Call of Salvini
Cosa c'entrano gli Epstein Files coi videogiochi? La risposta potrebbe essere "Lega Nord".
La notizia non è che le microtransazioni in COD esistono per colpa di Epstein.
Cioè, è assolutamente vero che sia stato proprio Epstein in quelle email a suggerire a Bobby Kotick, CEO di Activision, che tramite COD si potevano “indottrinare i ragazzini in un’economia”.
Ma il punto del discorso non sta tanto lì, quanto in come l’1% dell’1% ci usi come cavie per i suoi giochini.
E per farlo non si fa problemi ad usare i nostri, di giochini.
Io direi che è il caso di vedere (per l’ennesima volta) quanto è profonda la tana del bianconiglio e quanto tutto sia fottutamente collegato. Quindi andiamo con la segamentale™ di questa settimana a cura di quello che parla francese.
Like a little Guinea Pig | segamentale
di Richard “Amaterasu” Sintoni
Se 13 anni fa mi avessero detto che le microtransazioni di Black Ops II erano un’idea di un miliardario pedofilo, probabilmente avrei mandato il mio interlocutore a fare in culo.
Quello che sta venendo fuori dagli Epstein files è qualcosa che andava ben oltre il mio cinismo. Che ai miliardari non fregasse un cazzo di noi poveri comuni mortali era un concetto abbastanza assodato, ma mai avrei pensato che dietro jet privati, lusso e sì, magari pure qualche bieca opera di filantropia per pulirsi la coscienza, ci fosse una rete di pedofili, torturatori, assassini e chi più ne ha più ne metta. E che coi loro poteri hanno iniziato a guardare noi, sempre poveri comuni mortali, come cavie da laboratorio.
Ma tutto questo cosa c’entra coi videogiochi? In un qualche modo c’entra, e nonostante secondo me questa sia una storia di un livello di gravità decisamente inferiore rispetto a tutta la merda che sta venendo fuori da quella bocca infernale che sono gli Epstein files, bisogna raccontarla.
Perché se anche una sola volta nella tua vita hai acquistato qualcosa nello shop di Call of Duty beh, allora sei una cavia pure tu.
Dalla parziale pubblicazione dei files sono emersi un po’ di nomi di gente che aveva rapporti con Jeffrey Epstein, e tra i nomi saltati fuori dal “Little Black Book” (l’agenda personale di Epstein) c’è pure quello di una vecchia conoscenza che negli ultimi anni s’è data alla macchia: l’ex CEO di Activision Bobby Kotick.
Ora, non ci sono nuove accuse pendenti sulla testa di Kotick, ma dagli scambi di e-mail iniziati tra i due nel 2012 si capisce una cosa: che a Epstein interessavano un sacco i videogiochi.
Cosa rafforzata anche dal fatto che Epstein era molto attivo su Xbox Live, finchè il suo account non fu permabannato dalla piattaforma Microsoft nel 2013. Il motivo ufficiale (e anche provato) del ban era per “molestie, minacce e abusi” ai danni degli altri utenti, ma fu anche conseguenza dell’adesione di Microsoft ad una iniziativa del Procuratore Generale di New York Eric Schneiderman che voleva minimizzare i rischi per i minori sulle piattaforme di gioco online, per impedire che queste diventassero un terreno di caccia per predatori sessuali.
Epstein era già stato condannato nel 2008, reo confesso di “sollecitazione alla prostituzione” e “sollecitazione alla prostituzione di una persona sotto i 18 anni”, e dopo la condanna a 13 mesi di prigione viveva in semilibertà, permanentemente registrato come “sexual offender”.
Microsoft qualche anno dopo quindi bannò permanentemente il suo account (che comunque qualche segnalazione l’aveva ricevuta, a quanto si apprende dai files).
Tuttavia, dove Microsoft vedeva una minaccia qualcun altro ci ha visto una risorsa.
Nel 2012, mentre Epstein finisce nel mirino dei ban, se la chiacchiera con Bobby Kotick, che vede in lui una gradita consulenza per migliorare i profitti dei suoi giochini. Ed è allora che, durante uno scambio di e-mail, Epstein inizia a parlare di come inserire robe per “indottrinare i ragazzini all’economia”, e di quanto “amasse farlo”.
