Hollow Knight: Silksong esiste davvero
Un botta e risposta su aspettative, cultura dell'hype e sul tempo che passa
Pare che alla fine Hollow Knight: Silksong esista davvero e sarà addirittura giocabile alla Gamescom. E non solo per poche persone privilegiate, proprio sullo showfloor di Nintendo, accessibile a chiunque decida di pagare il biglietto.
Per me Silksong non vuol dire molto, nel senso che riconosco l’importanza di Hollow Knight per la consacrazione dei metroidvania tra il grande pubblico ma se dovessi fare l’esercizio di stilare una mia personale top 10 del genere probabilmente non occuperebbe nessuna posizione.
Per Richard “Tempesta” Sintoni e per Mr. Dissidenza Critica, alias Andrea Scibetta, però è diverso.
Per loro Hollow Knight è una cosa importante e quindi di conseguenza Silksong non può che essere una roba a cui guardare con speranze, paure, aspettative. Questa settimana la Voce della Ribellione è la loro, perché avevano tutti e due bisogno di buttare fuori qualcosa.
Prima della doppia-segamentale-botta-e-risposta però c’è l’ennesimo podcastino un po’ sui generis di questa lunga estate pazzissima.
[podcast] Vinci il giochino! – Scibetta non ha l'acqua e neanche una connessione
Qualche mese fa su insistenza di Calzati (e perché da piccolo volevo essere Enrico Papi, ma soprattutto su insistenza di Calzati) ci siamo inventati questa stronzata di Vinci il giochino.
In buona sostanza è un rip-off di un quiz televisivo ma a tema videogiochi e in formato podcast, ne registriamo mediamente uno al mese per chi paga il Patreon – paga il Patreon, pezzo di merda – e insomma è una baracconata, ma fa un sacco ridere. O almeno fa un sacco ridere vedere gli stronzi che fanno il podcast con me andare in difficoltà per le domande che ho immaginato.
Questa settimana abbiamo pensato che fosse una buona idea confezionare una puntata a beneficio di tutta la gente che ascolta il podcast, in modo da rendere chiaro a tutti che di videogiochi, in fondo, non sappiamo un gran cazzo.
Buon ascolto. Stronzə.
[seghementali] Come la mettiamo con Silksong?
Ma secondo te, Silksong potrà mai soddisfare le aspettative che gli abbiamo costruito attorno?
di Richard “Amaterasu” Sintoni
Oramai la Gamescom è dietro l'angolo, e con essa pure la demo giocabile del titolo di Team Cherry che stiamo aspettando come la seconda venuta di Cristo.
E pure sta benedetta e fantomatica data di uscita , che dovrà tassativamente precedere o coincidere con l'uscita della Rog Ally brandizzata Xbox visto che Microsoft ha garantito Silksong su Pass per il suo lancio.
Però più di una data di uscita io ci vedo una deadline oramai.
Perché oramai sono passati sei anni da quel 14 febbraio 2019, con l'hype che si è prima raffreddato per poi lasciare il posto a boh, non disinteresse ma quantomeno un tot di indifferenza per qualcosa a cui non ci credo più.
E più ci avviciniamo più so che tornerà l'hype, la FOMO, quella voglia di preorder da tenere a bada perché sei anni sono tanti e l'inculata di Cyberpunk 2077 ancora me la ricordo. Fa il paio con le aspettative per Fallout 76 al D1 e pure con Callisto Protocol.
Avete presente Clint Burton in Endgame no? "Ti prego non darmi speranza". Ecco, non voglio averne di speranza per Silksong.
Non voglio sperare che Paganini si ripeta per poi restare con un pugno di mosche in mano.
Il mio hype per Silksong si è spento da anni, ma mai la mia fiducia nel fatto che sarà bellissimo.
di Andrea “IncidenteDiplomatico” Scibetta
Ricordo quando ancora nella roadmap di Hollow Knight c’era un quinto dlc con Hornet giocabile. E la sicurezza che sarebbe stato molto figo, dopo quattro DLC di bellezza crescente.
E il periodo in cui guardavo le dirette sperando finalmente lo mostrassero. Speranze puntualmente deluse.
Hollow Knight è uno dei miei giochi preferiti, un metroidvania moderno e quadrato, profondo e intuitivo. Non ho dubbi che Silksong sarà un gioco diverso ma altrettanto riuscito.
Non ne ho proprio per via dei 6 anni di sparizione.
Sono certo che questi tre australiani totalmente a-social che hanno minuziosamente e amorevolmente curato il loro “piccolo” videogioco per anni stiano facendo lo stesso col secondo.
