I videogiochi sono malati. E l'industria è il tumore.
Tre storie su come il capitalismo stia rovinando l'ennesima cosa bella
La stessa cosa che mi impedisce di essere un buon giornalista è quella che mi costringe a fare Gameromancer.
Mi manca il distacco, la distanza dalle storie che racconti che è fondamentale per raccontarle bene.
Però ti sfido a mantenerlo, ‘sto cazzo di distacco, davanti a storie come quelle che sono qui ancora una volta a raccontare.
Non posso essere un buon giornalista. Per fortuna non devo: ne è rimasto qualcuno perfino in Italia, e perfino nei videogiochi. Uno di questi è Massimiliano Di Marco, e la lettura dell’ultima issue di Insert Coin è quello che mi assolve dalla responsabilità di presentare i fatti per bene, visto che lo ha già fatto lui.
Tu adesso seguimi. E preparati a bestemmiare.
✊Dinosauri che stanno costruendo il meteorite | segamentale
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Non voglio più giocare, se le regole del gioco sono queste.
Non è nostalgia del cazzo. Sono sempre stato convinto che “nuovo è sempre meglio”, come diceva Barney Stinson in quella vecchia serie tv. Che il videogioco migliore della mia vita sarebbe stato sempre il prossimo.
Ma come cazzo faccio a continuare a giocare, se giocando continuo ad alimentare questa merda?
Epic la settimana scorsa ha licenziato mille persone. Nulla di nuovo: va così da tre anni se non di più, e in generale i diritti dei lavoratori nel settore videogiochi sono più o meno come Dio: non esistono, e se esistono di noi condannati a vivere quaggiù non gliene frega un cazzo. B-Human, vite di seconda classe eccetera eccetera.
C’è un ma. Tra queste mille persone c’era Mike Prinke. Perché è importante? Perché Mike ha un cazzo di tumore al cervello. E Tim Sweeney sfanculandolo gli ha fottuto l’assicurazione sulla vita.
Non appena la notizia è uscita, Sweeney ha promesso di risolvere tutto. Non poteva saperlo, ci sono politiche rigide sulle informazioni sanitarie dei dipenenti, la salute di Mike non è stata certo un fattore nel licenziarlo.
Gli credo. D’altronde il fattore ce l’ha già detto lui: “stiamo spendendo più di quello che guadagniamo”. Le stesse motivazioni di tre anni fa, quando Epic ha licenziato altre 800 persone. Tre anni e non è cambiato un cazzo.
Fortnite non sta andando male, solo non cresce più secondo le previsioni degli executive. E l’unica soluzione che quegli executive concepiscono è “lasciamo a casa stronzi tipo Mike”. Si dà la colpa a TikTok, additato come causa di quelle 4-5 ore che Fortnite “ha perso” rispetto all’anno scorso. Il tuo giochino è meno appetibile del doom scroll.
Sai chi potrebbe risolvere il problema? Il Game Designer che hai deciso di licenziare per ammortizzare i costi nel breve periodo.
Potresti pensare che Mike abbia avuto sfiga, perché alla fine chi cazzo lo conosceva Mike prima di tutta questa indignazione. E allora devo mortificare il cadavere ancora caldo di Ivy Road, usandolo come reperto per avere ragione in una discussione dove mi auguro davvero di aver torto, anche se i fatti sostengono il contrario.
Ivy Road è lo studio che ha sviluppato Wanderstop. È uno di quei giochini cozy che vanno molto di moda adesso – chiediamoci come mai, magari, perché la risposta temo sia “perché siamo alle soglie dell’apocalisse.
È un bel giochino cozy: 2600 e rotte recensioni su Steam, 92% delle quali positive, e al di là dei numeri io ci ho giocato e l’ho amato proprio perché riesce a parlare di depressione, aspettative e di come la società ci incateni ad un personaggio con cui finiamo per identificarci e inevitabilmente andare in crisi quando qualcosa si rompe, se quel personaggio è centrale nella nostra identità.
