Il Codice Da Silksong
Team Cherry non darà chiavi di Hollow Knight Silksong a nessuno prima dell'uscita del gioco. Nessuno sta capendo perché.
Sono un grande fan del non dare i codici review alla stampa e agli influencer prima del day one.
Facendo così si annullano i privilegi della ka$ta, partono dalle stesse condizioni sia i very giornalisty che di solito hanno il vantaggio di 20-30 anni di contatti dentro il settore che i poveracci, se la giocano alla pari i creator coi numeroni e gli scappati di casa.
Senza i codici review in anticipo vince chi lavora meglio, non chi ha il privilegio migliore. O almeno, potenzialmente.
Detto questo, non è che in Team Cherry si sono svegliati cosplay di Padre Pio. Però prima ti becchi il podcastino.
[podcast] La famiglia nei videogiochi – unWired
Nello spirito del format, più che scrivere una sinossi dell’episodio ho pensato potesse essere fico copincollarvi la “mappa concettuale” che ho preparato pre-puntata. Poi chiaramente gli altri partecipanti erano blind, quindi si è deviato da questo percorso.
La prima famiglia nei videogiochi è probabilmente la famiglia Mario. Luigi nasce come reskin del fratello per l'eventuale player 2 e poi si ritaglia un suo spazio.
Ryu e Ken in Street Fighter non sono fratelli ma hanno una rappresentazione molto simile a quella di Mario e Luigi.
Per anni la rappresentazione della famiglia nei videogiochi è arrivata dall'arcade, in particolare coi picchiaduro a scorrimento (Ninja Turtles, i Simpson, Double Dragon...).
Forse inizia a cambiare qualcosa con i JRPG.
La cosa comunque va avanti fino almeno a PS2, dove magari si inizia a raccontare anche qualcosa ma la famiglia è tendenzialmente scontro (Devil May Cry).
Negli RPG inizia a spuntare la meccanica per cui ti sposi ma spesso è solo una fighetteria senza conseguenze.
Quel merda di David Cage ci si butta a pesce con Heavy Rain e quella colata di diarrea di Beyond Due Anime, ma in quella generazione si inizia a costruire qualcosa di alternativo (vedi soprattutto Nier Replicant — questione fratello vs padre nella versione occidentale).
Ci prova un po' anche Assassin's Creed, soprattutto per quanto riguarda Ezio e Connor.
Ad una certa il tema si sdogana e si trova una rappresentazione molto più varia della famiglia, sia dal punto di vista dei conflitti che del supporto.
[checkpoint] I dazi amari di PlayStation, i soldi sporchi di Kojima e le nuove recensioni di Steam
Un redivivo Garagegamer si è prestato ad un’ora di discussione sulle notizie più bollenti nella Cosa Videoludica, e in particolare sulla questione di Hideo Kojima che va a prendersi soldi in Arabia Saudita in una cornice gestita da personalità particolarmente male.
Però se ti dico tutto qua non ascolti il podcastino per cui pigia play e non mi rompere il cazzo.
[segamentale] Chiavi (review) di lettura
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Team Cherry ha deciso che non saranno date chiavi per le recensioni di Hollow Knight Silksong in anticipo. La motivazione ufficiale è quella che sarebbe ingiusto nei confronti delle persone che hanno sostenuto il gioco su Kickstarter. Apparentemente questo è ingiusto, andare sul palco di Microsoft a dire “usciremo entro il 2022” e non comunicare più un cazzo nei successivi 3 anni è marketing illuminato.
La realtà è che anche questa è una mossa di marketing coerente con quella che è stata la comunicazione di Silksong da quella conferenza Microsoft in poi.
Dopo quell’annuncio lì ad ogni altro evento videoludico dove avremo visto dei trailer l’utenza ha iniziato a giocare al FantaSilksong, scommettendo se avremmo visto o meno finalmente la data di uscita del gioco precisa o qualunque altra comunicazione. Team Cherry come noto s’è data, non solo non mostrando nulla durante questi eventi (fossero State of Play, Nintendo Direct, Geoffoni Film Festival…) ma sparendo completamente dal punto di vista comunicativo. Silksong dopo ogni evento diventava sempre più meme, e l’hype diventava sempre più grosso.
Nulla di nuovo, alla fine è bene o male quello che ha fatto pure From Software con Elden Ring – con la differenza che loro non avevano promesso una data di uscita poi missata di tre anni. Quello che è nuovo è il tentativo postumo di spacciare tutto questo come qualcosa in opposizione alla cultura dell’hype, quando in realtà ne è forse uno degli esempi più tossici.
