Che futuro aspetta XBOX?
A parte un altro treno di licenziamenti...
XBOX è nella merda.
Non perché deve rientrare di un investimento monstre di oltre 100 miliardi di dollari in acquisizioni. Non perché non riesce a decidere se è meglio pubblicare i giochini su PS5 o prendere per il culo la sua fanbase con la supercazzola delle “esclusive console”.
XBOX è nella merda perché non può affrontare l’undicesima generazione di videogiochi come ha sempre fatto, cioè buttando sul mercato la console che srotola più centimetri di minchia sul tavolo.
Perché quei centimetri di minchia oggi sono fuori mercato.
Le cose da correlare sono soprattutto due. Al netto di Schreier che ci ha anticipato che da qui al 30 giugno ci sarà l’ennesimo licenziamento di massa in Microsoft.
La prima è la lettera aperta “i prossimi 100 giorni: il reset di XBOX” pubblicata sul blog della piattaforma da Asha Sharma (CEO) e Matt Booty (CCO). La seconda è questa intervista di Matthew Ball (CSO di XBOX) rilasciata a The Game Business.
Segue quello che ho dedotto io incrociando le due cose. Sono speculazioni. Ma sono interessanti e hanno dei fondamenti.
✊XBOX, Go Home | segamentale
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
A febbraio, Microsoft pagava gli SSD installati in Xbox Series S e X più del doppio rispetto all’anno prima. I prezzi sono raddoppiati ancora più recentemente, e si prevede che aumentino ancora per la holiday season 2027, dove si toccherà un aumento di 5 volte rispetto al prezzo dell’anno scorso – parliamo sempre di quanto Microsoft paga gli SSD, non del prezzo della console al pubblico.
Parallelamente a tutto questo è successa la Crisi delle RAM di cui ormai tocca parlare sempre più spesso. Matthew Ball si è sbilanciato, prevedendo che l’impatto di questi aumenti condizionerà un po’ tutta l’industria dell’hardware per i prossimi due anni e mezzo.
Con queste premesse, è chiaro che Helix non potrà essere “la console più potente di sempre”.
Già adesso Microsoft non può coprire la domanda di Xbox (che comunque non è la domanda di PlayStation) perché facendolo spenderebbe semplicemente troppo, nonostante gli aumenti del prezzo di vendita al pubblico dell’anno scorso.
Nel business delle console, a meno di chiamarsi Nintendo, l’hardware è di solito venduto in perdita, andando in attivo non appena viene acquistato un gioco o un accessorio. Ma oltre all’aumento dei prezzi bisogna tenere conto che su Xbox la strada principale è quella di non acquistare giochi, ma di sottoscrivere un abbonamento. Game Pass negli ultimi tre mesi è tornato a crescere grazie al taglio di prezzo varato dal nuovo esecutivo XBOX, arrivato al costo di tenere Call of Duty fuori dalla lineup di giochi disponibili. Ma non è ancora abbastanza, e diversi passaggi della lettera aperta sul futuro di XBOX fanno intuire che Game Pass non sia sostenibile – che è una cosa che diciamo da quando l’hanno annunciato, ma hey, benvenutə nella ribellione.
Asha Sharma ha sottolineato come le varie acquisizioni fatte negli anni servissero anche a spingere sugli abbonamenti, ma che seguendo questa strategia l’azienda si sia trovata “sovraestesa”. Game Pass poteva funzionare finché le acquisizioni erano quella Ninja Theory capace di tirare fuori un gioco come il primo Hellblade che andava in pari con sole 300mila copie vendute, quando l’offerta inizia a riempirsi di mostri come Starfield – senza considerare che acquisire la sola Zenimax è costato 7,5 miliardi – “sovraesteso” è praticamente una supercazzola.
Una parte dei titoli annunciati all’ultimo showcase probabilmente è figlia di questo ragionamento. Senua è un modo semplice di riciclare asset e sistemi di gioco sviluppati per Hellblade 2. È anche intelligente farlo, perché spogliato di tutto il resto comunque Hellblade 2 ha un battle system della madonna, alla faccia di tutti quegli stronzi che parlavano di “esperienza audiovisiva” e del gioco non hanno capito un cazzo.
