Ero l’impiegato del mese, ora sono carne morta
Tutto è politica, anche Oddworld: Abe’s Oddysee
Mai come questa settimana è importante ribadire che tutto è politica.
Un’associazione no-profit australiana ha dichiarato guerra al porno sull’Internet e come risultato spariscono un sacco di giochini da Steam. E pure da Itch.io, che dovrebbe essere la roccaforte dell’indie-quello-vero, ribadendoci una volta di più che non si sfugge dal capitalismo.
Non si sfugge al capitalismo nemmeno nei videogiochi, soprattutto nei videogiochi. Manco una mesata fa Krafton rimuoveva in modo forzato da Unknown Worlds Ted Gill (CEO), Charlie Cleveland (co-founder e creative director) e Max McGuire (co-founder e direttore tecnico), sostituendoli con loro uomini tipo Steve Papoutsis, preso direttamente da Striking Distance – lo studio di Callisto Protocol. Il tutto, sembra, per ritardare deliberatamente lo sviluppo ed evitare di pagare ai tre un bonus di 250 milioni di dollari. Tutto questo non ha impedito a Krafton di spendere altri soldi per aggiungere al suo portfolio Eleventh Hour, lo studio di Last Epoch.
Però i videogiochi non sono solo sintomo di questa malattia. Sono anche una cura. Possono essere, anche una cura.
Ogni volta che un autore riesce ad exploitare il sistema e a parlare di depressione e suicidio in un videogioco sul wrestling, ogni volta che dentro quello che è solo un platform 2D ci finisce una critica feroce alla società e alle società, ogni volta che insomma onoriamo Cyberpunk 2077 giocando tutto quello che per fortuna non ha fatto la stessa fine, stiamo sviluppando degli anticorpi.
E a tal proposito…
[podcast] No More Heroes: una monografia di Suda51
Goichi Suda c’ha la stessa età di mio padre.
Siamo abituati a pensare che i vecchi stringi stringi siano tutti uguali, con le loro idee da boomer un po’ del cazzo e quella scorta infinita di paternalismo. Eppure Goichi Suda nonostante sia del ‘68 come mio padre non potrebbe essere più diverso da lui.
Mio padre non avrebbe mai mollato il posto fisso per mettersi a fare videogiochi, anche se “il posto fisso” era quello di becchino.
Goichi invece questo tarlo di uccidere il suo passato ce l’aveva già prima di diventare Suda51, di pensare di andare a lavorare per una software house che faceva giochi di wrestling semplicemente perché era un grandissimo otaku della disciplina.
Prima ancora di tirare fuori roba che in occidente sarebbe arrivata solo qualche anno fa, ma che in patria era stata abbastanza riconosciuta da coinvolgere proprio Goichi per uno degli sfortunatissimi Capcom 5, quei 5 giochini di Capcom che dovevano essere delle esclusive di peso per GameCube e che invece hanno finito per diventare multipiattaforma. Quattro di loro, almeno. Uno l’hanno cancellato, ma per fortuna non era Killer7.
È ironico che ad un certo punto succeda proprio a Suda51 di rimanere vittima del suo passato. Ironico che uno degli ultimi eroi dell’industria ne rimanga fagocitato proprio per colpa di No More Heroes.
[segamentale] L’odissea di Abe è la nostra odissea
di Richard “Amaterasu” Sintoni
Correva l’anno 1997, e sulla quasi neonata PlayStation arrivò un gioco che a suo modo fu una delle prime, spietate denunce al mondo che noi, quasi trent’anni dopo, stiamo vivendo.
Quel titolo è Oddworld: Abe’s Oddysee.
Sul lontano pianeta Oddworld l’impiegato Mudokon Abe sta lavorando fino a tardi, contemplando le varie pubblicità dei prodotti che il mattatoio dove lavora produce. Sterminando anche alcune specie per usarle nei suoi prodotti, un po’ tanto come il Giappone si ostina a fare con le balene mentre ci acceca con le luci di Akihabara.
Tutto questo finché casualmente non assiste alla riunione aziendale annuale del CDA delle Rupture Farms, dove gli azionisti Glukkon urlano disperati per il pesante calo dei profitti dovuto alla qualità sempre più scadente dei loro prodotti. Ma Molluck, il grande capo che ricopre le vesti dell’amministratore delegato, è tranquillo e sereno, perché sa già come rilanciare le vendite mettendo sul mercato un prodotto “nuovo e gustoso” (e New ‘n’ Tasty sarà poi il sottotitolo del remake dello stesso 17 anni e tre generazioni videoludiche dopo): la carne dei loro dipendenti-schiavi Mudokon.
