Noi continuiamo
Anche se mi chiedo perché
Quest’anno Gameromancer compie 10 anni.
Per buona parte di questi sono stato – o almeno mi sono sentito – una forza inarrestabile. Nel senso che ho sempre tirato dritto a dispetto di tutto e di tuttə, facendomi scivolare addosso un sacco di merda, godendo di ogni insulto pure, perché se ti giravano i coglioni allora Gameromancer stava facendo il suo.
Poi ad un certo punto qualcosa si è rotto. Quel qualcosa ero io. Eppure sono ancora qui.
Il filo conduttore della newsletter di questa settimana è un po’ questo. Il fatto che nonostante tutto noi continuiamo. Perché i videogiochi sono il modo che abbiamo scelto per tirare avanti non economicamente, ma esistenzialmente.
La Voce della Ribellione di questa settimana è di Annamariafranztonic. Poi c’è qualche innesto mio e uno di Celens, ‘che tanto ormai per l’Internet delle reaction siamo la stessa cosa. Ma non ti asciugo ulteriormente, beccati il content™.
✊Le vite che ho vissuto solo nei videogiochi | segamentale
di Richard “Amaterasu” Sintoni
Ripenso ai miei avatar digitali, e a volte credo che mi conoscano meglio di chi mi ha cresciuto.
Ho dato loro l’aspetto che avrei voluto per me, come ho scritto loro il background che chissà, in qualche vita alternativa magari ho vissuto davvero.
Oh, sognare è gratis per il momento. Concedetemelo per un attimo.
Ho scritto di me in loro più di quanto non lo abbia fatto nel mio diario di scuola, dove già al posto dei compiti c’erano i cheat code per Vice City. Diario con voti che odiavo, che pure i miei odiavano perché dovevo smettere di perdere tempo appresso ai giochini e studiare che altrimenti non sarei andato da nessuna parte.
Poi da qualche parte ci vorrei andare adesso, e finisce che coi miei non ne posso parlare più perché vuoi mica sognare a 35 anni.
Devi lavorare, produrre, seguire la strada che ti sei fatto fino ad oggi che col culo al caldo stai meglio.
Già, col culo al caldo stai meglio. Stressato, spompato, perennemente coi coglioni girati perché sei inchiodato come Gesù Cristo sulla croce. Non a espiare i peccati altrui, ma a vivere le loro aspettative.
Di nuovo ripenso ai miei avatar. Che loro la quest la seguivano sempre ma col ritmo che volevano loro. E ripenso a quando si trattava di andare ad acchiappare Pokémon.
Con lo zaino sulle spalle e la mamma a Biancavilla che mi diceva “vai a esplorare il mondo”.
Un po’ lo invidio quell’avatar a volte. Non parlava, non pensava, eseguiva e basta.
Ma le sue medaglie in un qualche modo erano pure mie.
🎙️SEquelEsto è un uomo | podcast
Quanto toglie un sequel all’originale?
Domanda complessa. Inevitabilmente qualcosa si perde, nel voler portare avanti una storia che nella nostra testa era già chiusa. Si rispondono a domande che non c’eravamo posti, si stabilisce un canone che magari contravviene a quello che ha preso la residenza nelle nostre teste. Eppure non ce la farei a vivere in un mondo senza sequel, uno dove The Last of Us finisce con la sua Parte 1 privandoci della possibilità di giocare Parte 2.
Questa settimana comunque abbiamo ragionato su ‘sta cosa.
Aspettati una puntata fin troppo DAMS…
🧂Altre cose che scriviamo per non andare dallo psicologo
Giochiamo ai videogiochi perché il bonus psicologo non basta.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Giochiamo perché abbiamo bisogno di vedere le nostre vite da fuori, e il modo più economico per farlo è con un pad in mano. È più facile capire il punto di vista di tuo padre quando nella pelle di Kratos sei costretto a lasciarti l’Olimpo alle spalle e a crescere Atreus.
È liberatorio capire che puoi git-guddare anche nella vita vera se riesci a farlo in Dark Souls. Non convincerti del contrario. Don’t you dare go hollow.
Ci sentiamo meno soli giocando ai videogiochi, anche quando sono single player.
Ci basta vedere il riflesso di qualcosa che conosciamo e quella linea di dialogo ripetuta da un NPC diventa quello di cui avevamo bisogno, perché prima di quell’NPC non ce lo aveva dato nessuno. Serviva uno sviluppatore passato attraverso i nostri stessi drammi per avere quell’abbraccio che ci hanno insegnato a non chiedere mai. Nemmeno quando era tutto quello che volevamo.
Siamo come la telecamera di The Last Guardian. Rotti, ma in qualche modo funzioniamo lo stesso. Basta un esempio pratico su PlayStation per capirlo e tirare avanti per un altro po’. Assurdo, vero?
Giochiamo ai videogiochi proprio per questo. Sono gli unici soldi che ci permettiamo di spendere per curare noi stessi.
E magari prima o poi riusciremo a giocare quel videogioco che ci convincerà a spendere 80€ da uno psicologo, invece che su Nintendo eShop.
And Roger mi ha fatto male
di Davide “Celens” Celentano
Non ero sicuro che un videogioco potesse di nuovo farmi immedesimare nelle sofferenze di una persona quanto ha fatto Before your Eyes. Impegnativo.
Non ero sicuro che un videogioco potesse di nuovo farmi piangere smoccolando quanto ha fatto Finding Paradise. Impegnativo.