Team Cherry parla di rispetto per i giocatori a cui non sarebbe giusto far avere un gioco tanto atteso dopo stampa e influencer, col risultato che quindi quegli stessi giocatori al day one hanno due scelte: o aspettare che qualche loro figura di riferimento dica la sua sul gioco o giocarlo direttamente. Tanto più che Silksong sarà disponibile dal lancio su Game Pass.
È facile immaginare che molte di queste persone finiranno per cedere in nome della FOMO (fear of missing out, la paura di essere esclusi insomma). Non necessariamente spendendo dei soldi, anche solo decidendo di seguire una delle centinaia di migliaia di run del gioco che saranno trasmesse su Twitch dai creator sulla piattaforma, che chiaramente non si sottrarranno dallo streammare quello che è de facto il gioco evento del 2025. Un anno in cui abbiamo avuto l’ultimo Monster Hunter (morto male), l’ultimo Kojima Production, la sorpresa Clair Obscur e insomma di giochi evento da milioni di views non ne son certo mancati.
In tutto questo non c’è nulla di male. Team Cherry non è una onlus, è un team di sviluppo che nel 2017 ha avuto la botta di culo della sua vita (meritatissima, ma botta di culo resta) e che su quella sta cercando di capitalizzare il più possibile. Il biasimo, ad eccezione del non aver detto nulla su una data di uscita promessa 3 anni fa che s’è svelata poi solo l’altro ieri, non è di chi il gioco lo sta facendo, ma di chi il gioco lo sta raccontando.
Spacciare la storia di Silksong come un modello che mostra una strada diversa all’hype e alla over-comunicazione è da analfabeti.
Vuol dire non aver capito a che gioco sta giocando Team Cherry, essere vittima di tutte quelle cose che altrimenti si starebbero denunciando se al posto del loro nome ci fosse quello di qualunque altro studio di giochini. Non necessariamente Ubisoft che ormai è considerata il male, non ne uscirebbe vivo praticamente nessuno, forse giusto CD Projekt Red. Team Cherry sta giocando con l’hype esattamente come praticamente il 100% di chi fa videogiochi, perché l’hype non è più (e forse non è mai stato) una spada a doppio taglio, è invece l’equivalente di un imbottitura per il pacco: te lo fa sembrare più grosso, e quando inevitabilmente arriverà qualche calcio il colpo viene pure smorzato.
Tutto questo di come sarà Silksong non ci dice nulla. Anche perché di Silksong abbiamo visto poco, non tanto per lo sbandierato rispetto di Team Cherry verso la spoilerfobia del pubblico, ma perché da una parte il mistero è diventato marketing e dall’altra se mostri qualcosa che non piace a qualcuno di quei 15 milioni di stronzi che han comprato Hollow Knight te lo perdi per strada. Non ci dice tantissimo manco di Team Cherry in realtà, nel senso che al massimo li rende meno “software house della gente” ma penso che nel 2025 nessuno si sconvolga nel vedere la Res Ludica essere diventata essenzialmente una questione di soldi più che di arte, anzi spesso i soldi son quello che i fan di questa o quell’altra marca usano per giustificare Nintendo che decide di mandare a fare in culo Medici senza Frontiere.
Ci dice molto di chi siamo noi, però.
Noi sedicenti esperti di giochini a cui non la si fa di certo, che poi caschiamo in trappole tutto sommato ovvie quando anche noi proviamo quell’entusiasmo che di solito imputiamo al popolino che tanto ci piace giudicare.
Noi giocatori, che appunto davanti a quello che ci promettono essere il videogioco della nostra vita non ammettiamo nessuna critica, perché il day one di Silksong ormai è una festa comandata e se non vuoi festeggiare allora sei solo un’edgy del cazzo.
E (lato positivo) anche noi giornalisti e content creator che ci stiamo lamentando perché ci tocca tirare fuori 20€ (saranno poi 20€? Boh) e ci han tolto un privilegio che ha smesso di aver senso almeno dieci anni fa.
E non serviva di certo Silksong per rendersene conto.
Altre cose che avevamo voglia di commentare
Non esiste consumo etico dentro il capitalismo.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Il Savvy Games Group possiede ad oggi il 10% di Nexon, il 9% di EA, l’8,3% di Embracer, il 7,5% di Nintendo, il 5% di Capcom e una quota non meglio specificata in TakeTwo. Sì, quelli di GTA.
E l’Arabia Saudita non è l’unico Stato Canaglia che sta vomitando soldi nei videogiochi.
