Fuori i militari dai videogiochi
Se sono "cose da bambini" come mai ci reclutano gli eserciti?
È stata la settimana in cui per l’ennesima volta nella sua carriera chi sta alla Casa Bianca ha usato i videogiochi per la sua propaganda.
Donald Trump ha rilanciato uno stunt di GameStop USA in cui comunicava in stile militaresco “la fine della console war” (visto che Halo uscirà su PS5) postando una grafichina generata con l’IA di lui dentro l’armatura di Master Chief.
Non è la prima volta che Trump exploita i giochini per cercare consensi. Quello che dovrebbe preoccuparci è che succede a frequenza sempre maggiore.
Dal Gamergate (2014) all’estate 2020 in cui s’è tacciato The Last of Us Parte II di essere “troppo di sinistra” e dipinto Druckmann come “nemico dell’America” sono passati 6 anni. L’assalto a Capitol Hill – che è una roba figlia anche del Gamergate, non a caso tra i manifestanti c’erano diversi giocatori – è dell’anno dopo. Da Tyler Robinson che spara a Charlie Kirk citando Helldivers 2 allo stesso Helldivers 2 usato dai Marines per fare reclutamento passano un paio di mesi scarsi. Dai Marines che rifanno l’intro di Helldivers 2 a Trump che exploita Halo una settimana.
Ci dicono di volere fuori la politica dai videogiochi e intanto la sfruttano per reclutare. Il dramma è che non ci si limita a reclutare elettori ed elettrici, ma da un bel po’ si usano i videogiochi per formare gli eserciti quelli veri e semplicemente non ce ne eravamo accorti.
Dopo il podcastino segue il solito approfondimento.
Corri Salta Spada: Un’altra puntata sui giochini droga | podcast
Questa settimana ho giocato 19,5 ore a Tower Wizard.
È facile farcene un bordello perché è un idle game, uno di quei giochini che va avanti per i cazzi suoi e ti richiede ogni tanto di cliccare qualcosa per velocizzare i processi o allocare risorse. E quindi è finita che Tower Wizard girava in background sul PC mentre lavoravo e di tanto in tanto alzavo la finestra per vedere come stavano andando le cose alla Torre, quanto era cresciuto il mio Drago e quanto oro i miei alchimisti avevano forgiato (in modo da poterlo tramutare in altre pietre che combinate sarebbero diventate altri artefatti e avrebbero velocizzato il crafting di altre risorse, tra cui l’oro stesso).
Ad un certo punto però quella cazzo di finestra non è tornata più in background.
Ormai Tower Wizard mi tirava fuori risorse così velocemente che potevo arrivare dall’inizio alla fine di una partita in una ventina di minuti. Diventava quasi una questione di speedrun, di provare più approcci per capire se fosse più efficiente estrarre prima il più velocemente la magia o fosse meglio dedicarsi alla conoscenza, se era meglio addestrare Saggi per l’accademia o addestratori per il drago.
E quindi ho continuato a giocare a Tower Wizard finché non ho capito quale fosse la routine migliore, perfezionandomi run dopo run in modo da accumulare punti più velocemente per sbloccare bonus per la partita successiva.
Questa settimana ho giocato 19,5 ore a Tower Wizard. La cosa più stronza è che mi è costato 3€.
A che serve la droga, quando esistono i videogiochi?
Ninj4 col Rolex | Patreon
Se sei un pro Ninja Gaiden lo giochi a Facile.
Mai mi sarei aspettato di vedere un nuovo Ninja Gaiden 3D, men che meno con lo zampino di Platinum.
E la cosa figa è che spacca pure. Ma volete un consiglio di chi si spara in vena stylish action da quasi 20 anni? No? Ve lo beccate lo stesso.
Igno ha usato i tuoi soldi per comprarsi Ninja Gaiden 4. E quindi se paghi il Patreon, qualunque tier del Patreon, puoi ascoltare mezz’ora di lui che ti parla del giochino. Dovresti decisamente rivedere il modo in cui sprechi i soldi, ma se proprio vuoi sostenere Gameromancer:
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Niente russo, ma non solo i russi | segamentale
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
I videogiochi stanno reclutando eserciti.
E non parlo degli eserciti figurati che la destra forma a botte di Go Woke Go Broke o altri espedienti del genere (posto che figurati fino a una certa, dal momento che iniziano a sparare pure fuori da Helldivers 2), parlo di eserciti veri, armati con pallottole vere per fare morti veri.
La Russia di Putin si è inventata Berloga, un giochino in cui sei un orso che deve abbattere sciami di api. Giocarci elargisce crediti scolastici e borse di studio, ma i giocatori più brillanti vengono reclutati per costruire nuove armi e per insegnare agli adulti come si pilotano i droni.
Non che in occidente si sia cazzeggiato, da questo punto di vista.