Ci rientra tranquillamente anche il prossimo giochino di Spyro, che dubito sia costato 300 milioni di dollari. Mi aspetto che la strategia di Microsoft, visto anche che sempre la lettera aperta lamentava un tesoretto di IP in seno all’azienda sfruttate male commercialmente parlando, sia quella di avere giochi più “regalabili” in abbonamento che poi comunque ti dovrai rassegnare a portare anche sulle altre piattaforme, perché tutto quello che vuoi ma dubito che 30 milioni di utenti XBOX comprino Spyro tanto quanto 100 milioni di utenti PlayStation. Anche se nel computo ci aggiungi il PC – dove comunque nessuno usa lo store XBOX, c’è Steam, usiamo tutti Steam pure quando Epic Games ti regala 2 giochi al mese, figurati senza omaggi.
Ma al netto della strategia giochini, il problema rimane quello hardware. Helix non può essere quello che avevi annunciato, perché quello che avevi annunciato dovresti venderlo a una millata.
Qui Matthew Ball ha sparato un’altra supercazzola. Oltre ad andare in scia ad Asha Sharma parlando di partnership con altri produttori – Microsoft che dà il marchio XBOX su licenza, un po’ come fatto con Asus e ROG XBOX Ally? – si è parlato di un hardware che non può più essere esclusivo, ma additivo.
Te l’ho detto che era una supercazzola.
Però è una supercazzola che apre ad almeno due scenari, oltre a quello in cui entrano altri produttori col bollino OEM (Original Equipment Manufacturer) a produrre le loro XBOX, con Microsoft che scarica su di loro i costi dell’hardware e si accontenta delle royalties sul marchio.
Il primo scenario è quello di una Xbox Helix “aggiornabile”. I componenti che sono impazziti a livello di costi sono come detto RAM e SSD. Le memorie di archiviazione sono sostituibili su console già dai tempi di PS3, ma tendenzialmente bisogna installare da zero il firmware della console (sulle vecchie macchine) o svitare cose per inserire l’unità di espansione e poi riavvitare tutto (questo su PS5, per esempio). Una soluzione più plug & play, un po’ sulla falsariga delle vecchie cartucce delle console 8 e 16 bit – e di Nintendo 64, ma quello lo rievochiamo tra poco – renderebbe la cosa più a misura di babbano.
C’è un precedente molto simile anche per quanto riguarda la RAM. E stranamente è proprio l’Expansion Pack di Nintendo 64, un modulino che si inseriva nello scomparto frontale della macchina e raddoppiava la memoria a disposizione del sistema, portandola alla folle dimensione di 8 megabyte (che a leggerlo oggi ci viene da ridere). Una soluzione del genere potrebbe tornare in auge, con Microsoft che vende una console con meno RAM a mo di “requisiti minimi”, ma permette di espanderla per giocare a dettagli più alti o stronzate del genere.
La piattaforma hardware, in questo scenario, potrebbe rimanere quella delle ultime due generazioni, dove de facto le console erano dei PC nemmeno così custom. Ma visto che a inizio giugno Microsoft e NVidia hanno annunciato una partnership che ha visto NVidia entrare anche nel mercato dei processori con RTX Spark. La strategia è pensata per il PC (più per i laptop, che per i desktop peraltro), dove Nvidia e Microsoft insieme vogliono competere con Apple giocando sullo stesso terreno, quello dei chipset ARM, perché sono più efficienti dal punto di vista energetico – e della dissipazione – e hanno il pregio di poter utilizzare una memoria unificata tra processore e scheda video, abbattendo i costi in questo momento di crisi. Ma l’app XBOX è stata utilizzata anche qui come leva di marketing, e io posso testimoniare per esperienza diretta che Windows su ARM è sorprendente anche per quanto riguarda i giochini.
Un’XBOX Helix basata su ARM non sarebbe necessariamente un downgrade a livello di prestazioni. E potrebbe essere anche ragionata come una console “additiva”, pensata come una macchina in due parti che una volta agganciata ad un dock (aggiornabile nel tempo) ha un boost a livello di prestazioni. L’idea potrebbe essere un po’ quella di Switch e Switch 2, ma mettendo nel dock una GPU che può essere aggiornata nel tempo – o in base a quanto l’utente vuole avere potenza di fuoco sotto la scocca.
Non è fantascienza, perché di fatto ROG XBOX Ally (e anche la Ally non a marchio XBOX) permettono già ora di collegare una eGPU sfruttando la porta type-c sulla console. E Asus ha già nella sua linea ROG il ROG XG Mobile, che è proprio questa cosa qui. Chiaro, costa una madonna e mezza, ma perché dentro c’è una 5090, il top di gamma della nuova generazione di schede NVidia. A tenere su il prezzo è tendenzialmente quello, più che la tecnologia. Ormai spesso e volentieri le porte type-c montate sui vari device sono Thunderbolt, e i colli di bottiglia sono minimi. Non c’è nemmeno più necessariamente il problema dei driver, visto che Microsoft e NVidia stanno lavorando assieme su Spark e quindi anche se al momento Windows per ARM non ha dei driver per gestire le schede NVidia non è detto che non arrivino. E non è detto che solo NVidia possa e voglia giocare a questo gioco, visto che sia Asha Sharma che Matthew Ball parlavano di cercare nuove partnership.