La Cina negli ultimi anni ha comprato tantissime Proprietà Intellettuali occidentali, con Tencent che per esempio è il 100% di Riot Games, il 40% di Epic (e quindi sia di Unreal Engine, l’engine più usato nel gamedev, che di Fortnite, il gioco più giocato nell’industria) e il 16% di From Software.
A dirla tutta non è che in occidente siamo più puliti: Microsoft è uno dei più grandi complici di Israele, Valve non ci ha pensato due volte a censurare un bel po’ di videogiochi per non avere problemi con VISA e Mastercard e continuare a far soldi.
Fuori dai videogiochi, Amazon ha ridotto un sacco di gente in condizioni molto simili alla schiavitù.
Cosa dovrebbe fare Eric Kripke, il produttore di The Boys, accettare i loro soldi e usarli per criticare Amazon paragonandola alla Vought oppure rinunciare alla possibilità di far ascoltare il suo messaggio in nome di una superiorità morale molto bella sulla carta, ma molto inutile nel mondo reale?
Cosa dovrebbero fare gli Hideo Kojima, i Sam Lake, i Fumito Ueda a cui Epic sta permettendo di lavorare al suo prossimo gioco pagando le spese e mantenendo il pieno controllo creativo?
Ogni volta che si sceglie di sviluppare un videogioco si firma un patto col diavolo.
Ma se basta questo per cancellare i messaggi contenuti in un’opera allora il capitalismo ha già vinto.
E non è di conforto che l’abbia fatto usando i cheat.
Dazi amari per l'utenza Sony d'oltreoceano: anche PlayStation alza l'asticella dei prezzi del suo hardware.
di Richard “Amaterasu” Sintoni
O almeno, lo fa un'altra volta in questa generazione videoludica. La prima infatti fu nel 2022, quando Sony gonfiò i prezzi da una parte del mondo, e adesso replica nel mercato americano, con un rincaro di 50 testoni sulle sue console.
Questo ultimo aumento pare sia stato giustificato con l'arrivo dei famigerati dazi del senatore Armstr- cioè di Donald Trump, e che quindi serva rifarsi sul consumatore finale perché oh, sti premi produzione di fine anno mica si tirano su da soli.
Che avrebbero pure senso, se non fosse che Sony sta de facto divorando la concorrenza avvicinandosi sempre più ai 100 milioni di unità vendute per PS5.
Quindi l'operazione forse sarebbe più da giustificarsi con le spese pazze dei vari gaas poco nobili falliti, cancellati eccetera eccetera. Più un tot di progetti first party che sicuro non costeranno due spicci e che oh, i soldi da qualche parte dovranno pure uscire.
Quindi 50 testoni in più su tutto, esattamente come Microsoft qualche mese fa con le sue console e Nintendo su quelle della sua generazione precedente, ma con l'avvicinarsi della fine della holiday season è più che legittimo pensare che pure la nuova ammiraglia di Kyoto subirà un ritocco di prezzo.
Ma se è vero che "Se Atene piange, Sparta non ride" stiamo pure certə che chi pagherà il conto di sti cinema saremo sempre noi, come abbiamo già fatto in passato.
"Faranno due lavori per comprarsi PlayStation 3" disse qualcuno anni fa. E lo abbiamo fatto.
Chissà se mo' cercando il terzo impiego ci scapperà il tempo per mezza partita sulle nostre console.
Per Salvini "Gli allenatori facciano gli allenatori e basta", ed è una retorica del cazzo.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
In prima battuta perché si chiama COSA PUBBLICA, e in quanto tale è una cosa di TUTTI. Cercare di escludere le opinioni che non piacciono dal dibattito si chiama censura. È una cosa grave, ancora più grave se arriva da un ministro. Ma fin qui niente di nuovo, parliamo di una persona che è solita abusare del suo potere per mettere alla gogna la gente sui suoi profili social, per cui.
In seconda battuta perché non siamo il lavoro che facciamo e ridurci a quello è una mancanza di rispetto enorme, oltre che una stronzata.
Magari fai il tuo lavoro perché era l'attività di famiglia ma avresti voluto davvero dedicarti in modo attivo alla politica, visto che perfino Matteo Salvini arriva al governo ce la può fare davvero chiunque. Magari avevi una vocazione e l'hai seguita, magari invece il lavoro è solo quella cosa che ti fotte 8-10-12 ore in una giornata e fai perché in questa società tocca. In nessuno di questi scenari, in nessuno scenario punto, questo può essere motivo di esclusione dal dibattito politico.
