Il problema non è la fine dei dischi
Sì, ancora gente che parla di Sony e dei Blu-Ray
Un sacco di gente combatte la battaglia giusta per i motivi sbagliati.
Il punto di tutta la faccenda di PlayStation che stoppa la produzione di dischi dal 2028 non è che non possiamo più accumulare plastica per assecondare i nostri feticismi. È cosa implica per chi gioca il fatto che, tra le altre cose, stiano sparendo i dischi.
Ma ne parla Scib nella sua segamentale™, inutile allungarsi ancora.
✊It’s all about money | segamentale
di Andrea “IncidenteDiplomatico” Scibetta
Il problema non è l’assenza del disco, sono i soldi.
Non me ne frega molto del formato fisico e mi sentirei ipocrita a dire il contrario. Sono anni che compro quasi solo roba in digitale. Per me è più comodo, ho tutto a portata di download e ormai con la fibra si scarica qualunque cosa in minuti. E i dischi mi si rovinavano sempre, o mi perdevo in giro le custodie tra un trasloco e l’altro, o li prestavo a chissà chi e poi non sapevo che fine avevano fatto.
Certo, ora a volte mi viene l’istinto di dire al collega “te lo presto io quello” e poi penso che ce l’ho in digitale.
Ma non sono affatto uno da formato fisico. Perfino sulla musica: da quando ho iniziato a giocare con una console vedo su youtube i feticisti del vinile e per carità, tanta stima, ma non vedo un motivo che sia uno per cui dovrei prendere quella strada, rispetto alla reperibilità, facilità e qualità audio del digitale.
E quindi perché dovrei star qui a parlare di Sony e il supporto fisico?
Perché non è una questione di dischi, ma di potere d’acquisto di un ragazzino che s’è comprato i Resident Evil remastered su PS3 e se me li volessi rigiocare oggi me li dovrei ricomprare.
Non è una questione di dischi, ma di aziende che tagliano i costi e aumentano il prezzo.
Non è una questione di dischi, ma di monopoli che tagliano via la concorrenza sul fisico, il mercato dell’usato, il giro di giochi prestati tra amici.
Il problema non è l’assenza di disco, ma sempre lo stesso che ci continuano a dire essere il migliore dei sistemi possibili e noi siamo i comunisti brutti e cattivi.
È lo stramaledetto capitalismo che ci hanno fatto
ingoiare un boccone amaro alla volta,
e continuiamo a mandar giù.
🎙indiespettiti | podcast
Non servono grandi parole per introdurre un cestone indie di Gameromancer. Per quanto anche in questa tornata ci sia un infiltrato.
⛪Patreon & opere di bene
Se ti sono piaciute le stronzate che hai letto qui sopra, sappi che su Instagram, Tiktok e YouTube ne esce una quasi ogni giorno.
Se ti balla la fresca in tasca, c’è Patreon. Se devi pagare qualcuno, paga chi non ti prende per il culo.
🧂Deathbulge: Battle of the Bands è una roba | altro sale
di Davide “Celens” Celentano
Se hai voglia di tornare ai tempi del liceo, quando la musica era ancora più o meno una cosa seria e non una merce fatta solo per fare i pompini all’algoritmo di Spotify, dai un’occhiata a Deathbulge: Battle of the Bands.
Un rpg a turni come tanti ne stanno uscendo in questo periodo - che ormai dopo Clair Obscur abbiamo riscoperto essere fighi - il quale ti catapulta in una cittadina che vive (e muore) proprio di musica.
I personaggi, sebbene non li definirei esattamente ben scritti, restituiscono però quel clima molto anni 2000 di scontro tra fan di band o generi diversi che ormai credo si sia definitivamente perso.
Per capirci, letteralmente si combatte con la musica e il concept funziona abbastanza.
Ci sono molte idee carine, sia a livello di meccaniche di gameplay sia a livello di gestione delle secondarie.
Probabilmente l’aspetto che traballa di più è proprio la scrittura: dopo quasi 10 ore il main plot non decolla mai e i dialoghi passano dall’essere simpatici inizialmente al diventare inutilmente prolissi e fastidiosi dopo un po’ di tempo.
L’impressione è che ci si volesse ispirare a Undertale senza però avere la sensibilità e l’umorismo di Toby Fox.
In ogni caso l’esperienza risulta piacevole, soprattutto in quanto opera prima dello studio. Se in questa torrida estate non hai niente da giocare e vuoi supportare l’indie quello vero, puoi dargli tranquillamente un’occhiata.
Mentre scrivo questa newsletter Microsoft ha fatto fuori altre 3500 persone. E vorrei bestemmiare.
Per fortuna Double Fine è riuscita ad auto-ricomprarsi, Arkane sembra stia cercando di fare lo stesso, Ninja Theory invece ha trovato un compratore (ma finché non c’è la certezza matematica che non sia Krafton, sto abbastanza cacato addosso).
Non capisco come si possa amare i videogiochi e non vedere il male che il capitalismo sta facendo non dico al mondo, ma almeno alla nostra forma d’arte preferita.
Mi rispondo che per tanti stronzi non è arte.
È solo un modo per passare il tempo.
Pietro Riparbelli questa settimana si becca un “grazie” comprensibile per il lavoro di revisione dietro le newsletter di Gameromancer.