Kotick, che in un primo momento definisce questa cosa “difficilmente attuabile”, in quegli anni è CEO di Activision, che pubblicherà qualche mese dopo Call of Duty: Black Ops II. Caso vuole il capitolo che ha introdotto le microtransazioni nella serie.
Non si sa se poi i rapporti tra i due siano continuati, quello che si sa è che da quell’isola Epstein e la sua cricca hanno mosso montagne, persone e governi a suon di dollari.
Nemmeno in Italia siamo stati immuni alla cosa, tant’è che da uno scambio di mail tra Epstein e Steve Bannon (si, quel Bannon) è emerso che anche il ministro Salvini è stato citato diverse volte tra i due, che stavano decidendo come esportare la mentalità alt-right americana nel nostro continente tramite finanziamenti ai partiti che più ci si rispecchiavano (vengono anche citate Le Pen e l’Alternative für Deutschland).
Dal Gamergate all'invasione del Venezuela
L’invasione del Venezuela è iniziata coi videogiochi. Sembra una stronzata, ma seguimi per un attimo.
Finanziamenti che non si sa bene come siano arrivati, in che quantità e soprattutto quanto fossero legittimi, ma che sono stati discussi da gente che ha deciso di giocare a fare Dio, e che in un qualche modo la stanno facendo franca perché non vedo tutti sti titoloni di giornali a parlare di quello che sta uscendo fuori.
E anzi, a naso mi pare che Bannon sia riuscito nel suo intento di far capire quanto i giochini possano essere una testa di ponte per accaparrarsi i voti dei videogiocatori.
Non so se di recente avete ficcanasato nei profili social della Lega o di Fratelli d’Italia, ma personalmente ci sto vedendo dei tentativi.
Prima Meloni che si fa la foto col filtro Anime con la Prima Ministra del Giappone Sanae Takaichi (conservatrice e nazionalista), poi la foto con Tetsuo Hara con tanto di regalo di compleanno (alla faccia di chi a Lucca ci ha speso metà del valore di un’utilitaria). Lega non da meno, che di recente ha pubblicato un reel a tema Pokémon dove Salvini combatte con Ilaria Salis e come descrizione porta “siamo la Lega Pokémon” (non guardatelo se non volete morire di cringe).
Lo ripeto, io mai avrei pensato che esistessero persone così marce dentro da consumare atrocità come quelle che stanno venendo fuori dai files. E mai avrei pensato che chi sosteneva esistesse un élite di miliardari che dall’altra parte del mondo destabilizzava gli equilibri socio-politici europei avesse ragione.
Mai avrei pensato che esistesse gente cui il proprio conto in banca a chissà quanti zeri garantisse l’immunità pressoché totale per poter fare quello che vuole.
Eppure siamo qui, in questo labirinto di legno a cercare il pezzo di formaggio e a litigare tra noi quando attraversiamo lo stesso corridoio, mentre ci basterebbe alzare il collo e notare che ci stanno guardando mentre ci sbraniamo a vicenda. Ci guardano e ridono, dall’alto della loro casta.
E sai perché ridono? Perché nel labirinto stiamo dando priorità al formaggio e non all’uscita.
E finché non troviamo quella, non possiamo pretendere giustizia.
Quando c’era L’UBI | podcast
Quando c’era l’Ubi non so se i treni arrivassero in ritardo, ma i bei videogiochi arrivavano puntuali.
Parliamo di una software house che nella sua epoca d’oro non aveva problemi ad imbarcarsi a palle di fuori in follie come “sviluppiamo la risposta Xbox a Metal Gear Solid 2”, tirando fuori poi perle come il primo Splinter Cell che facevano sembrare per tanti versi Snake indietro di una generazione.
La fisica, l’approccio full-sandbox allo stealth, tutto dannatamente plausibile e serio laddove Kojima infilava tamarrate tipo la scena “Infinite Ammo” alla fine di Sons of Liberty che ti smonta l’erezione.
Parliamo di chi si è comprato Prince of Persia e l’ha sempre spinto ben oltre quello che Jordan Mechner da solo era riuscito a fare.
