Cosa significa Steam Deck a 900€?
Giochini, tech e marxismo. Tutti nella stessa newsletter
L’obiettivo finale del capitalismo è quello di abolire la proprietà privata.
Pensa a quanto di quello che possedevi in-house hai barattato con un abbonamento nel corso degli ultimi, boh, 15 anni.
Quando ero all’università ha preso piede Dropbox, e poi a cascata hanno seguito Google Drive e OneDrive di Microsoft. Il risultato è che dal mio EDC – le stronzate che ti porti in giro su base giornaliera – sono sparite le chiavette USB. A che servivano? Era tutto in cloud.
Sempre negli anni dell’università un mio amico mi aveva fatto andare in fissa con Kodi, che all’epoca su chiamava ancora XBMC (Xbox Media Center, perché l’app era nata proprio come dashboard homebrew per la prima Xbox). Con un Raspberry Pi 2 e un hard disk meccanico da 500 giga potevo guardare i miei film e le mie serie TV da ogni dispositivo di casa su cui avevo installato XBMC, interrompendo su uno e poi riprendendo su un altro, avere a disposizione copertine, sinossi, cast e insomma, era il fottuto Netflix prima che Netflix fosse mainstream.
Poi è per l’appunto arrivato Netflix, e quell’hard disk meccanico stipato di serie tv non so manco che fine abbia fatto.
Il che in realtà mi fa rosicare, perché lì sopra avevo tutte le stagioni di Community, mentre Netflix le ha tolte. E in generale dai cataloghi online han fatto sparire l’episodio su Dungeons & Dragons per la black face di Chang. Tutti a piagne per God of Woke, qui nessuno ha fatto una piega.
Potrei andare avanti con altri esempi. Ma l’intro è già chilometrica così e tu lecitamente ti starai chiedendo cosa c’entra con Steam Deck a 900€. Quindi passiamo alla segamentale™.
✊Dematerializzazione (in)felice | segamentale
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
L’altro giorno stavo guardando il video dei Prodigeek sugli aumenti di prezzo di Steam Deck e credo che – non so se volendolo fare o no – abbiano fatto una critica al capitalismo spaventosamente a fuoco.
Il loro ragionamento è brutalmente semplice. Steam Deck è un hardware che ormai ha 4 anni. Rispetto ad altre handheld, arranca se si ha la pretesa di voler giocare i giochini più esosi. Quell’hardware adesso costa 779€ nella sua versione base e addirittura 919€ per quella con SSD da un tera.
Non è questione di costare “troppo”, è questione di non avere semplicemente senso.
Con relativamente pochi euro in più puoi comprare una ROG Xbox Ally X, che al netto dell’essere equipaggiata con Windows (che a livello di interfaccia su una handheld lo suca a SteamOS e a Big Picture) e di avere più potenza di fuoco sotto la scocca è una macchina più futuribile, permettendo di attaccarci una GPU esterna.
Il nuovo prezzo di Steam Deck va messo di fianco al nuovo prezzo di PS5, ritoccato già due volte durante questa generazione, quello di Xbox, quello di Switch 2 e volendo anche quello di Meta Quest 3. Tutto va verso questa direzione: l’hardware costa sempre di più. Ed è un problema non perché sta diventando un lusso – non solo –, ma perché ha sempre meno senso comprarlo.
E quando non ha più senso comprare l’hardware possono succedere due cose: o smetti di giocare o affitti la potenza di calcolo per giocare.
Ora, il cloud e i giochini hanno un rapporto abbastanza complicato.
Google ha tentato e fallito con Stadia. Quantomeno ha rimborsato tutti gli acquisti fatti sulla piattaforma agli utenti, ma un altro modo di leggerla è che ha preferito rimborsare gli acquisti piuttosto che tenere Stadia in vita.
Amazon ha tentato e sta fallendo con Luna. Luna si è fortemente ridimensionato negli ultimi mesi, trasformandosi in un servizio in abbonamento e tagliando sia gli abbonamenti delle terze parti che la possibilità di acquistare singolarmente i giochi. Gli acquisiti già fatti saranno accessibili fino al 10 giugno (domani, se stai leggendo questa newsletter al day one), dopodiché per accederci sarà necessario usare i launcher dei rispettivi proprietari – per capirci: hai comprato un giochino di Ubisoft, devi scaricarti Ubisoft Connect. Amazon non ha rimborsato nessun acquisto fatto, ma ha offerto un periodo gratuito dell’abbonamento premium agli utenti attuali.
Microsoft ha spinto fortissimo sul cloud, tanto che ad una certa tutto era un Xbox. Poi Asha Sharma si è accorta che Phil Spencer è una minchia di mare e ha applicato la cancel culture a quella campagna. Perché se tutto è un Xbox allora niente è un Xbox, e allora perché dovrei comprare la tua piattaforma? Xcloud a differenza di Stadia continua ad esistere, ma è destinato a diventare un servizio per chi c’ha Xbox a casa, più che il cancello principale con cui si entra nell’ecosistema. Un po’ come il cloud su PlayStation, che è un orpello per i piani più fighi di PlayStation Plus.
Finché la prossima PlayStation e la prossima Xbox non costeranno una millata, quantomeno.