Già nel 1996 i Marine avevano sviluppato una mod di DOOM II, Marine Doom, con l’intenzione di usarla per addestrare i soldati “in tattiche e comunicazioni”. Si potrebbe obiettare che Berloga va oltre, perché non usa i videogiochi per potenziare le skill di gente già arruolata ma la usa per arruolare, solo che poi cerchi su Google “The Army Experience Center” e scopri che l’esercito americano usava i videogiochi per reclutare giovanissimi già 10 anni fa, la Russia si è limitata a rendere la cosa più sistematica.
Non fare l’errore di pensare che “tanto in Italia non succede”, perché anzi, succede con pure un pizzico di pinkwashing: tra i partner del progetto Girls Code It Better figura Mecaer Aviation Group, che opera nel settore militare fornendo sistemi e tecnologie avanzate per aerei ed elicotteri.
La prossima volta che qualcuno ti dice che i videogiochi sono roba da bambini, non citargli quanti soldi fatturano o quanto Assassin’s Creed II ti abbia insegnato il Rinascimento. Parlagli di Berloga, di Six Days in Fallujah, anche solo di come Call of Duty fa revisionismo storico peggio di quel cazzo di film di Benigni sull’Olocausto.
Parlagli di tutto questo e digli che magari avesse ragione lui, perché nessun bambino ha mai reclutato eserciti.
Tocca ringraziare Luca Carotenuto per la segnalazione (perché c’eravam colpevolmente persi sia la questione Berloga che quella attorno a Mecaer).
Altre cose di giochini di questa settimana
Nintendo s’è presa un brevetto in culo
di Richard “Amaterasu” Sintoni
I goal subiti in casa fanno sempre male. Ma se li subisce Nintendo beh, non è che dispiaccia così tanto.
Dopo le 22 su 23 richieste fatte a e respinte dall’ufficio brevetti statunitense, la sconfitta arriva anche in suolo nipponico, dove Nintendo s’è vista tornare a casa l’applicazione 2024-031879.
Questa faceva parte di una serie di richieste incentrate su alcune meccaniche di cattura, ed è stata rispedita indietro per motivi molto simili a quelli statunitensi, ovvero mancanza di “sufficiente inventiva”.
Molto semplicemente: guardate che sta roba che volete brevettare la facevano anche altri prima che voi iniziaste a rompere i coglioni al creato. Tipo Ark, Monster Hunter eccetera.
Nonostante non vi sia nulla di definitivo, questa sconfitta si accumula ad altre situazioni legate alla causa contro PocketPair, che assume contorni sempre più discutibili mano a mano che il tempo passa.
Soprattutto alla luce del lancio di Pokémon Z/A, che nonostante stia vendendo le madonne col suo comparto grafico “abbastanza retrò” ha svelato un po’ il segreto di Pulcinella, ovvero che Nintendo a Game Freak molla gli spiccioli per i giochini.
D’altronde, perché sbattersi tanto per un contenuto da serie B come i giochini dei Pokémon se le carte e i pupazzini di Pikachu muovono i milioni?
E soprattutto, perché chi si lamenta dei balconi non si rende conto che a Nintendo dei Pokémon non gliene batte un cazzo se non quando c’è da provare a spennare la gente?
Se la grafica non conta non c’hai capito un cazzo.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo – restyle di un vecchio post del 30/05/2023
L’elenco di merda che sbagliava TUTTO ma esteticamente una botta gliel’avresti data è infinita. E infatti alla fine una botta gliel’hai data davvero. Ti sei portatə a casa Narita Boy ammaliato dalla sua direzione artistica anche se è un platform dove il level design è inutilmente artificioso e alcuni salti devi farli con l’uppercut perché salta quei due pixel in più che servono per agganciarsi alla piattaforma. Hai giocato Trek to Yomi inneggiando a Kurosawa quando al massimo meritava l’Asse Roma-Tokyo-Berlino.
Hai perfino voluto ricomprare a tutti costi The Last of Us Parte 1, a riprova che ti interessa più il modello poligonale di Ellie che la sua cazzo di IA.
La grafica conta eccome. È il nuovo oppio dei popoli, perfetto specchio di una società dell’immagine dove non si legge più e l’unica cosa che ha ancora significato di un libro è la sua copertina.
La grafica ci piace perché è a prova di imbecille.
Il requisito minimo è avere almeno un occhio. Non serve altro, a meno di essere non-vedente hai tutti gli strumenti per capire quello che è lo strato più superficiale e meno interessante di un’opera.
La cazzo di grafica parla alle masse e smuove le copie vendute. Conta un sacco. Fa la differenza tra essere Stray ed essere The Gunk. Tra il giochino dei pokémon e quel JRPG francese che ti ha fatto impazzire.
Quindi risparmiami il tuo populismo del cazzo.
O fammi vedere la tua libreria su PlayStation Network per capire quante volte ci sei cascato anche tu.
Non sapevo di aver bisogno di Hellblade 2. O almeno, non credevo di averne bisogno.
di Richard “Carrello1990” Sintoni
A dirla tutta mi sembrava pure superfluo un secondo capitolo, che la storia di Senua poteva tranquillamente finire col primo e che un altro viaggio avrebbe rischiato di rovinare un capolavoro.
Perché sono un coglione. Ma in fondo, lo siamo stati un po’ in tanti.
