segui alla lettera istruzioni che hanno perso di significato secoli fa, avanzando a tentoni mentre sei costretto a ostentare sicurezza e a nascondere tutto quello che a Zagreus farebbe troppo male.
Hades non è solo una ribellione adolescenziale, è una storia dove ad un certo punto devi capire che anche i fogli di carta più sottili hanno due facce, figurati le nostre vite.
E la cosa più difficile del gioco alla fine non è la boss fight contro Teseo e il Minotauro, ma posare quel cazzo di pad e chiarirti col tuo vecchio.
Odio Don’t Starve Together ogni volta che lo riavvio.
di Richard “Amaterasu” Sintoni
Lo odio perché non ho mai imparato a giocarci bene. Ho perso il conto delle partite bruciate per colpa di qualche cazzata che non avevo previsto o per la quale non mi ero preparato.
Lo odio perché ogni volta che lo riavvio ‘sti stronzi della Klei mi hanno reworkato qualcosa, costringendomi a imparare meccaniche che prima mi erano familiari, mo’ non so più da che parte iniziare per farmi un cazzo di orticello per le verdure.
Ma soprattutto lo odio perché ogni volta che si decide di riprenderlo Don’t Starve diventa una cazzo di droga, e prima che me ne accorga sono lì a guardarmi e riguardarmi per l’ennesima volta l’ennesimo tutorial che mi spiega come sopravvivere in quel mondo maledetto. Anzi, siamo lì visto che diventa un giochino collettivo da condividere con gli amici.
Odierei Don’t Starve Together se non lo amassi, così tanto da mettermi lì a studiarlo con molto più impegno di quanto non ne abbia mai messo su un altro giochino.
E sì, forse parte del problema è che Don’t Starve non ti spiega un cazzo, ti sbatte in un mondo ostile e ti dice “sopravvivi merda”, mentre ti scaglia addosso lupi, ragni, mostri e gli incubi nella tua testa.
Ma sai che a pensarci bene è pure una bella metafora della vita?
Vuoi che il tuo videogioco sia estremamente rigiocabile? Rendi possibile romperlo.
di Davide “Celens” Celentano
Inutile prevedere 57 route diverse e 98 finali alternativi che mi richiedono di fare sempre le stesse cose nella stessa identica maniera in un mondo in cui esistono i video su YouTube.
Tanto alla fine mi ritroverai inesorabilmente a fare l’ennesima run su Dark Souls o su Isaac nonostante li abbia già scoppiati innumerevoli volte.
La loro filosofia è premiare la conoscenza, l’impegno e l’abilità del giocatore con la possibilità di andare letteralmente in god mode e shottare qualsiasi cosa si muova.
Quel nemico o quella parte che ha messo in serio pericolo la tua sanità mentale stavolta ha assaggiato la sua stessa medicina. Perché hai usato in maniera perfetta le risorse a tua disposizione.
Muahahah.
Esiste per caso una sensazione più figa di questa?
Oh ma lo sapete che siete proprio bravi? Fate anche dell’altro?
Quasi tutti i giorni su Instagram, Tiktok e YouTube escono robe tipo quelle che hai appena letto, ma in formato Amanda Reel. Se preferisci leggere, la versione testo (e anche audio) viene cacciata gratuitamente su Patreon, non serve manco registrarsi.
Un esempio di qualcosa che non ha trovato spazio qua nella newsletter ma è andato una spada sui socials? Beh, Nintendo che è debole al tipo sbirro:
[spammini] Perché i Souls sono difficili?
Silksong ha riportato in auge la grande discussione attorno alla difficoltà dei giochini (e anche un sacco di stronzi che mescolano i concetti di “difficoltà” e “accessibilità”). La novità di questa volta è che è spuntata questa nuova corrente che, davanti ad una giustificazione autoriale della difficoltà — quello che fa Miyazaki nei Souls, per intenderci — risponde che sono tutte fregnacce perché l’argomento “autore” si usa solo a convenienza. Che mi sembra un’argomentazione abbastanza del cazzo per squalificare il discorso autori & giochini.
Detto questo, Davide nella chat dove prepariamo il content™ ha segnalato questo video, è molto fico e quindi segnalo a mia volta. È piacevole vedere che esistono pure creator coi numeri che fanno robe di valore, ogni tanto.
Già che siamo in argomento: la discussione sulla difficoltà in quanto difetto è idiota e non si fa in nessun altro medium.
Nessuno ha mai rotto il cazzo ad un film che è difficile da seguire perché il montaggio non segue l’ordine cronologico, nessuno ha mai preteso da Saramago delle edizioni dei suoi testi dove usa la fottuta punteggiatura.
Basta questo argomento per invalidare qualunque lamentela: i giochini o te li compri come sono o non te li compri.
Poi è bellissimo e interessante discutere sulle scelte dell’autore e cercare di capire se sono difetti o no, se causano problemi o no. È il ruolo della critica. La pretesa di costringere lo sviluppatore ad assecondarci non c’entra nulla con questo, però. E nemmeno il ricorso a scorciatoie logiche per invalidare le posizioni che sono diverse dalla propria, perché a me non frega una sega dell’incoerenza del videogiocatore medio per cui Miyazaki è un autore e va giustificato mentre, boh, quella merda di David Cage dovrebbe mettere più gameplay nelle cose.
È autore chiunque decida di creare qualcosa. A noi sta il giudicarlo, non l’insegnargli il mestiere del creare.
Perché quando crei sotto le indicazioni di qualcuno non è più creatività, è lavoro.
Nella clinica di Iosefka, un dottore in sedia a rotelle propone a un contratto per ricevere una trasfusione di sangue speciale di Yharnam, che ha poteri curativi. Una volta creato il personaggio la trasfusione ha inizio; non prima che il medico avverta Pulciaro che potrebbe stare per sperimentare un’esperienza simile alla revisione di una newsletter di Gameromancer.







Fra in the Frame molto MOLTO bravo in quello che fa, lo avevo scoperto con Elden Ring