Content Destroyer prima che fosse mainstream
Non è un primato. È una cicatrice. E brucia ancora.
Combatto contro il circolino da prima ancora di aver capito che un circolino esiste. E non vuole vederti prendere spazio perché se no nella loro testa lo perdono loro.
Non è un flex.
Non c’è nulla da flexare, specie quando hai perso, specie in questa società dove la sconfitta ti marchia a vita come un cazzo di vitello in attesa di essere macellato. Gameromancer è stato uno dei progetti più molesti nell’esercitare la critica alla critica, tanto da essere bollato come realtà tossica – gestita da persone tossiche, perché io sono ancora percepito come tale in una bolla che non riesce a distinguere i contenuti dalle persone – a dispetto di quante iniziative per la Game Culture si provassero ad organizzare.
Puntate del podcast ospitando dev indipendenti, anche se parlare con la gente – non riesco nemmeno a scrivere “intervistare” – ti mette a disagio. Tavole rotonde di approfondimento e game design. Spazi dedicati alle tematiche sociali. Eventi pensati per ridistribuire quella poca visibilità ridicola che potevi dare.
Cose che hanno avuto un costo. Personale e professionale.
Cose che non valgono un gran cazzo, nel momento in cui il circolino decide che sei e resterai sempre quello della battuta su Ustica e l’E3.
Sono stato un Content Destroyer prima che fosse mainstream. Cosa voglia dire, poi, non lo capisco ancora. Non vedo nessuna differenza tra portare su Twitch un videogioco seguendo i trend del mercato e rispondere all’hot topic del momento.
Cos’è un gameplay, se non una reaction ad un videogioco?
Eppure sono stato un Content Destroyer, semplicemente perché davanti ad una Game Critique sempre più ridotta a spazzatura & clickbait cercavo di denunciare le storture del sistema. Gli articoli del cazzo di Everyeye tipo “The Last of Us Parte 1 e Parte 2 sono collegati?”. Gli editoriali “ma perché non giochiamo e basta?” pubblicati dalla stessa cazzo di rivista con cui collaboro (retribuito, quindi andando contro tutti i miei interessi economici).
L’occuparsi di videogioco con e per lucro, il cacare continuamente sulla deontologia, lo schifo che oggi posso dire di aver provato ad arginare fallendo, e infatti su Everyeye si sono dati tutti i nomi importanti e su SpaccioGames scrivono solo le IA.
Sono stato un Content Destroyer. E mi fa schifo quello che il circolino sta dicendo ai suoi sudditi, a proposito dei Content Destroyer.
E quindi eccoci alla segamentale™ di questa settimana. Sono Pietro Iacullo. “Una persona chiaramente impresentabile”.

✊Content Destroyer mentre il mondo va a troie | segamentale
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Tu fai polemica sui Content Destroyer, io intanto mi sento un cazzo di becchino.
Non ce la faccio più ad essere l’unica voce (una delle poche, dai) che piange Ivy Road quando chiude nonostante Wanderstop sia un gioco della madonna.
Un gioco che tu, Content Creator che ce l’ha coi Content Destroyer, non hai voluto portare live.
Non l’hai voluto capire, bollandolo come l’ennesimo giochino cozy che va di moda adesso perché mentre tu fatturi qualche centinaio di K con le adv sul trading noi c’abbiamo lo stesso stipendio da 5 anni e l’inflazione ci mangia la vita.
Anche quella videoludica, tra le PlayStation a 650€, i Mario Kart un po’ come noi (a 90) e l’unica evasione possibile rimasta in ‘sti Cozy Games venduti a 20-30€ dove facciamo le pulizie, diventiamo bibliotecari e romanziamo quel mondo del lavoro che IRL fa schifo alla merda.
Wanderstop non ci prendeva per il culo così, era cozy davvero e ci diceva di mollare le ansie, di fottercene di come ci vede una società a cui non dobbiamo niente.
Proprio per questo non l’hai portato in live.
Proprio per questo non ha venduto un cazzo, perché forse farci prendere per il culo ci piace.
La polemica sui Content Destroyer stacca i biglietti e distoglie l’attenzione dai tag #adv nascosti nelle caption. Tutto sommato ti fa comodo, perché è tutto contenuto gratis, quello in cui distruggi i distruggitori e mandi in caciara tutta la faccenda sul conflitto di interessi. Perché adesso puoi permetterti di nasconderti dietro un “porco Falconero” maledicendo il giorno che ha scelto di tagliare i legami con le aziende di settore e accollarsi il suo rischio d’impresa, mentre ti chiedi quando arriverà il giorno che qualcuno si chieda com’è che dovrebbe farsi spiegare com’è bello l’ultimo Battlefield da qualcuno che è andato in vacanza spesato da EA.
Ah, nel frattempo EA è stata comprata dagli arabi e sta licenziando gente ammerda per sostituirla con l’IA.