“And Roger” è riuscito a fare entrambe le cose con due colori, un paio di disegni e una manciata di puzzle. Il classico giochino alla Florence in cui il gameplay consiste nello spostare cose con il mouse e farsi raccontare una storia nel frattempo.
E a essere onesti il finale inizi a immaginartelo sin dall’inizio, anche perché non c’è nessun tentativo di nasconderlo.
Nonostante questo, forse complice la mia estrema sensibilità alla tematica, mi è arrivato forte come un treno nelle gengive.
Fatevi un favore, giocatevi “and Roger”. Dura un’oretta e bastano un mouse e un tostapane.
Mi odierete. E poi mi ringrazierete.
Il minchione dei sistemi possibili
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Attento a quello che giochi, perché potrebbe addestrare il robot che ti sostituirà.
Niantic ha venduto Pokémon Go a Scopely, ma si è tenuta il database con tutte le scansioni dei luoghi reali che abbiamo caricato noi stronzi giocando al giochino dei Pokémon negli ultimi 10 anni.
Era tutto nero su bianco, eh: niente dati rubati, niente complotti. Era scritto nei termini del servizio.
Ma quei 30 miliardi di immagini adesso stanno addestrando robot-fattorini che toglieranno il lavoro (già malpagato) a qualche rider.
Niantic infatti si è messa in affari con Coco, una startup con una flotta di mille robottini grandi come una valigia. L’obiettivo è rendere più precisa la navigazione: in città il GPS può sbagliare anche di 50 metri o non capire su che lato della strada andare. E diciamo che non è il massimo far arrivare un robot delle consegne all’indirizzo sbagliato...
Di per sé non c’è nulla di male: automatizzare i lavori pallosi dovrebbe essere il senso del progresso.
Il problema è cosa succede quando facendolo lasci a casa gente che se si ritrova a fare il rider per Glovo non è di certo per amore dell’andare in bicicletta, ma perché quell’introito gli serve per vivere.
E immagina come deve sentirsi quel rider quando scopre di essere stato rimpiazzato da qualcosa che — gratis — ha contribuito ad addestrare catturando mostriciattoli in giro.
⛪Patreon & opere di bene
Se ti sono piaciute le stronzate che hai letto qui sopra, sappi che su Instagram, Tiktok e YouTube ne esce una quasi ogni giorno.
Se ti balla la fresca in tasca, c’è Patreon. Se devi pagare qualcuno, paga chi non ti prende per il culo.
🔗Cosa ci fanno 12 sviluppatori italiani, un content creator e i soldi di un kickstarter nella stessa stanza? | spammini
Pacione ha deciso di aggiungersi pure lui al club dei rancorosi™ che fanno troppe domande.
Io penso che farsi troppe domande sia un po’ l’unica cosa che da un senso ai giochini e in generale alla nostra permanenza su questa Terra, però evidentemente non faccio il content creator. O non lo faccio bene.
Sto scrivendo questa newsletter prima di registrare il contenuto che se tutto va bene ascolterai in podcast domani. Non preparo mai nulla, prima di un podcast, c’è solo una traccia vaga di quello che sarà il discorso e poi come viene viene. Stasera però vorrei aprire la registrazione dicendo che quello che faccio – quello che facciamo – da 10 anni non lo facciamo di certo per i likes.
I likes, che comunque non è che siano mai arrivati facendo Gameromancer eh, te li dai in culo quando per portare avanti quella che ti sei scelto come missione finisce che non parli più con gente che stimi tantissimo, gente che magari ti ha dato tanto e fino ad un certo punto era parte della tua vita. I like non ti scaldano quando ti senti solo. I like non ti sostengono quando finisci in una shitstorm, e io di shitstorm purtroppo ne so più di quanto avrei voluto sapere.
Vorrei continuare rispondendo alla domanda che immagino verrà automatica a chi sta ascoltando: e allora perché continui?
La risposta più onesta è: boh.
Sicuramente c’è una parte di “perché è giusto”, o quantomeno di “perché lo ritengo giusto”. C’è evidentemente anche una parte di ego perché i like non saranno arrivati, ma in qualche modo Gameromancer è diventato un po’ famigerato. In passato godevo di più di questa cosa però, quindi non penso sia la componente centrale.
Credo che noi continuiamo.
Punto. “Punto” nel senso che posso solo limitarmi a constatare questo fatto. Spesso fermarsi sarebbe più facile, soprattutto arrivati ben oltre i 30 anni e aver concluso che ‘tanto ‘sta cosa non vuoi (non puoi, ma nemmeno vuoi) farla diventare un lavoro.
Quindi noi continuiamo. Il perché non è dato saperlo.
Spero che continuerai pure tu. Nel caso ci rileggiamo tra sette giorni, ci ascoltiamo domani nel Checkpoint del podcast, ci insultiamo quando ti pare su Telegram.
Pietro Riparbelli si ritrova in un mondo abbandonato dagli esseri umani e ormai inabitabile per la grammatica. Dopo aver trovato il vecchio Pokédex del suo allenatore e aver assunto una forma basata su di lui, incontra un errore di battitura che si fa chiamare “Professor Typgrowth”, e che si è preso il compito di studiare l’ambiente e scoprire perché umani e grammatica se ne siano andati.






Buon compleanno GR! Non smettiamo mai di farci domande, di criticare e di accendere il cervello quando ce n'è bisogno, specialmente in un settore in cui in Italia se ne sa veramente poco, dunque avanti tutta! Buon anniversario