Quello che è certo è che con la prossima generazione di videogiochi possiamo scordarci un entry level a 499€.
Già adesso anzi l’entry level non è più su quella cifra, e si è spostato di 150€ in su di listino. Una delle possibilità è che le aziende ci vendano l’hardware a moduli, e poi stia a noi capire quanto vogliamo effettivamente spendere e come vogliamo effettivamente giocare.
Rischiamo in una generazione dove c’aveva ragione Nintendo. Non tanto perché tornerà in voga l’Expansion Pack stile N64, ma perché ha una fanbase che ormai è stata educata a non sborrarsi nei pantaloni per la grafica fin dai tempi di Wii.
Chi glielo spiega adesso agli hardcore gamer?
Io mi sono sbattuto un sacco per scrivere tutta ‘sta roba.
Il minimo che puoi fare è commentarla.
Se ci tieni ai giochini.
⛪Patreon & opere di bene
Se ti sono piaciute le stronzate che hai letto qui sopra, sappi che su Instagram, Tiktok e YouTube ne esce una quasi ogni giorno.
Se ti balla la fresca in tasca, c’è Patreon. Se devi pagare qualcuno, paga chi non ti prende per il culo.
🎙HARADA SAUDITA | podcast
L’uomo che ha reso Tekken fichissimo adesso è sul libro paga di uno che ammazza giornalisti per sport. E questa cosa è più importante del fantasticare su cosa potrebbe fare Harada con le IP di SNK.
Sono andato lunghissimo pure questa settimana, per cui non ha senso aggiungere altro sale.
Lo puoi trovare comunque tutti i giorni su Instagram, Tiktok e YouTube. Le idee non mancano, e anzi, mi spiace che questa settimana mi son fottuto tutto lo spazio per parlare di giochini quando ci sono due o tre contributi veramente forti che parlano di cazzi nostri.
Gameromancer è stato tante cose negli ultimi 10 anni. Ed è tante cose anche adesso, perché si passa dall’analisi su cosa potrebbe fare XBOX a Salvini che usa The Legend of Zelda per fare propaganda.
L’impegno è che in queste tante cose non ci sia mai nulla di banale.
Se no ci chiameremmo Everyeye.
Sei mesi dopo la sconfitta di Typachi Mishima, Pietro Riparbelli insieme a Lars Alexandersson, Lee Chaolan e l’esercito ribelle Grammdrasil, tende un’imboscata a suo padre Kazuya Mishima a Manhattan, New York.



Che poi ti dirò, ci sta pure che una azienda come Microsoft (ma va bene anche se fosse la Bergamo House Solutions di mio suocero) tiri una riga e dica “oh, bella la boiserie, bello sto nuovo Spyro ma magari quagliamo anche due cazzo di lire possibilmente cercando di fare bella figura” è solo che a sto punto a giugno non mi far vedere i giochini e mi metti Ashona per venti minuti a schermo a parlare su cosa noi contribuenti possiamo e dobbiamo aspettarci nel concreto. È vero che magari non sarebbe estremamente catchy ma sempre meglio che vedere qualcosa che mi vendi come la rinascita action di hellblade per poi leggere una settimana dopo che lo studio sta trattando con i grandi capocchioni per evitare di rimanere con le pezze al culo
Non lo so però se Xbox è sull'orlo del fallimento.
O meglio, sicuramente non se la vede bene lato economico, eppure penso che Microsoft non sia ancora disposta a diventare solo un publisher di videogiochi.
Se ci pensi, spencer puntava un po' a quello, a chiudere le finestre della divisione hardware per concentrarsi sui servizi.
È una scelta che logicamente non trovavo sbagliato, dopotutto si erano pappati Bethesda, Activision e mezzo milione di studios più o meno piccoli.
Sembrava la logica continuazione di quel percorso.
Però con il cambio di dirigenza, sembra che ora le esclusive tornino a contare qualcosa e ora si corre per riparare il danno di una perdita d'identità che ha reso quasi inutile l'hardware.
Che va benissimo, il game pass costa una sassata sui reni, ma dubito che le prossime console siano accessibili tanto quanto un tozzo di pane raffermo a fine giornata.