Vorrei che la classe politica si occupasse dei problemi veri invece di fare continuamente campagna elettorale, vorrei vederla presentarsi in Parlamento quando deve, per qualche votazione o per rispondere alle domande su chi cazzo sta spiando i giornalisti.
Vorrei un'Italia dove "i politici facciano i politici e basta". Perfino Matteo Salvini.
C’è pure dell’altro
Seguici su Instagram, Tiktok e/o YouTube. Escono contenuti quasi ogni giorno e diversi di questi sono fichi in culo, soprattutto quelli che scrivo io.
Tipo, se non ci segui li ti sei perso questa divertentissima satira politica applicata a La Divina Commedia The Game:
[spammini] Le peggiori ansie che incontri nei videogiochi
Già che s’è parlato di FOMO, lo spammino di LevelArt è a tema perché le ansie trattate dentro il videogioco sono molto più interessanti di quelle che lo riguardano fuori, legate a peer pressure o ad altre stronzate del genere.
Non ho parlato (soprattutto non ho parlato “male”) di Silksong perché è un trend topic, perché ho bisogno di attenzioni o per qualunque altra faciloneria vorresti utilizzare per squalificare salvinianamente questo discorso.
Ne ho parlato perché mi piace parlare della comunicazione che sta dietro ai giochini forse più di quanto mi piace parlare dei giochini stessi, e perché ritengo che sia necessario che vengano portati avanti discorsi sulla consapevolezza anche quando sarebbe più facile farsi i seghini perché esce il giochino tanto atteso, magari streammarlo e farci un pacco di follower piuttosto che perderli perché “ne parli male”.
Ormai recepiamo come “parlare male” o come polemica tutti quei discorsi non entusiasti su qualcosa, ed è un fenomeno estremamente preoccupante. Ed è preoccupante la facilità con cui li squalifichiamo, in questo rivendico assolutamente il paragone con Salvini perché il modus è il medesimo. Stai dicendo agli allenatori di pensare ad allenare, negando i mondi che possono avere dentro di loro col primo e più becero dei pretesti possibili.
Aspettati di leggere altre cose del genere da queste parti. A costo di vedere il contatore dei follower scendere. Anche perché Gesù di follower nel aveva solo 12, e uno di questi è pure passato alla storia come il più grande merda di sempre.
Io di follower non ne voglio. Voglio gente intelligente con cui poter discutere.
Un piccolo e silenzioso vagabondo, Pietro Riparbelli, si ritrova durante uno dei suoi viaggi a Pulveria, entrata per le rovine del leggendario regno di Typosacro, caduto in rovina a causa di una piaga mentale nota come l’Errore di Battitura.






A me di silksong non interessa nulla, ma mi divertirò anche io al day one a sparare cazzate 🤣.
Al di là di questo e commentando il resto... Un po' di tempo fa, con un altro ragazzo che vi segue, ci siamo messi a parlare di Giappone e di come ci sia una catena di Alberghi che patteggia per l'estrema destra giapponese.
Gli ho fatto un discorso simile a quello che fa Pietro, perché tanto i nostri soldi vanno sempre a supportare qualcosa che non ci piace.
Va bene fare scelte etiche anche in base a quello, anzi, va benissimo, però non dobbiamo sentirci in colpa se decidiamo di usufruire un servizio perché magari più comodo ed economico.
Il problema grosso è che perdiamo controllo dei soldi una volta che lasciano il nostro portafoglio.
Non sappiamo mai esattamente dove i nostri soldi finiranno e quando non lo sappiamo, e in alcuni casi non possiamo mai sapere se il nostro denaro verrà usato per supportare cause che ci stanno antipatiche.
Dunque... O uno smette di vivere nel capitalismo, o si cerca un compromesso.
Non possiamo vivere in modo etico al 100%, il videogioco è intriso di capitalismo, sia per come funzionano alcuni videogiochi, sia perché le aziende sono mosse dai soldi e si differenziano gli investimenti in base ai ricavi futuri (e il settore delle armi è da sempre uno dei più redditizi).
Dunque non vedo soluzione se non accettare il compromesso: fare scelte consapevolmente, ma non condannarsi o privarsi di qualcosa solo perché altrimenti ci si sente la coscienza sporca.
Altrimenti non dovremo comprare.manco smartphone né PC, visto il dispendio di risorse non rinnovabili che si usano e lo sfruttamento intensivo dei lavoratori.
Alla fine centinaia di messaggi e scambi, per mettere insieme qualcosa di sensato. Poi però se non mi fai passare per il fan di HK e avvocato difensore meglio, anche perché in linea generale concordo su tutto. Plus Geffoni film festival non male