Mea culpa, nostra culpa per aver pensato che Ninja Theory avrebbe dovuto ridipingere la Gioconda per replicare il successo del primo, per poi trovarci davanti l’Ultima Cena e non riuscire a dire nemmeno una parola.
E forse questo era quello che si meritava sto gioco, solo un rispettoso silenzio.
Non una parola sul combat system che “è troppo monotono”. Poco importa se ogni colpo di spada tirato da Senua lo senti attraverso i polsi. Senti la sua fatica, il suo dolore. La sua paura.
Non una parola sui suoi ambienti “troppo lineari”. Talmente lineari che in poche ore ti portano dalle scogliere assolate alle grotte più scure, dalla tranquillità della brezza fino alla fredda claustrofobia.
Non una parola sulla longevità, che dura troppo poco per quello che costa. Perché siamo talmente stronzi da pretendere di pagare 1€ per ora giocata. Scordandoci che a ore si pagano le scopate, non l’amore.
Forse non ce lo meritavamo Hellblade 2. Di sicuro non me lo meritavo io, che in sei ore mi ha aiutato quasi quanto anni di musica e letture sull’autoaccettazione. E pure un tot di terapia a dirla tutta.
Su una cosa avevo ragione: che Hellblade 2 non è come il primo. E manco doveva esserlo.
Perché nessuno dovrebbe essere obbligato ad essere come i suoi genitori.
Come non perdersi robe del genere
Quasi tutte le mattine alle 9:00 su Instagram, Tiktok e/o YouTube esce un contenuto video di 60-90 secondi con riflessioni di questo tipo. Se metti un follow sei sicurə che non te ne scappa nessuna.
Chi non riesce ad empatizzare con Maelle è un insensibile del cazzo | Crowdsourcing
Una delle prime cose che abbiamo deciso di fare sul Sacro Blog™ ormai 6 anni fa era dare spazio a chiunque sentisse la necessità di scrivere cose. Questa settimana è arrivato il contributo di Camelia, che (ovviamente con un po’ di spoiler su Clair Obscur) torna a discutere del finale dell’opera.
Mi è garbato molto e magari potrebbe garbare pure a te, quindi leggi →
Se Halo diventa bandiera dell’ultradestra | spammini
Daniele Dolce su The Games Machine questa settimana ha deciso di farsi del male proponendo un’editoriale sulla faccenda di Halo e Trump accennata nell’intro, che si è tradotto in una serie di commenti su Facebook del tipo “parlate di videogiochi che è meglio”.
Ora, come noto diversa gente dietro Gameromancer presta la penna anche a TGM, e Daniele a prescindere da questo è comunque una persona che conosciamo, stimiamo e reputiamo amica (non so se lui sia d’accordo ma non ha voce in capitolo. Forse). Quindi solito disclaimerino “conflitto di interessi in corso”, ma il pezzo è una bella lettura assolutamente necessaria e assolutamente in continuità con questa newsletter. Quindi leggi pure qua →
Possiamo pretendere di tenere fuori la politica dai videogiochi, ma la politica ormai i videogiochi li ha fiutati.
Non sono più gli anni 80’-90’ in cui è facile prendere Doom, Mortal Kombat o Carmageddon per fare proselitismo facile parlando di come i giochini siano la radice di tutti i problemi del mondo. Oggi i videogiocatori sono davvero la radice di tutti i problemi del mondo, perché sia la politica stessa che il marketing ci hanno dato un potere che non siamo evidentemente in grado di amministrare.
Da qua non si torna più indietro. È necessario che iniziamo a togliere la testa dal culo, che si lotti per una migliore Cultura dentro il videogioco perché non ci possiamo più permettere il lusso di considerarli giochini e basta, che si costruiscano strade che ci migliorino come esseri umani che passino anche attraverso i videogiochi e come ne parliamo.
Anni fa avrei detto che questa cosa era necessaria farla tutti assieme. Oggi che sono un paria per scelta di altrə scelgo lo stesso di fare quello che ritengo sia giusto. Non riesco a vedere più un ambiente Cultura del videogioco senza barriere come forse l’avrebbe voluto The Boss se fosse stata una giocatrice invece di un soldato, ma sento la necessità di provare a fare in modo che possa esistere per quelli che verranno dopo, quando gli attori protagonisti avranno facce meno ipocrite, meno giustizialiste, meno da culo.
Tutto quello che posso fare è continuare a scrivere. A montare video, a fare podcast, a parlare di tutta questa merda IRL con chiunque non mi abbia ancora mandato a fanculo, perché se è vero che i videogiocatori sono la radice di tanti dei problemi di oggi io resto convinto che i videogiochi siano una cura.
Se non ci chiudono prima, ci rileggiamo la settimana prossima.
è un mercenario errante che assume le sembianze di un onryō (spirito vendicativo) ed è in cerca di vendetta per la morte della propria famiglia, massacrata sedici anni prima ad opera dei “Sei di Yōtypo”.






Ricordo che a Games Week c'è lo stand dell'esercito
Gran bella newsletter