Pausa. Tralasciamo per un secondo quella che poi sarà la missione di Abe per fuggire dal pianeta salvando quanti più dei suoi simili, perché già qui quella che è l’industria mostra la sua faccia più mostruosa, oltre al massacro sconsiderato che vabbè mi pare chiaro non sia minimamente giustificabile.
I Mudokon sono i loro dipendenti. Se il piano di Molluck dovesse andare avanti chi poi un domani lavorerebbe nel mattatoio? Risposta più immediata: chissenefrega.
Non è un problema immediato, basta che risaniamo il bilancio e ci riempiamo le tasche. Un po’ come sta facendo Microsoft coi licenziamenti selvaggi no?
Torniamo alla fuga di Abe: una volta uscito dal mattatoio, questo si imbatterà in uno sciamano Mudokon appartenente ad una delle tribù che vivono libere dal giogo dei Glukkon, in comunità con il pianeta e nel rispetto delle specie che lo abitano. Questo sciamano mostrerà ad Abe come i macelli disseminati in tutta Oddworld stiano devastando il loro pianeta e la vita che lo abita. Qui il nostro Abe si imbarcherà nella sua missione, ovvero esplorare le terre degli Scrab e dei Paramiti che ancora non sono finiti nei prodotti della Rupture Farms e ottenere dei poteri mistici che potranno permettergli di spegnere quella fabbrica di morte e liberare i suoi compagni ancora al suo interno.
Altra pausa. Il mondo, il nostro mondo, come lo conosciamo, sta profondamente cambiando. Sto scrivendo queste righe da un paesello in mezzo alle montagne della Valle d’Aosta, dove col cazzo che ‘sto caldo torrido è mai stato la normalità. Vedo di anno in anno la neve durante l’inverno cadere sempre meno, mentre la gente si incazza perché si sta cercando di limitare il traffico nelle vallate laterali chiudendo il transito alle auto dellə turistə per limitare l’inquinamento ambientale. E più passano gli anni più mi rendo conto che di speranze non ne abbiamo più, perché chi ha due soldi in tasca se ne frega della tutela del posto in cui vive. Vuole solo tutelare i suoi interessi, e sticazzi della fauna locale o della qualità dell’aria, bisogna fatturare.
La verità è che Oddworld: Abe’s Oddysee ci ha mostrato quello che sarebbe diventata poi la nostra attualità e che ancora oggi fatichiamo a realizzare, semplicemente perchè ci pare troppo brutta da concepire come davvero possibile.
Lo stesso Abe quando guardava le pubblicità dei prodotti che consumava aveva l’acquolina in bocca mentre si massaggiava lo stomaco, ha avuto bisogno di qualcuno che gli mostrasse cosa stava succedendo agli Scrab e ai Paramiti in libertà su Oddworld per rendersi conto di cosa stava attivamente contribuendo a distruggere. Mentre a noi non sono bastati film come Fast Food Nation o SuperSize me per renderci conto di che cosa stia facendo l’industria della carne al nostro mondo mentre va a braccetto col capitalismo più becero, che non si fa domande su quanto siano etiche le atrocità che si consumano nei macelli della produzione di massa, solo quanti soldi può mettersi ancora in tasca prima che la macchina si rompa del tutto. E accadrà, state certə che accadrà.
Solo che non ce le vedo più le grandi manifestazioni contro il capitale, almeno non in Italia. Un po’ per paura dei vari DL Sicurezza, un po’ perché la maggior parte di chi ci governa c’ha tutti gli interessi a tenersi buona la catena di comando delle grandi industrie. In culo alla sostenibilità del mondo e delle piccole imprese.
Rischiamo tuttə di svegliarci un giorno nei panni di Abe. Magari non perché finiremo in qualche pietanza da vendere al mondo che verrà, ma sostituitə da qualcosa che costa meno di noi beh, sta già succedendo tutto intorno a noi.
Magari oggi siamo dipendenti del mese, domani chi lo sa.
