La separazione delle carriere secondo Baldur's Gate
Si tratti di giochini o di referendum il punto è sempre l'indipendenza tra i poteri
Che Swen Vincke fosse un populista l’avevamo scoperto agli scorsi TGA dopo quel discorso per cui “basta fare il giochino che vuoi giocare senza ascoltare gli azionisti e alzi i premi”.
E forse non dovrebbe nemmeno essere così sorprendente che alla fine un tizio che al netto delle belle parole da “CEO dei videogiocatori” è li per massimizzare le vendite dei suoi giochini faccia un po’ il tifo contro chi, nominalmente, dovrebbe porsi come argine per le sue cazzate: la critica di settore.
In ogni caso la scorsa settimana è successo che Vincke ha sollevato l’ipotesi di un Metacritic di chi scrive le recensioni perché “uno sviluppatore non dovrebbe essere costretto a farsi crescere il pelo sullo stomaco”. Chissà com’è che non ha avuto la stessa posizione quando ha provato a forzare l’uso dell’IA generativa in Larian o quando si è iniziato a parlare di un ambiente di lavoro appestato da stronzi criptofascisti.
L'inganno di Larian Studios
Ci sono solo due possibili scenari: chi gioca ai videogiochi è o ingenuə o egoista.Sono proprio questi statement provocatori (che poi in realtà nascondono delle verità, se leggi il resto) il motivo per cui dovresti iscriverti.
La segamentale™ di questa settimana spiega perché è un’idea di merda. Nella prima stesura di questa newsletter qui avevo scritto “non che serva spiegare l’ovvio”, ma poi mi sono ricordato che c’è gente che sta pensando seriamente di votare Sì al prossimo referendum e quindi insomma, dare le cose per scontate è uno di quegli errori tipici della sinistra radical chic in cui mi cascasse il cazzo se cado di nuovo. Sia negli errori che nella sinistra radical chic.
Il compito della critica è mancare di rispetto | segamentale
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
La scorsa settimana il Boss di Larian ha tirato fuori quest’idea per cui sarebbe bello dare un punteggio a chi scrive di videogiochi, perché “non mi piace quando le persone sparano a zero sulle cose create dagli altri” e “uno sviluppatore non dovrebbe essere costretto a farsi crescere il pelo sullo stomaco solo perché vuole pubblicare qualcosa“.
Lasciando perdere che detto da chi una mesata fa stava provando a forzare la mano ai suoi stessi impiegati per infilargli l’IA generativa nel gozzo (evidentemente c’è stomaco e stomaco, quando si parla di pelo) l’idea di un Metacritic per i redattori è ridicola perché va a rendere ancor meno indipendente un settore dove già così si cammina sulle uova.
Kotaku è stato sulle blacklist di un sacco di publisher per via dei leak e delle inchieste che pubblicava, tant’è che ad una certa chi faceva queste inchieste si è dovuto spostare sul Guardian, un “giornale vero” la cui sussistenza non dipendeva dai rapporti con le aziende di cui sulla carta dovrebbe essere il contrappeso. E potrei raccontare centinaia di storie simili, piccole e grandi, da quel PR che una volta ha deciso di ignorare il sito dove ho iniziato a scrivere per aver dato “uno dei voti più bassi in Italia” a GTA V (era un 9, per la cronaca) alle mail minatorie mandate dall’avvocato di uno sviluppatore italianissimo per aver semplicemente riportato fatti.
Il boss di Larian ignora (secondo me fa finta di ignorare, ma è un mio pensiero) che le recensioni non sono solo recensioni.
Che chi le scrive spesso e volentieri si becca un sacco di badilate di merda da gente che il gioco l’ha preordinato e deve ancora giocarlo solo per non avergli dato il perfect score, che tutto questo finisce per far male anche agli sviluppatori perché nel momento in cui la stampa di settore smette di essere rilevante poi loro possono contare solo sul marketing e sulle botte di culo per arrivare al pubblico. E quel giorno forse è pure già arrivato.
Il boss di Larian non dà valore all’indipendenza.
E da parte di uno sviluppatore indie mi sembra parecchio incoerente.
Se QUEST è un uomo | podcast
Quasi ogni videogioco ha bisogno della sua quest.
A dirla tutta in realtà quasi ogni storia ne ha bisogno. Lo stesso Viaggo dell’Eroe alla fine è l’archetipo della main quest, per cui è veramente facile colto questo arrivare a dire che buona parte della narrativa mondiale si basa sulle stesse premesse dei nostri giochini del cuore.