Tu non ne parli, perché “col gioco non c’entra nulla”, nemmeno quando chi viene lasciato a casa è chi il gioco lo ha fatto. Posso dire che mi sembra una posizione molto comoda, da parte di qualcuno a cui EA paga vitto e alloggio?
Io, intanto, continuo a sentirmi un cazzo di becchino ogni volta che un bel videogioco fallisce.
Il tuo lavoro non era mica
quello di evitare che dovessi piangere
questa gente?
🎙IL MOMENTO PIÙ DAMS DI GAMEROMANCER | podcast
Abbiamo fatto una reaction a questa newsletter prima ancora che la newsletter venisse pubblicata.
Ed è diventata un podcast. Dove si parla pure molto poco di questa newsletter, ma in compenso si spilla il tè.
Capito perché poi non c’abbiamo i followers?
🧂Sventurata la terra che ha ancora bisogno di Raiden | altro sale
di Richard “Amaterasu” Sintoni
Sventurata la terra che ha ancora bisogno di Raiden.
Non quello della Big Shell. Quel Raiden s’è preso una frana di vaffanculo tale che ci ha impedito di capire Metal Gear Solid 2 già nei primi 2000, figuriamoci oggi che i Patriots lo controllano eccome il contesto.
Parlo del Raiden di qualche anno dopo, che parte come scorta per trovarsi in mezzo a un complotto internazionale e che ad una certa capisce che in sto mondo non serve a un cazzo trattenersi, contro i potenti tanto vale rilasciare la bestia e darle da mangiare.
Ironicamente lo capisce mentre parla di meme con un’altra bestia come lui, meno ironicamente perché succede mentre parlano di meme e cristo quanto ci vediamo dell’internet attuale in quella conversazione.
Sventurata la terra che Armstrong lo ha eletto presidente, e che gli sta permettendo di mettere a ferro e fuoco il Medio Oriente per ingrassare le tasche sue e dei suoi complici mentre la gente muore sotto le bombe.
E che manco hanno avuto bisogno di nascondere le nefandezze, ce le abbiamo letteralmente sotto gli occhi ogni giorno sui social o in televisione. Eppure, loro stanno ancora lì.
Sventurata davvero questa terra che non ha più eroi, perché li abbiamo ammazzati tutti con le nostre stesse mani.
E che per salvarci dai mostri deve ripiegare su altri mostri.
⛪Patreon & opere di bene
Se ti sono piaciute le stronzate che hai letto qui sopra, sappi che su Instagram, Tiktok e YouTube ne esce una quasi ogni giorno.
Se ti balla la fresca in tasca, c’è Patreon. Se devi pagare qualcuno, paga chi non ti prende per il culo.
🔗Tutte le menzogne di Nathan Drake | spammini
Un paio di settimane fa Daniele Dolce ha tirato fuori questo pezzo di Frequenza Critica che mi ero colpevolmente perso.
Se sei colpevole pure tu, redimiti →
Il circolino mi sembra più distruttivo di quelli che definisce distruttivi.
Nel nostro – nel mio – caso il pretesto è sempre stato il tone of voice. Un po’ come per Tony Pitony, “peccato per i testi”. “Peccato perché se facessi le stesse cose senza la polemica e le parolacce ti seguirei volentieri”.
Zio, ho fatto per anni queste cose senza polemica e senza parolacce. Non te le sei mai inculate di pezza.
E nel momento in cui ho smesso di fare polemica contro gli amici tuoi sono sparito ai tuoi occhi, perché della Game Culture non te ne frega un gran cazzo.
Nel caso dei Content Destroyer non si può nemmeno addurre il linguaggio tossico come motivazione (del cazzo) a questi tentativi di delegittimazione. Segno che non è mai stata una motivazione, piuttosto una scusa.
In tutta coscienza, sarei ipocrita a dire a queste persone di resistere. So cosa vuol dire farlo. Mi è costato tantissimo: amici e amiche che non mi parlano più, opportunità “professionali” (le virgolette è perché parliamo di soldi ridicoli rispetto ai “lavori veri”) saltate, due cazzo di ricoveri.
Per un periodo ho proprio mollato, cercando di convincermi che il settore non meritava tutto il mio impegno e io non meritavo tutto questo.
Ho scoperto che davanti a certe merdate non ce la faccio ancora a stare zitto. Non ce la faccio proprio a rimanere fermo su una convinzione, se mi viene il sospetto che forse qualcosa si possa ancora fare.
Fosse anche solo mandare un abbraccio virtuale a chi sta subendo. Ho subito anche io, e di abbracci ne ho ricevuti troppo pochi.
Quei pochi però hanno sempre fatto la differenza.
È un’altra di quelle settimane in cui è giusto ringraziare Pietro Riparbelli come un adulto funzionale. Perché Pietro (non Pietro io, Pietro lui. Hai capito) è stato uno di quei pochi abbracci che hanno fatto la differenza. E quindi grazie. Non solo per aver revisionato ‘sta merda.


E allora lo dico forte e chiaro. Ti mando un abbraccio.