Le Sabbie del Tempo che ancora oggi è un platform 3D della madonna, il Dahaka di Spirito Guerriero che ti fa ancora cacare addosso se ci ripensi, il Principe Oscuro ne I Due Troni e quel livello tutto nella mente dove dovevi semplicemente accettarlo piuttosto di combatterlo, come aveva già fatto Mechner nel 1989, ma coi mezzi del 2003.
E poi il capitolo strano del 2008, Assassin’s Creed che nasce da qui per diventare una delle serie che ha caratterizzato di più la nostra adolescenza, il grande ritorno con The Lost Crown finito malissimo soprattutto per colpa nostra.
Parliamo di Assassin’s Creed, che prima di diventare una minestra riscaldata ha tirato fuori della roba veramente pazzesca. Di Watch Dogs e di come speravamo potesse rifarlo (e in realtà Watch Dogs 2 un po’ lo rifà), della roba “minore” fatta in UbiArt che minore manco per il cazzo visto che Rayman Legends è ancora il miglior platform che puoi giocare al di fuori del Vangelo secondo Nintendo.
Ubisoft ha fatto anche cose buone. Cose davvero buone.
E ricordarle oggi che probabilmente siamo ad un passo dal vederla fare la fine di Atari fa molto più male del Far Cry pacco coi Mammut.
Altre cose di cui c’avevamo cazzi di parlare
Guarda che l’IA non può mica fare Anor Londo.
di Andrea “Rogito ergo Sum” Scibetta
Google tira fuori Genie 3 e il mondo dei videogiochi impazzisce. E non è solo un discorso di chiacchiera sui social, sono crollate anche le azioni di società tipo Roblox (il gioco più giocato del mondo), Take-Two (quelli di GTA) e Unity (uno degli engine più usati per lo sviluppo).
Io però non sono così convinto che sia qui per sostituire gli umani.
Bello che fai la fotina al tavolo con gli oggettini e diventa un ambiente 3D esplorabile, eh. Ma tipo hai mai sentito parlare di level design? O di narrazione ambientale di cui tanto ci riempiamo la bocca quando parliamo di Dark Souls?
Magari Genie 3 si rivelerà poi uno strumento potentissimo e utilissimo, con giusto un piccolo impatto ambientale trascurabile. Tanto che ce frega del mondo reale quando ne abbiamo infiniti virtuali “giocabili e navigabili” fatti dalla AI?.
Ma dopo boh, due anni che abbiamo a che fare con l’AI e ne vediamo gli effetti, non siamo ancora riusciti a capire che non può sostituire davvero una beata minchia?
Un Bloodborne pensato e sviluppato per 5 anni alla fine sarà sempre meglio di qualcosa di generato in 10 minuti partendo da un dataset.
Cairn è un cazzo dí capolavoro.
Sempre di Andrea Scibetta
Di giochini che fanno il metroidvania figo o il roguelike figo o l’horror vecchio stile figo non me ne faccio sinceramente un cazzo. O meglio, mi ci posso divertire ma finisce lì.
Roba come Cairn invece ne esce veramente uno ogni morte di papa.
È il gioco in cui ci si arrampica esattamente come Death Stranding è Bartolini simulator.
Cairn mette assieme un sistema di arrampicata quasi simulativo e ci costruisce attorno un videogioco purissimo grazie a un level design clamoroso. Un gioco semplicemente eccezionale tanto da giocare quanto in quello che racconta e in come lo racconta.
Baratterei volentieri mille metroidvania tutti uguali per un altro singolo gioco che sperimenti quanto fa Cairn.
E come tutti i bei giochi non serve a un cazzo provare a spiegarlo, ci si deve giocare e basta.
Foraggiaci, pezzo di merda
Su Instagram, Tiktok e YouTube da oggi fino a dopodomani usciranno dei bignamini sulla faccenda “Epstein & Giochini” che non aggiungono molto alla newsletter ma hey, sono sui socials, puoi spolliciarli, condividerli, mandarli ai tuoi contatti più normie e fargli capire che i videogiochi sono una roba estremamente potente che ci sta rimbalzando nel culo.
Giovedì su Youtube dovrebbe uscire una roba un po’ più corposa gemella di questa newsletter. Stiamo provando a fare un po’ di content™ anche lì in parallelo al podcast, apprezza & iscriviti.