Ho fiducia totale che ciò che li ha spinti a trasformare un dlc che doveva uscire 5 anni fa in un sequel che ancora non è uscito sia stato l’amore per il loro mondo virtuale di piccoli insetti.
Nessun hype, solo una tranquilla e paziente fiducia.
Altre cose di giochini di cui parlare questa settimana
Viviamo in un mondo dove la pirateria è peggio dei genocidi.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Se decidessi di scaricare illegalmente l'ultimo Doom o anche solo di condividere il mio account Xbox con un amico per pagarlo metà a testa starei violando i termini del servizio. Usare Azure per spiare milioni di chiamate di quella popolazione che sto opprimendo però è ok, m'ha dato il placet Satya Nadella.
Siamo qui a farci la guerra sulla sostenibilità di Game Pass, ma la cosa che dovrebbe essere davvero insostenibile è questa.
Quello di Microsoft è solo un esempio, ha solo la fortuna di essere quello che è più trendy in questo momento e più facilmente collegabile ai videogiochi. Ma quante volte qualcuno ha preso i nostri soldi e li ha usati per rendere il mondo un posto peggiore?
Anche su piccola scala, perché quando il creatore di Five Night at Freddy's decide di usare i proventi del gioco per sostenere campagne anti-abortiste il male che viene fatto è lo stesso.
Cambieranno la quantità e la qualità dei diritti calpestati, secondo qualcuno, ma per quale motivo dovrebbe essere importante?
Viviamo in un mondo che pretende di dirci cosa non ci dobbiamo permettere di fare per tutelare gli interessi di quegli stessi pochi che poi non ci pensano due volte a barattare le nostre vite per qualche dollaro.
E la cosa peggiore, forse, è che tutto sommato manco ci interessa finché i server di Microsoft non sono usati per distruggere noi.
Dark Souls è un metroidvania. Punto.
di Francesco “TheLawyer” Alteri – pubblicato originariamente il 26/10/2021
E io lo so che vi sta rodendo il fegato, probabilmente quanto rode a me quando sono costretto ad usare le etichette per parlare con la gente.
Purtroppo, però, trovare il genere videoludico è il modo più semplice per indicare le meccaniche spogliate dell'estetica dietro un videogioco. Un linguaggio snello che mi permette di prendervi a schiaffi quando esaltate la libertà in mappa di Dark Souls e poi mi dite che il ricettacolo non è uguale ad ottenere il doppio salto.
Vi svelo un segreto: non sono le abilità a definire il genere.
I metroidvania sono videogiochi a progressione apparentemente non lineare, basati sull'esplorazione di una mappa interconnessa. Questa progressione non lineare è data da blocchi messi dai programmatori per guidarti durante l'esplorazione, altrimenti andresti a cazzo di cane in giro per la mappa. E diciamo che quello già lo fai nel tuo quartiere, riportarlo nei videogiochi non è proprio il massimo.
Questi "blocchi" di solito sono abilità, ma possono essere qualsiasi cosa sotto l'etichetta "utility", quindi anche chiavi, campane, marchingegni che non si muovono. Ora, alla luce di tutto questo, con le miriadi di chiavi che ci sono in Dark Souls, con gli eventi principali che sono bloccati dall'ottenimento di un oggetto x (anello di Artorias, ricettacolo, le campane per la fortezza di Sen) come cazzo fai a dirmi che Dark Souls non è un metroidvania?
Ah, i numerini, che scemo! Però aspe... Super Metroid no, ma mi sbaglio o l'altro videogioco che ha dato il nome al genere aveva i parametri... Com'è che si chiama? Quello che rompi facile proprio come Dark Souls perché i numeri del cazzo spaccano sempre tutto? Ma certo! Castlevania: Symphony of the Night!
Però forse è colpa mia. Forse non ho tenuto conto del fatto che normalmente il termine "genere" viene usato anche per la veste estetica del titolo, che, in fase di analisi, è separata dalle meccaniche.
Ma sì, anche sti cazzi, tanto non sarà questo post a risolvere il problema e voi continuerete a sparare cazzate.
Ditemi una cosa però: il vostro amato Control che cos'è?
Lords of the Fallen ci dimostra che “Go woke go broke” è una stronzata.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Qualche mese fa Ryan Hills di CI Games, lo studio dietro il clonazzo più inutile di Dark Souls disponibile sul mercato, si era cimentato in un’analisi spicciola di mercato che gli è recentemente tornata in culo.
Hills sosteneva che “sebbene alcuni videogiochi hanno incluso agende sociali e politiche nelle loro esperienze, è chiaro che molti giocatori non apprezzano questo tipo di approccio”. E ancora “i nostri giochi sono sviluppati con l’obiettivo di massimizzare il divertimento dei giocatori e il successo commerciale, e per questo motivo non integreremo agende sociali o politiche in futuro, visto l’alto rischio che comporta”.