Altre cose politiche di cui avevo voglia di parlare
Non hai i soldi per giocare Donkey Kong Bananza? Allora ripiega su SteamWorld Dig.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Ben prima che i crypto bro rendessero il mining una tendenza Image&Form aveva reso le miniere assuefacenti. SteamWorld Dig è praticamente un metroidvania dove si scava sempre più giù alla ricerca di dungeon, risorse e segreti, diventando ad ogni ripetizione sempre più efficienti perché minando si raccolgono gemme che possono comprare zaini più grandi, picconi più efficaci e insomma a parole sembra una mezza merda ma bastano 10 minuti per rimanerci sotto a vita.
E dico a vita non a caso, perché SteamWorld Dig usciva per la prima volta nel 2013 su 3DS eppure l'ho ricomprato e rigiocato ad ogni re-release. Wii U, PS4, Switch... Pure sulla fottuta Steam Deck.
Ormai SteamWorld Dig te lo tirano appresso un po' dappertutto per meno di 10€ (un ottavo di quanto costa Bananza), non ti serve spenderne 470 di Switch 2 per poi dartela nel culo fino all'uscita della prossima major release e soprattutto è ancora una ficata clamorosa che sarebbe proprio un peccato lasciarsi scappare.
Il buon game design non invecchia, e mi piace pensare che Nintendo EPD abbia pensato a quel robottino svedese quando ha deciso che pure Donkey Kong doveva finire in miniera.
Ho perso la mia seconda chiamata dal Viaggiatore.
di Richard “Tempesa” Sintoni
L'ho persa nel 2017, dopo aver abbandonato le armi e il mio Spettro diversi anni prima. Dopo aver reclamato la vita di Crota diversi anni prima.
Vuoi perché la mia compagnia di Guardiani di qualche anno prima si era stufata o vuoi perché volevo passare oltre anche io, quella chiamata otto anni fa la lasciai senza risposta.
Ma ironia della sorte con qualche anno di ritardo la chiamata è arrivata lo stesso, da gente che otto anni fa non conoscevo ma che vuoi per un tiro di dadi è come se ci conoscessimo da una vita. E così loro e il Viaggiatore mi hanno ripreso.
E meno male che ci sono loro, perché negli anni sono successe un disastro di cose su Destiny 2 e se non avessi qualcuno che mi racconta le cose avrei droppato di nuovo in preda al nervoso.
Gira che ti rigira, quasi per gioco ma anche per sfida finisce che una sera eravamo in sei, e le nostre navi ci portano lì, su Venere. Al Bacino di Ishtar. Davanti a quelle porte che avevo aperto per la prima volta dieci anni prima.
Varcare di nuovo la soglia della Volta di Vetro è stato qualcosa che non mi sarei mai aspettato di fare, vuoi perché non ne avevo più interesse o perché organizzarsi era un inferno in Terra.
E quel momento, che potrebbe pure essersi esaurito li perché s'erano fatte le due di notte ed eravamo cotti, mi ha fatto ricordare perché amavo Destiny.
Non tanto per gli spari o altro. Ma per i Guardiani che combattevano insieme a me.
I videogiochi sono ideologia da almeno trent'anni.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Era politico Toru Iwatani quando osservando dei ragazzini in una sala giochi di Meguro giocare a Space Invaders si è chiesto perché le loro compagne di classe non stavano giocando, e cosa potesse fare per coinvolgere anche loro.
Era politico Goichi Suda quando in un giochino sul wrestling per Super Famicom faceva suicidare il protagonista alla fine della storyline, la depressione come vero Boss Finale, con la differenza che IRL quando perdi non puoi riprovare perdendo start.
Era politico Hideo Kojima quando attraverso i suoi videogiochi mandava lo stesso identico messaggio di Imagine. Stronzi noi che ci siamo fermati alle meccaniche di gioco che rendevano Snake Eater il giocattolo dei nostri sogni. Stronzi noi che abbiamo sparato a Lennon riducendolo a quella battuta sui Beatles più grandi di Gesù.
Era politico Deus Ex nel lasciarti tutto il libero arbitrio di cui i videogiochi erano capaci nel 2000, incluso quello di uccidere i bambini in-game. Cazzo, era politico anche John Carmack quando nel '93 era convinto che la trama nei videogiochi contasse quanto quella nei porno.