Ho avuto questo problema anche io nel mio piccolo, una persona a cui ho voluto un bene che faccio fatica ad esprimere a parole mi accusava spesso di identificarmi troppo con Gameromancer. Ma ti sfido a non farlo quando tutto il mondo ti riduce a Gameromancer e sei “il terrorista”, quello delle polemichette e della sborra per tutti anche se dentro sai di avere un mondo che come tutti i mondi è infinitamente più complesso dei giochi di parole del cazzo dietro cui ti nascondi. Probabilmente è per questo che ho amato Wanderstop. Quel discorso sul distacco che facevo all’inizio, no?
Wanderstop non è manco un’opera prima. Dietro ci sono nomi pesantissimi. Wanderstop è Davey Wreden, uno che con The Stanley Parable ha cambiato per sempre i videogiochi. Wanderstop è Karla Zimonja, che nel curriculum ha cose pesanti tipo Gone Home e Minerva’s Den, la campagna DLC single player di Bioshock 2. Wanderstop è C418 – compositore dietro Minecraft – e altre 15 persone con ruoli meno lead, ma non per questo meno importanti.
Ivy Road ha chiuso una settimana fa.
Il motivo? Non hanno trovato nessuno disposto a finanziare il loro nuovo progetto, Engine Angel.
Ora, io Engine Angel chiaramente non ho potuto giocarlo, come tutti i comuni mortali ho visto solo il teaser pubblicato l’anno scorso su X dove si mostrava qualcosina del gameplay. Il punto però non è quanto potesse funzionare Engine Angel, il punto è che se perfino aver tirato fuori dei successi indiscutibili non basta, per poter continuare a giocare al grande gioco dello sviluppo di videogiochi, dove cazzo sta andando l’industria?
Essere Davey Wreden è come essere Mike Prinke, o Pietro Iacullo per quello che vale, se il tuo nome non conta un cazzo.
L’ultima storia da tirare fuori adesso riguarda l’IA. Tutto ultimamente riguarda l’IA.
Max H. lavora in Warhorse. Dovrei dire “lavorava”, perché il 27 marzo è stato convocato in ufficio e gli è stata comunicata la notizia che la sua figura era “obsoleta". Chi ha preso la decisione ha sostenuto servisse a rendere “lo studio più efficiente”.
Max in Warhorse – che sono i dev di Kingdom Come Deliverance – si occupava di traduzioni. E come avrai capito è stato sostituito dall’IA.
Questa storia però non riguarda Max. Riguarda noi. Soprattutto noi giocatori italiani. Negli ultimi anni c’è stata molta polemica dalle nostre parti ogni volta che uno sviluppatore ha deciso di non doppiare (o in qualche caso di non localizzare nemmeno i testi) del suo videogioco. Da un po’ di tempo a più voci si sostiene che la soluzione sia l’IA, perché abbassa vergognosamente il costo di una localizzazione – e finanche di un doppiaggio – e la speranza è che quindi si prenda in considerazione di nuovo anche l’Italia. Posto che non viene preso in considerazione, per inciso, perché ci sono solo una cosa come 20 milioni di giocatori e il grosso di questi è su mobile.
A noi gamer italiani di Max H. non fotte un cazzo. “È il progresso, è successo pure con la Rivoluzione Industriale”.
Giocare ai videogiochi doppiati e localizzati vale più della dignità di chi li doppia e traduce. Tu lo chiami progresso, io lo chiamo egoismo. Pure abbastanza del cazzo, visto che tanto poi quei giochi doppiati dall’IA non li comprerai comunque.
È un po’ facilone dare tutta la colpa agli executive. Se la meritano, eh, prendono decisioni guardando i loro fogli Excel senza considerare che nessuna formula di Excel è in grado di rappresentare numericamente il valore delle manovalanze che stai mandando a fanculo. Risparmierai pure nel breve, ma nel lungo periodo chi resta a sollevare l’industria, se i talenti vengono mandati via e non trovano nessuno disposto ad investire?