C’è la concreta possibilità che il discorso che possiamo fare adesso per Steam Deck, cioè quello di un hardware inadeguato ai tempi moderni che non ha senso comprare, si possa applicare alla prossima generazione di console. Se le memorie, le schede video e gli SSD vengono precettati dai data center, c’è il rischio concreto che ci toccherà far girare anche i videogiochi su ‘sti cazzo di data center.
È la dematerializzazione felice, nella testa di qualche executive. Smetti di possedere un hardware costoso, paga un abbonamento tutto sommato economico. C’è il piccolo dettaglio che abbiamo visto cos’è successo nelle altre industrie, quando abbiamo smesso di possedere la nostra musica, i nostri film e le nostre serie tv. Siamo diventati al 100% dipendenti dai servizi che ci offrono l’abbonamento, subendone ogni decisione del cazzo. Non avendo controllo su quello che esce dal catalogo per non rientrarci più, accettando che Spotify paghi gli artisti meno di quanto viene pagato un redattore di IGN Italia, attaccandoci al cazzo e succhiando forte quando chi controlla la piattaforma decide di ritoccare i prezzi, o di farti pagare un extra in base al numero di dispositivi che si collegano alla piattaforma stessa.
Di felice, in tutto questo, non ci vedo un cazzo.
Non siamo necessariamente fottuti, in realtà. La spinta di diversi produttori verso ARM come piattaforma hardware può essere anzi una soluzione. Valve ha da poco rilasciato la beta di Proton 11, il layer software che permette di giocare su Linux ai giochini scritti per Windows. Proton 11 gira anche su ARM, che tradotto per i non-tecnici vuol dire che potenzialmente tra qualche mese potrai installare una versione nativa di SteamOS sul tuo smartphone, se è di una fascia abbastanza decente. Forse addirittura una versione di Steam nativa per Android, senza dover manco smanettare installando un sistema operativo in dual boot sul tuo telefono.
L’ingresso di NVidia nel mondo dei processori proprio scegliendo ARM (e Microsoft, che con “ha fatto anche cose buone” e Windows ARM è stranamente un prodotto maturo e utilizzabile per il gaming – io c’ho giocato Lumentale senza sbattimenti) apre alla possibilità che poi escano anche dei driver ARM per le loro GPU. Cosa che potenzialmente potrebbe rendere possibile collegare al tuo smartphone una scheda video esterna e renderlo capace di far girare non solo i giochini piccini, ma anche qualche Tripla-A. Cioè, ammesso e non concesso che a) Nvidia caghi i driver, b) il tuo telefono abbia una porta thunderbolt/usb 4 e c) i prezzi delle schede video si diano una regolata – ma al momento la vera emergenza sono in realtà RAM e SSD, sulle schede video la situazione è già molto migliorata.
Non siamo condannati a questa decrescita infelice, ma tutto quello che ho descritto è roba da smanettoni.
Non posso pretendere che tutti abbiano voglia di installare una distro Linux su un dispositivo che hanno preso soprattutto per navigare sull’Internet e vedersi Netflix. Quello delle handheld è un mercato di nicchia pure se guardiamo ai big player tipo ROG e Valve, figurati andando sul segmento delle handheld con Android o su dispositivi tipo AYN Thor.
Soprattutto, rimangono soluzioni che hanno dei costi. Il mio Surface Pro 11 di listino sta a 1400€ (io l’ho pagato molto meno, se no cor cazzo). Anche ipotizzando una PS6 con un hardware simile che taglia i costi dovuti al touchscreen, difficilmente parliamo dei 499€ del lancio di PS5.
Quando i Prodigeek si chiedono se sia la fine per PC e console, non è uno strillone clickbait. È il capitalismo che come conseguenza ultima ha l’abolizione della proprietà privata. Della nostra proprietà privata.
E mi chiedo quanta gente sarà disposta a giocare
senza possedere un hardware.
⛪Patreon & opere di bene
Se ti sono piaciute le stronzate che hai letto qui sopra, sappi che su Instagram, Tiktok e YouTube ne esce una quasi ogni giorno.
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🔗 La fine per PC e console? | spammini
Mi sembrava doveroso mettere il video che ha triggerato la mia riflessione negli spammini. Anche perché al di là delle stronzate a cui poi penso io quando vedo roba su Internet, i Prodigeek qua hanno fatto un’analisi lucidissima.
🎙unWired: l’acqua nei videogiochi | podcast
Che forma assume l’acqua, nei videogiochi? Puntata rigorosamente registrata in assenza di Scibetta per evidenti motivi di conflitti idrogeologici.
Ho già scritto un sacco. Che cazzo ci fai ancora qui?
Diversi anni dopo la strage della sua famiglia, Pietro Riparbelli ha aperto un negozio (la futura agenzia Typo May Cry) e svolge incarichi di vario genere.



https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2024/000007_en
Ricollego il tutto anche proprio al videogioco stesso e alla petizione messa nel link, videogioco che in molti casi smette di essere utilizzabile con tutte le nuove formule di acquisto/ distribuzione digitale.
Mai avrei detto che saremmo stati in grado di tornare indietro al latifondismo.
Misa che le aziende hanno interpretato male il "no alla proprietà privata" della sinistra.
È assurdo e paradossale come nel 2026 dobbiamo difendere coi denti uno dei principi del capitalismo perché di fronte a noi c'è un mostro ben peggiore.
È assurdo.