I videogiochi sono ideologia da almeno trent'anni perché l'essere umano è ideologia, almeno da quando ha deciso di vivere in gruppi sociali e darsi delle regole. Non è un caso che tutti i regimi del mondo abbiano sempre usato i media per fare propanda, dal Maciste di Mussolini fino al Capitano Price di Call of Duty.
I giochi "non politici" che ti piacciono tanto sono solo più furbi nel nascondere la cosa. Non c'è tanta differenza coi politici che poi finisci per votare, in questo.
Dove informarsi?
Per quanto riguarda le cosine che tira fuori Gameromancer, i posti sono sempre i soliti: Instagram, Tiktok e YouTube. Chiaramente non abbiamo la pretesa di essere universali e riuscire a stare appresso a tutto – di ‘sta cosa di Krafton e Subnautica volevo parlare da settimane e il massimo che son riuscito a partorire è l’aggancio di questa newsletter. Per fortuna un paio di altri posti dove la logica non è quella del click o del posizionamento, ma quella di fare le cose per bene ci sono.
Uno è il già spammato gAMEpLAY eXP di Simone Tagliaferri, con cui litigo da anni ma che negli stessi anni si è dimostrato uno dei più kompagni nella bolla dei giochini. L’altro è un po’ come sempre Insert Coin di Massimiliano Di Marco. Ma a proposito di altra gente collusa con Gameromancer…
[spammini] Il potere della giocosità – Indie Diary #69
Antonino è in realtà uno dei tre fondatori di Gameromancer, assieme a me e Calzati. Ad una certa la vita l’ha portato in un’altra direzione, ma certe cose ti segnano e da Gameromancer non riesci mai davvero a scappare.
Verso gli inizi di febbraio Antonino mi ha mandato un messaggio chiedendo idee per l’ospite dell’episodio 69 di The Indie Diarist, che è il suo podcastino (in inglese) dove parla con gli sviluppatori. È stato automatico pensare a Genital Jousting e fargli il nome di Evan Greenwood. Per qualche motivo poi Evan ha pensato fosse una buona idea dire di sì ad Antonino e insomma, è per questo che ora hai questo contenuto fichissimo che spiega perché dietro il gioco dei cazzi che giocano ad incularella c’è un enorme e preciso intento di decostruzione della mascolinità tossica.
Perché sì, tutto è politica. E quello che sta facendo Collective Shout facendo pressioni su Visa, Mastercard, Paypal e insomma chi ci permette di spendere i nostri soldi è una merdata perché sceglie di ignorare che dietro cose tipo Genital Jousting ci possa essere di più.
È politico scegliere di parlare di Steamworld Dig sfruttando il giochino trend di Donkey Kong per Switch 2.
È politico scegliere di rigiocare Destiny 2 adesso senza un apparente motivo, tornando alla Volta di Vetro 10 anni dopo in compagnia di gente che 10 anni fa non conoscevi nemmeno costruendo un ricordo che si aggiunge alle pagine della tua personale autobiografia in ludo. E qualcuno un’autobiografia attraverso i videogiochi l’ha scritta, si chiama Taylor McCue e ci ha regalato He Fucked the Girl Out of Me.
Rischia pure questo di sparire da Steam e da Itch.io, per cui scaricalo prima che Mastercard faccia la cancel culture.
I videogiochi sono politica. Lo dico da sempre e col volgere di strani eoni è diventato il marchio di fabbrica di Gameromancer. Da qualche giorno ne esiste una prova fungibile, perché nel secondo volume della zine BITE THE HAND c’è una feature sull’anticapitalismo in Jet Set Radio Future (scritta da Igno, stranamente) che è proprio uno Statement of Intent. Puoi leggere la zine gratuitamente qui.
Qui faccio politica anche quando respiro. Anche quando scrivo musica giocando a Guitar Hero.
L'espatriato statunitense Pietro Riparbelli gestisce il Rick's Café Américain nella città controllata dal regime filogrammarnazista del Governo di Vichy. Pulciaro ha un passato di contrabbandiere d'armi in favore degli etiopi durante l'invasione italiana del 1935 e di combattente repubblicano durante la guerra civile spagnola del 1936, ma sembra essere diventato un uomo cinico e dichiaratamente neutrale riguardo alle vicende politiche e tipografiche che stanno accadendo.






Abe, gran gioco. Per cosa lo ricordano i più? Perché potevi scoreggiare....
FINE