Lords of the Fallen, uscito ormai due anni fa, non include infatti nessuna di queste agende. Ma non ha lo stesso generato ancora profitti per CI Games.
Quello che Hills non ha considerato nella sua analisi è che molto banalmente la maggior parte di chi videogioca non partecipa a queste guerre dell’Internet dove ci scanniamo su quanto faccia schifo l’ultimo Spider Man che ti fa giocare nei panni di una sordomuta. La massa non sa cosa sia Sweet Baby Inc. e probabilmente manco gli interessa.
L’unica, banale cosa che interessa alla maggior parte dei giocatori è se il giochino che gli stai proponendo merita.
Dragon Age The Veilguard ha floppato perché è scritto male, non perché dentro ci sono i gay. Black Myth Wukong ha venduto le madonne nonostante le posizioni del cazzo di Game Science perché invece pad alla mano è una figata.
Esistono giochi woke (qualunque cosa voglia dire) bellissimi e altri che fanno schifo alla merda.
Esistono allo stesso modo giochi fatti da gente no-woke che meritano comunque di essere giocati, e poi esistono i Lords of the Fallen di cui non frega un cazzo a nessuno.
Le agende politiche in questo non c’entrano un cazzo.
E stanno diventando la scusa di chi i videogiochi tutto sommato non li sa fare.
Fico. Ma se ne volessi ancora?
Vieni a farti un giro su Instagram, Tiktok e/o YouTube. Esce bella robina quasi ogni giorno feriale (Dio il settimo giorno s’è riposato, io mi riposo pure il sesto e se mi gira il cazzo pure il quinto) e purtroppo non tutta trova spazio qui. Tipo, se non ci segui sui socials ti sei perso quella storia di Nintendo che questa settimana ha schifato i poveri:
Ah, e conviene che ti iscrivi su Patreon anche solo con la tier gratuita (posto che “paga il Patreon, pezzo di merda”): ogni tanto viene fuori del content pensato in esclusiva per chi ci segue anche lì. Con calma perché comunque voglio dire siamo degli scappati di casa che fanno pure fin troppa roba, considerando che non è il loro lavoro, ma esce.
[spammini] Perché pensiamo che Death Stranding 2 sia meglio del primo?
Non mi fa impazzire l’idea di spammare le cose che scrivo io per The Games Machine qua, però d’altra parte non so se questa riflessione troverà mai spazio nei discorsi che stiamo preparando per raccontare Death Stranding 2. Per cui boh, magari ti interessa leggere un discorso che per una volta fa un uso sensato di Metacritic per parlare di game design, e nel caso ti basta cliccare il linkino e leggere.
Diversamente a me che cazzo me ne frega a me? Tanto mi hanno già pagato l’articolo (seh, magari) →
Parlando di cose che ho aspettato per una vita e poi mi sono cacato addosso di giocare, in teoria domani dovrebbe essere il day one di Hellblade 2 su PS5. Il caso vuole che da oggi sono ufficialmente in ferie, e potrebbe essere una buona occasione per affrontare finalmente questa paura e scoprire se “il mio Silksong” è all’altezza delle aspettative – come sostiene Fra – oppure ammazzerà i sentimenti che provo quando penso ad Hellblade.
La prossima puntata del podcast invece, salvo imprevisti dell’ultimo minuto, dovrebbe essere un cestone indie. Quest’anno stanno un po’ latitando, ma a differenza di altri spazi dove si parla di giochini indipendenti i cestoni hanno questo vezzo che prima di parlare delle cose dobbiamo giocarle, non basta aprire uno dei tanti siti che fa l’elenco delle uscite mensili e scegliere a sensazione le cose che sembrano markettabili.
Stiamo cambiando come giocatori, giochiamo meno ma penso di poter dire che giochiamo meglio. Chiaramente questo si riflette anche su come poi decidiamo di parlare di giochini. Sta cambiando anche l’indie, sempre più corporativizzato e posto dove se prima c’erano le idee adesso invece proviamo a fare delle cose pop ma più a basso budget perché non si può andare avanti a botte di videogiochi da 200-300 milioni di dollari.
In ogni caso, i piani per il futuro prossimo sono questi. Vediamo quanto ci mette la vita a scombinarli.
Intanto, vai a fanculo. Ci rileggiamo tra 7 giorni.
Pietro Riparbelli è un avvocato aziendale di San Francisco, i cui rapporti con la sua famiglia, in particolare con i figli Jack e Maggie, sono però complicati per via delle sue continue correzioni delle bozze che scrivono.