Se ti balla la fresca in tasca, c’è Patreon. Lì funziona così:
1€ per entrare nel gruppo Telegram privato per chi esce i soldi. È la tier più fica perché la gente che c’è lì dentro è davvero bella gente. E noi siamo dei pessimi venditori e la regaliamo così;
5€ per ascoltare i Gameromancer col Rolex™, dei mini-podcast che approfondiscono i giochini, la critica, i giochini, l’attualità e cose di questo tipo;
10€ per l’accesso alle puntate del podcast del lunedì in anteprima, senza tagli, senza censure e in formato video.
A questo proposito la scorsa settimana Igno era farsi a menare in manifestazione e ci ha giustappunto registrato un gustoso Rolex™:
The Making of Disco Elysium - Part Four: Art | spammini
Disco Elysium è morto male. Ma possiamo onorarne la memoria andando ad approfondire come cazzo è stato realizzato grazie a questa ragguardevole serie che Noclip sta portando avanti. Giusto per sottolineare cosa sia un documentario sui giochini e cosa una sponsorizzata.
Un paio di settimane fa postando l’Amanda Reel sulla situa Venezuela e collegandola al Gamergate mi sono preso del complottista. Non è la prima volta, temo non sarà nemmeno l’ultima perché l’idea che qualcuno o qualcosa stia exploitando i videogiochi per rovinarci la vita è difficile da far accettare.
Il problema ovviamente non sta nei videogiochi, ma in chi li utilizza per lucro e in questo caso per dolo. L’unico modo in cui dovremmo rispondere è armandoci con l’unica arma che può funzionare in questa situazione: la consapevolezza. Non ti sto dicendo di non shoppare il Battle Pass di Call of Duty Warzone, ma di essere consapevole di che fine fanno quei soldi. Di diffondere quella consapevolezza magari, di essere incazzato con Activision al punto da pretendere che la prossima volta a capo di tutto non mettano un altro Bobby Kotick, ma qualcuno che non licenzi migliaia di persone ogni anno per staccare un premio di produzione sempre più monstre mentre tiene in azienda gli altri monstre di Firenze che rubano il latte materno dal frigo alle loro colleghe in allattamento.
Non è un’iperbole, è uno dei tanti orribili aneddoti venuti fuori qualche anno fa. Se vuoi approfondire per bene quanto abbia fatto schifo Activision (e un po’ di altre storiacce sul game dev) abbiamo scritto un libro a tema: B-Human, vite di seconda classe nell’industria dei videogiochi.
Sto iniziando a pensare che forse dovremmo scrivere un altro libro su tutte le volte che chi ci ha twittato (su una piattaforma comprata coi nostri soldi) “fuori la politica dai videogiochi” poi abbia usato i videogiochi per fare politica.
Nel frattempo è importante che vai alla ricerca di ‘sta cazzo di consapevolezza. Non so dove tu possa trovarla, visto che di queste cose gli altri non vogliono parlare.
Ma è importante che continui a cercarla.
Pietro Riparbelli, un revisore di bozze navigato, aspira ad essere la prima persona a revisionare il Monte Kami. Scoprirà i refusi della montagna e quali sacrifici è disposto a fare per raggiungere il suo sogno.






Non mi metto a commentare gli Epstein file perché beh, sono effettivamente incommentabili.
Nel senso, parlano da sé.
Secondo me chi non ha capito che l'IA, per come è concepita a livello architetturale, non può sostituire una persona si sta privando dell'utilizzo di un tool che assiste al lavoro in maniera eccellente.
Mi sono avvicinato all'IA un po' controvoglia, per necessità lavorativa mi sono trovato a studiarla.
Adesso è uno dei motivi per cui sono tornato a sviluppare qualcosina di Enterprise a lavoro.
Perché se non capisco qualcosa, se architettando un software non so uscire da qualche gap mentale, l'IA mi aiuta a ragionare.
E soprattutto a revisionare il codice, aiutare nel debug, interpretare gli errori senza navigare in quaranta miliardi di pagine e soluzioni su stack overflow.
È ovvio che non può sostituire una persona, ma perlomeno nel mio ambito è un aiuto incredibile.