Abbiamo le nostre responsabilità anche noi, ogni volta che scegliamo di mercificare il videogioco facendo pensieri del cazzo come “tanto lo doppia l’IA” o “DLSS5 è una ficata pazzesca” – ficata pazzesca per cui adesso PS5 la paghi 650€, 150 in più rispetto al day one.
E allora l’unico modo per vincere a questo gioco è smettere di giocare.
Non con i videogiochi. Con le vite di chi li fa.
🎙Quanto è invecchiato Bloodborne? | podcast
La risposta veloce è “non è invecchiato ed è ancora una ficata”. Ci abbiamo comunque fatto un’ora di podcast. Pigia su play.
🧂Altro sale per la tua settimana
Ma non vi siete rotti il cazzo di Harry Potter?
di Andrea “Sovrascritto” Scibetta
Evidentemente no, che domanda idiota.
Il trailer della serie non l’ho visto e non lo voglio vedere, non me ne frega un cazzo.
Ho amato i libri di Harry Potter visceralmente, quando andavo alle scuole medie. E per quanto JK Rowling si sia rivelata una persona di merda non riesco a odiarlo. Né i libri, né quei filmetti che hanno fatto all’epoca che non fate che riguardarvi a Natale per sentirvi di nuovo bambini.
Sono stato a guardare la vostra emozione per Hogwarts Legacy. Che al di là del boicottaggio era una robetta e ci avete giocato soltanto per sentirvi di nuovo bambini, che aspettano e sperano inconfessabilmente nella letterina e ora finalmente ne comprano una virtuale alla modica cifra di 69.90.
Adesso vi guardo emozionarvi per una serie che parla sempre e solo al vostro portafogli. Come un ennesimo spin off di Game of Thrones, un’altra operazione pensata a tavolino per accontentare i trentenni di oggi vendendogli un abbonamento a qualche servizio di streaming. Per addormentarne un po’ di più le coscienze, ogni sera su un divano, alienati, coccolati ancora una volta da Harry Potter, quanto era bello avere 10 anni.
Ma non vi siete stancati di comprarvi la nostalgia?
⛪Patreon & opere di bene
Se ti sono piaciute le stronzate che leggi qui sopra, sappi che su Instagram, Tiktok e YouTube ne esce una quasi ogni giorno.
Se ti balla la fresca in tasca, c’è Patreon. Se devi pagare qualcuno, paga chi non ti prende per il culo.
Pokopia, l’angosciante lettera d’amore ai Pokémon | spammini
Sopra di sfuggita parlando di Wanderstop dicevo “chissà com’è che i giochini cozy funzionano negli ultimi anni”. Pokopia penso che incarni alla perfezione questo spirito andando oltre le meccaniche di gioco, mettendo su schermo anche il perché stiamo giocando cozy: per fottuta paura della fine del mondo.
Ci ha scritto delle cose Luca “GKido” D’Angelo sull’altro sitino →
L’altro giorno si parlava sul gruppo Telegram JoinTheRebellion di questa faccenda di Epic Games che licenzia i malati terminali. Mi è venuto proprio dal cuore un commento che suonava tipo “i dinosauri hanno avuto sfiga, noi il meteorite invece ce lo stiamo costruendo e lanciando addosso da soli”.
Non è una novità che molto di quello che poi diventa content™ nasca da discussioni con la gente su Telegram, e se c’è una cosa in cui penso di poter dire negli anni siam stati bravi è stata proprio quella di attirare gente capace di stimolare queste discussioni. Pochi, nell’era dei numeroni degli influencer. Ma abbastanza per non staccare ancora la spina, per provare a cambiare le cose anche solo una persona alla volta.
Se sei arrivatə fin qui credo proprio che sei dei nostri. Benvenutə nella Ribellione, vige la bestemmia libera.
E cerchiamo di fare il nostro meglio per fare da argine al peggio che il mondo ci propone giorno dopo giorno.
Pietro Riparbelli era un correttore di bozze infallibile che ha trascorso l'intera vita ad allenarsi nel suo mestiere. Incapace di riprendersi da due recenti errori di battitura, cerca il leggendario maestro Winters per farsi allenare, ma crolla in una foresta.