Ma c’è quest e quest, e c’è modo e modo di intendere il concetto di quest nel videogioco.
Indovina un po’ di che si parla in puntata?
Altre facezie successe questa settimana
Snake continua ad avere ragione anche se lo accusano dell’Incidente del Tanker.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Ogni cazzo di volta riusciamo a cadere in un tranello che ormai dovrebbe risultare ovvio, quello per cui si squalificano le cause raccontandoci quanto facciano schifo le persone che le sostengono.
Possiamo condannare la violenza, anche se pure qui, Metal Gear Solid 2 ci insegnava come l’obiettivo del potere fosse creare un contesto e mi sembra abbastanza evidente che se mostri i poliziotti che vengono menati e mai gli sbirri che abusano della divisa stai facendo esattamente quello.
Proprio Metal Gear avrebbe dovuto insegnarci quanto cazzo è importante la libertà però. Soprattutto quella di pensiero (che è la stessa che ti permette di dire a chi manifesta “anche meno”).
Soprattutto quando dall’altra parte ci sono organizzazioni, governi, addirittura Intelligenze Artificiali ingegnerizzate per sopprimerla a beneficio di pochi, che poi guarda caso sono sempre quei pochi con la fresca in tasca.
E invece cadiamo nel solito trucco per cui accusano lo Snake di turno di essere un facinoroso e, senza nemmeno chiederci se prima qualche Marine gli abbia sparato addosso, iniziamo a dire che tutto sommato Philanthropy c’ha rotto il cazzo con ‘ste proteste contro i Metal Gear.
Non ci è bastato essere accusati di essere noi stessi i terroristi.
Continuiamo a credere a questo governo sulla parola nonostante le decine di stronzate autoritarie fatte negli ultimi anni, dai voli di stato offerti ai terroristi veri agli spyware usati a cazzo contro i giornalisti. A questo punto almeno il dubbio che andare a trovare i carabinieri feriti in ospedale serva a forzare la mano sul pacchetto sicurezza dovrebbe essere normale.
E invece non ci è bastato Metal Gear Solid 2, che ci ha spiegato tutta ‘sta merda per bene in tempi non sospetti.
Continuiamo a farci le seghe su quanto fosse più fico il 3 e su quanto Snake alla fine stesse meglio con la divisa.
I Gamers contro Il Post che non si sono accorti del Gamergate
di Richard “Forchettamasu” Sintoni
Quello che si è capito dall’articolo di Alessandro Zampini su Il Post è che l’Italia non ha bisogno di altri giornalisti. Ha bisogno di gente che impari a leggere.
L’articolo, che peraltro riprende un pezzo di Joshua Cohen scritto sul suo substack, racconta di come Crusader Kings 3 (ma potremmo citarne davvero tantissimi altri) sia diventato un centro di aggregazione per fascisti e simpatizzanti della alt-right.
Questo anche per quel bellissimo mood da revisionismo storico che il gioco permette, che ha soddisfatto quel “bisogno della preservazione della propria identità” così importante per i nostalgici.
Parla anche di come tutto questo sia figlio del 2014 e del Gamergate, tutta roba che è stata ampiamente dimostrata e con la quale ci facciamo a botte tutti i giorni vista l’aria che tira da un tot di anni.
E nonostante l’articolo sottolinei che Paradox investe tempo e risorse a moderare, sistemare, cancellare e a rompersi i coglioni per cercare di arginare la diffusione d’odio sui suoi canali, la gente ci ha letto una sola, gigantesca cazzata:
“Che palle, danno sempre la colpa ai videogiochi”.
E allora ben vengano i nove dati a Cyberpunk 2077 al D1, ai titoloni sui video, al circo sui conflitti d’interesse reali o percepiti e tutte ste cazzate fotoniche, non ne vale la pena.
Perché se manco davanti a un articolo che spiega perché pure il mondo dei videogiochi sta finendo nelle fauci della alt-right si riesce a andare oltre al titolo vuol dire che abbiamo perso.
E l’unica cosa che possiamo fare è aspettare che le cose vadano definitivamente a farsi fottere per poi ricostruire da zero, proprio dalle basi. Tipo con la comprensione del testo.
Mercoledì scorso è uscito un bel giochino indie italiano e non è fottuto un cazzo a nessuno.
di Pietro “ma fai sempre polemica” Iacullo
Premessa: io sono disgustosamente di parte. Ho conosciuto The Perfect Pencil a una Milan Games Week di mille anni fa quando c’era ancora solo la prima area giocabile. Mi sono innamorato subito dell’idea di un “Hollow Knight ma sulla depre”, l’ho seguito anno dopo anno, ho cercato di coinvolgere gli sviluppatori in tutte le iniziative del cazzo che abbiamo organizzato negli anni a supporto della scena indie italiana.
Non perché “so paisà”, ma perché quando si riesce a fare un gioco ben fatto in Italia dovrebbe essere naturale dedicargli tempo. Evidentemente preferiamo i soldi delle adv di Enotria (che poi manco so state pagate ma shht).
Comunque dicevo, sono disgustosamente di parte. Non posso essere obiettivo davanti a una cosa che ho avuto la fortuna veder crescere da quella demo fino al gioco finale, che alla fine non è “Hollow Knight ma sulla depre” ma un gioco che ruba da Team Cherry per parlare di salute mentale in generale, riuscendo a farlo senza sembrare una lezione frontale straccia coglioni.
E forse proprio per questo il silenzio di tutti quei nomi che ormai si definiscono “ambasciatori dell’indie” per me è insopportabile.
La questione non è che so mejo io, la questione è che come al solito “indie” viene usato come pretesto per dire che si dedica spazio ai giochini piccini che se lo meritano, salvo poi preferire la roba che permette di fatturare. Tutti quei giochi abbastanza piccoli da sembrare indie ma abbastanza grossi da fare visual, clicchini, magari qualche sponsorizzata.
Mercoledì scorso è uscito un bel giochino indie italiano e non è fottuto un cazzo a nessuno.
A me, però, continua a fottere.
Quindi ti dico che dovresti giocare The Perfect Pencil anche se non se ne sta parlando.
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Quel che accadde a G██ Valley | spammini
Ilovevg vive ancora, di tanto in tanto. E la scorsa settimana il direttorissimo Luca d’Angelo se ne è uscito con questo parallelo tra One Piece e quella parola che se la scrivi su Instagram vieni shadowbannato viva la libertà di espressione (cioè Gaza).
Se non leggi il pezzo sei un po’ sionista →
Tutta la roba di cui si è parlato questa settimana è roba che altrove è stata ignorata, o al massimo riportata come news laddove fosse possibile convertire 300 parole in un sacco di gente che si scanna poi nei commenti e nutre l’algoritmo.
Moriremo poveri, probabilmente derubati di tutti i nostri meriti e di tutte le nostre idee visto che parliamo di indie da anni e nessuno c’ha mai nominato ambasciatori o facciamo il giochino di spiegare come mai il Gamergate sia l’origine di tutti i mali solo per vedere lo stesso discorso freebotato da altri.
Non è un buon motivo per fermarsi. Per noi che continueremo a fare schifo finché non ci passerà la voglia di farlo, e per te che stai leggendo.
In questo momento storico dove chi prende le decisioni è un crumiro quando va bene e un farabutto quando va male, mandare a fanculo gli ambasciatori è il minimo.
Il supereroe Pietro Riparbelli III (Revisione-man) tenta di localizzare l'assassino di suo padre, il supercriminale Elliot Connors (Typo), ma viene attirato in una trappola dalla banda di Shroud, il Red Ring.







Trovo curioso che il "povero" Sven sia sempre mal interpretato. A seguito di ogni sua dichiarazione del cazzo, ne segue un'altra che dice " ma no, ma mi avete frainteso. Non volevo dire questo!'
Insomma, non vorrei dirvelo ma io in tempi non sospetti ve lo avevo detto: il manto da mr. Perfettino è solo per nascondere la merda sotto il tappeto.
Per quanto riguarda il post, penso che il videogiocatore alla base sia lo stesso che non ha capito metal Gear solid 2 e cade nelle trappole della narrazione di destra.
È la stessa identica cosa: il 95% delle persone non sa leggere, né le scritte né tantomeno tra le righe.
Non capisce, non riesce a capire che ANCHE QUALORA ci fosse stato un attacco ai videogiochi (cosa che non c'è sull'articolo del post), non ci sarebbe nulla di male.
Perché certi articoli servono, sia per riflettere che per mostrare situazioni che non sono così piacevoli intorno ai videogiochi.
Che a margine, al di là dell'articolo, io rivendico che qualche volta la colpa può anche essere dei videogiochi: è impossibile non considerare un medium non pericoloso, quando il gaming, così come la letteratura. Il cinema, la musica, che vi pare, riesce a emozionare e a farci riflettere e emozionare.
Dunque si, il videogioco può essere pericoloso, così come l'ambiente che gli gira intorno potrebbe non essere così sano al di là del contenuto del gioco in sé.